Lo Zibaldone Economico

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Umani in scadenza

Non esistono molti romanzi sulla consulenza. Non dovrebbe sorprendere, visto la misera vita casa-lavoro che contraddistingue la maggior parte dei consulenti – per di più privati degli eccessi che rendono la finanza un soggetto estremamente popolare. Me non più, di Massimiliano Costa, è una sorta di autobiografia romanzata che racconta la storia di Jaco, un giovane consulente che era stato aspirante violinista.

Non posso quindi sminuirlo come un romanzo sull’attraente mondo dello strategic advisory, perché riflette innanzitutto sulle scelte che affrontiamo nel corso della vita. Al momento della scelta universitaria, Jaco è diviso fra il suo amato violino e Oxford, che gli avrebbe dato una carriera più sicura e remunerativa. Alla fine prevale la ragione sul cuore, sotto la spinta di familiari e amici. Dopo gli anni di studio, il protagonista si trova fra le mani l’offerta di una delle società di consulenza più prestigiose al mondo. Impegno e sacrifici ripagano, e Jaco firma un contratto che tanti dei suoi compagni avrebbero sognato. Tuttavia, non è oro tutto ciò che luccica. I ritmi della consulenza e i modi dei suoi superiori gli fanno riconsiderare le priorità della propria vita, facendogli capire cosa desidera davvero.

Come accennavo prima, l’aspetto più interessante di Me non più è la prospettiva che offre sulle scelte e i sacrifici a cui siamo chiamati. Le due sequenze raccontate – la scelta universitaria e un folle giorno del suo lavoro – rappresentano le anime di Jaco in due momenti chiave della sua vita. Dando uno sguardo al profilo LinkedIn di Costa possiamo farci un’idea del messaggio che ci vuole dare: master alla Columbia, una breve esperienza alle Nazioni Unite e poi tre anni in Boston Consulting Group, uno fra i leader mondiali della consulenza strategica. Nel 2014 esce e fonda una propria start-up, per poi collaborare con il World Food Program a programmi di sviluppo internazionale. È probabile che lui, come Jaco, sia stato vittima delle scelte apparentemente facili, per poi convincersi che l’unica cosa giusta è quella in linea con le proprie passioni.

Non so se l’autore o Jaco possano dirsi soddisfatti della propria esperienza nella consulenza. Di certo il dipinto offerto nel libro non è lusinghiero: un project manager maleducato, violento e sessista; dei partner senza valori se non l’egotismo; degli orari che farebbero issare bandiera bianca anche al più accanito investment banker. Da futuro consulente, viene quasi voglia di stracciarsi le vesti. In realtà, tutti i consulenti con cui ho avuto modo di parlare mi hanno detto che il loro lavoro sta cambiando in fretta. Gli orari infiniti sono un brutto ricordo (con qualche eccezione) e si pone sempre più attenzione alla valorizzazione dei sottoposti. Si passa poi da un ambiente quasi solo maschile a uno che sfiora la parità di genere. Marco, il project manager di Jaco, non sarebbe durato molto nelle società di consulenza di oggi con le sue battute sessiste.

Se cercate un libro che descriva un giorno tipo in consulenza, Me non più non fa per voi. Riflette invece su temi molto interessanti, come la scelta dell’università e poi del lavoro. Tanti ragazzi scelgono determinate occupazioni – e l’investment banking e la consulenza sono in cima alla lista – per il forte appeal del prestigio, la rapida carriera, i benefit esotici e uno stipendio che permette di vivere agiatamente. Quando però arriva il momento di fare i conti con gli aspetti negativi del lavoro – in primis l’assenza di tempo per la famiglia e le proprie passioni – tanti tornano sui propri passi e mettono le passioni davanti alla carriera da sogno. Difficile capire ex ante che tipo di persona siamo, ma Me non più ci invita innanzitutto a ragionare con la nostra testa e a non cedere alle pressioni della famiglia, del partner o del capo di turno. Ogni consiglio è ben accetto, ma la decisione ultima non può che spettare a noi stessi.

Al di là di una visione un po’ datata della consulenza, il romanzo è sorprendentemente ben scritto per essere un esordio letterario. L’abbondanza di aggettivi dà un tocco di colore all’ironia che pervade ognuna delle 100 pagine, rendendo straordinariamente piacevole la lettura. Verrete introdotti alla schizofrenia della consulenza e al linguaggio che ancora oggi appartiene ad ogni imbruttito che si rispetti.

Tirando le somme, consiglierei in particolare il libro ai ragazzi in procinto di scegliere l’università. Pur prendendo con le pinze l’immagine della consulenza, fa capire l’importanza di una scelta informata e ponderata, ma soprattutto propria.

P.S.: se avessi ascoltato il mio cuore, probabilmente oggi sarei un laureando magistrale in Filosofia a Padova (ammesso che i miei genitori mi avrebbero pagato la retta). Rileggerò questa recensione fra cinque anni e scoprirò se quanto è successo a Costa sarà accaduto anche a me 😉

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