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Maledetti Stati Uniti

Volenti o nolenti, gli Stati Uniti sono il paese che ci viene propinato come il modello da seguire fin dalla tenera età. Si parla poco – o perlomeno in maniera sparsa e poco organizzata – delle enormi contraddizioni della nazione che oggi guida il mondo. Questa è l’America, di Francesco Costa, racconta uno ad uno i drammatici problemi che affliggono il paese a stelle e strisce.

Si comincia con l’abuso di oppiacei, che uccide così tanto che l’aspettativa di vita è calata dal 2016 al 2018, per tre anni consecutivi, nella più grande economia del mondo. Tutto parte con gli antidolorifici, che vengono prescritti senza troppi scrupoli anche per banali mal di schiena, e si finisce con il fentanyl o l’eroina, droghe dalla rinomata mortalità. Si toccano poi altri scandali, che farebbero pensare che gli Stati Uniti siano più vicini ad un paese del terzo mondo che alla potenza che in realtà è. Un capitolo è dedicato all’avvelenamento dell’impianto idrico della città di Flint, dove l’amministrazione ha avvelenato la popolazione per risparmiare qualche dollaro di approvvigionamento dell’acqua dal lago Huron. Un altro capitolo descrive le storture immobiliari della ricchissima San Francisco e della tanto decantata Silicon Valley, dove nasce buona parte della tecnologia che usiamo quotidianamente ma il tasso di homelessness supera quello di qualsiasi città dell’Europa occidentale. La California, che se fosse indipendente sarebbe la quinta economia più grande al mondo, è flagellata ogni anno da incendi di proporzioni bibliche, che causano terribili blackout. Diversi amici si sono trovati senza corrente elettrica per alcuni giorni, pur trovandosi in uno dei luoghi con il reddito pro capite più alto degli US. Un singolo incendio (il Camp Fire, nel 2018) ha raso al suolo una cittadina e ha causato 15 miliardi di dollari di danni. Tutto perché si fa sempre meno prevenzione, spostando le risorse dai ranger ai pompieri. Si continua poi con le armi, mostrando la crescente mortalità da armi da fuoco – senza che la politica muova un dito.

Tutto questo è riconducibile alla totale assenza – o alla scarsa qualità – di risposte dal governo federale. Sempre più americani sono contrari a qualsivoglia intervento che implichi un maggior peso fiscale, sebbene il servizio erogato sia di prima necessità. Gli americani sono abituati ad arrangiarsi e coltivano da sempre una mentalità fortemente calvinista, per cui homo faber est fortunae suae. Il destino di ciascuno è nelle proprie mani. Se stai bene, te lo sei guadagnato; se stai male, è probabile che tu abbia compiuto qualcosa di sbagliato e per questo meriti una punizione. Si spiega così la totale assenza di pietà per i delinquenti o i drogati, per cui non vale la pena investire soldi pubblici per recuperarli. Gli americani faticano ad ammetterlo, ma in fondo pensano che gli uomini non siano creati tutti uguali.

Cosa succede però se questo modello inizia una lenta crisi di identità? Cito un breve passo dal libro: “[…] il sogno americano oggi è oscurato dalla perenne consapevolezza che si procede senza nessuna rete di protezione, e anche quando tutto fila liscio basta un solo passo falso per finire seriamente nei guai. Può essere un incendio o uno stabilimento che chiude, un uragano o un uomo che spara in una scuola, una pillola presa su consiglio del medico o un licenziamento che rende improvvisamente impossibile pagare per la propria casa, la propria salute e la propria istruzione. L’eclissi che gli Stati Uniti stanno attraversando è una sensazione di perenne precarietà e paura, che ha soffocato l’identità stessa del paese, il suo ottimismo proverbiale e incrollabile, la sua fiducia nel futuro.”

L’Unione Europea è da sempre autrice di una terza via fra il laissez faire statunitense e il pesante interventismo prima sovietico e poi cinese. Tuttavia, manca la consapevolezza – e il desiderio – di poter giocare come concreta alternativa alle due superpotenze (USA e Cina), in termini sia economici che valoriali. Se mai i nostri leader dovessero risvegliarsi dal loro torpore, il vecchio continente potrebbe diventare la meta preferita di investitori e cervelli da tutto il mondo, grazie ad un solido welfare combinato ad un’economia di stampo liberale.

Complessivamente, il libro è davvero interessante. Scopre le contraddizioni americane dalla costa Est alla costa Ovest, passando per i rancheros che tanto amano Trump. È un’ottima occasione per ridiscutere e ripensare il sogno americano, che spesso ci viene dipinto in modo molto più brillante di quanto non sia realmente. Peccato che manchino delle considerazioni più estese sulla sanità, che oggi è un divisivo argomento di dibattito e che probabilmente segneranno anche le prossime elezioni. Questa è l’America rimane comunque un saggio che vale senz’altro la pena leggere.

Francesco Costa sarà ospite del Guanxinet a Valdagno. La data verrà fissata non appena il coronavirus lo permetterà.

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