Lo Zibaldone Economico

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Economia Aziendale

L’innovazione fra start-up e aziende

Marta Basso è una giovane vicentina che si è resa nota per aver ideato lo slogan “Stop whining”, con cui esorta i ragazzi (e in particolare le ragazze) a rimboccarsi le maniche e ad affrontare i problemi, invece di lamentarsi sterilmente. Nel dicembre 2019 è uscito il suo primo libro, La duplice alleanza – aziende e start-up insieme per l’innovazione, che riprende lo spirito propositivo dell’autrice e ci lascia qualche spunto interessante.

Si tratta di un breve saggio – poco più di un centinaio di pagine, escluse la prefazione e la premessa – che condensa alcune idee sulle potenzialità dell’innovazione e su come dovrebbe essere approcciata dal mondo business. Nonostante questi siano temi fondamentali per la produttività e la crescita del Paese, se ne parla poco e male. La duplice alleanza va quindi accolta con positività per l’obiettivo che si pone.

Ma entriamo nel merito del libro. Più della metà è incentrata sull’importanza dell’early stage, ossia le prime fasi della vita di una start-up. In questo momento, infatti, le start-up hanno una grande potenzialità di crescita ma anche un grande bisogno di supporto, nella forma di mentoring e capitale di vario tipo. È anche il momento in cui le acquisizioni sono più economiche, aumentando così le chance di un ritorno finanziario positivo – pur tenendo a mente l’importanza della diversificazione per un investimento così ad alto rischio. Le aziende più strutturate possono approfittarne per attrarre cervelli al loro interno e magari per ottenere qualche idea valida su cui lavorare, garantendo le risorse necessarie ai founders. Alcuni capitoli sono dedicati all’importanza degli incubatori e degli acceleratori; non solo per le start-up, ma anche per i territori che li ospitano. L’autrice porta infatti alcuni esempi interessanti di come questi enti, che coinvolgono università, imprese e il settore pubblico, abbiano riqualificato zone depresse o abbiano portato occupazione ad alto valore aggiunto, magari inserendosi in un distretto industriale dalla grande storia e tradizione. Mi è piaciuto anche che sfati alcuni falsi miti che si sono fatti strada nell’opinione pubblica, come la necessità di investimenti pubblici nelle start-up: per quanto possano essere appropriati nel creare l’ambiente giusto per l’innovazione (ad esempio sostenendo o creando un incubatore sul modello della parigina Station F), lo Stato deve tenersi ben lontano dal versare soldi dei contribuenti in giovani aziende che falliscono nella quasi totalità. Ho trovato numerosi spunti di riflessione interessanti in questa prima parte; è solo un peccato che talvolta manchino riferimenti alla letteratura economica, con articoli accademici che abbiano studiato questi fenomeni – ammesso che ve ne siano.

La seconda metà del libro contiene un framework sviluppato da Basso per approcciare in modo corretto l’innovazione. L’acronimo è “SEED UP”, che sta per Scout, Experience, Execute, Deliver e Upscale. Sono concetti che tornano spesso nei manuali di lean start-upping e metodologia Agile, da cui il libro prende le basi teoriche. Non vi svelo nulla di più sul framework per non rovinarvi la lettura, che altrimenti perderebbe di senso.

La duplice alleanza è un libro snello, scritto nello stile informale che da sempre contraddistingue l’autrice. Questo ne facilita la lettura anche ad un pubblico non specialista. Allo stesso modo, offre alcuni spunti interessanti sull’open innovation, l’importanza del cambiamento e l’impatto sociale che possono avere la tecnologia, gli incubatori e le aziende. Troverete anche alcuni riferimenti a testi su cui approfondire determinati argomenti, segnalando i lavori seminali di ciascun tema. Ogni capitolo si conclude con un “In pratica…”, ovvero una sezione che mostra uno o più esempi di come i concetti teorici introdotti nelle pagine precedenti si siano tradotti in realtà nello Stivale. Si tratta sempre di aneddoti più che di teorie testate da ricercatori, ma sono pur sempre l’ago magnetico che orienta la nostra bussola nella giusta direzione.

Come scrivevo nell’introduzione, La duplice alleanza entra a gamba tesa su un tema fondamentale per la crescita del Paese. Qualcosa si sta facendo: anche grazie agli sgravi fiscali per le aziende tecnologiche, gli investimenti e il numero di start-up sono aumentati. Mancano però una cultura dell’innovazione e una disponibilità a collaborare fra i giovani founders e le imprese già avviate, e in questo il saggio potrà forse portare un contributo.

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