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(Ri) Alzati e cammina!

L’anno scorso recensivo L’uomo che trema, il bel libro di Andrea Pomella che racconta la sua depressione. Dopo qualche mese, mi capita fra le mani un romanzo simile, ma per molti aspetti più estremo. Si potrebbe dire che Svegliami a mezzanotte, della scrittrice napoletana Fuani Marino, sia un libro unico. È infatti l’autobiografia di una suicida che è sopravvissuta alla caduta dal quarto piano di una palazzina, fratturandosi numerose ossa ma potendo raccontare il prima e il dopo. Poche persone scampano ad un gesto così estremo e ancora meno decidono di raccogliere tutto in 150 pagine cariche di pensieri ed emozioni.

Il libro meriterebbe di essere letto anche solamente per questo motivo. Tuttavia, stimola alcune riflessioni che credo sia necessario che ognuno di noi affronti. Il libro è il racconto di un suicidio – di come l’autrice abbia maturato in sé l’idea di togliersi la vita e di come si sia ripresa dopo la caduta. Ormai sessant’anni fa, De André componeva La ballata del Miché, un suicida per amore, dove cantava il destino di Miché dopo essersi impiccato:

domani alle tre
nella fossa comune sarà
senza il prete e la messa perché d’un suicida
non hanno pietà

Questo è un primo tema importante che emerge da Svegliami a mezzanotte. La società – sulla scorta di un cattolicesimo bigotto – fa ancora fatica a comprendere la tragedia che viveva dentro l’animo di un suicida. Le stesse considerazioni possono essere fatte per la depressione, malattia che colpisce almeno una persona su dieci nei paesi industrializzati. Eppure i malati vengono ancora stigmatizzati. Devono nascondersi per la paura di essere bollati come “matti”, sebbene ciò di cui avrebbero più bisogno è calore e confronto di chi sta loro attorno. Persino in ambito medico sussistono ancora comportamenti deplorevoli, come deridere i pazienti una volta che se ne siano andati. Questo denota quanta strada ci sia ancora da fare.

Un secondo spunto interessante è la razionalità che proiettiamo sui depressi. Invece di dare loro affetto e supporto psicologico, diciamo frasi senza senso come “dovresti smettere di essere triste” o “non puoi provare ad essere felice”. Fosse così facile, non esisterebbero psicofarmaci (altro taboo della nostra società) né psicoterapisti. Nel film Antichrist, primo della Trilogia della Depressione, Lars Von Trier spiega con le immagini e le parole come la scientificità e la razionalità non possano nulla contro una malattia così subdola. Purtroppo, imparare a stare vicino a chi soffre di depressione senza commettere errori è estremamente difficile.

Ancora più difficile è capire con anticipo il sopraggiungere della depressione o di altre psicopatologie collegate. Nonostante i sintomi fisici non manchino, la maggior parte delle persone – incluso il sottoscritto – tende a darci poco peso, magari bollandole come stress o banale tristezza che passerà presto. Gli eventi della vita possono talvolta dare una svolta drammatica all’evoluzione della malattia. Nel caso dell’autrice, hanno giocato un ruolo importante il trasloco, la gravidanza e il matrimonio con un uomo proveniente da una famiglia radicalmente diversa dalla propria. La storia personale è senz’altro determinante per il sopraggiungere della depressione, così come la genetica: chi ha avuto episodi di depressione in famiglia ha una probabilità molto maggiore di caderci a propria volta.

Svegliami a mezzanotte va letto per tutti questi motivi. Spiega meglio di qualsiasi manuale come riconoscere i sintomi della depressione e come comportarci nel caso in cui ci accorgiamo di soffrirne – o come aiutare un caro nella risalita. Io ho avuto una vita fortunata e ho tutto quello di cui ho bisogno: una ragazza e una famiglia che mi amano, ottimi risultati all’università, un lavoro a tempo indeterminato, qualche amico stretto e un fitto network di persone interessantissime attorno a me. Ovviamente mi sono capitate delle “sfighe”, come capitano a tutti, ma anche in quei casi non mi sono mai mancati il calore e l’affetto. Il libro mi ha fatto riflettere su tutti questi aspetti e mi ha fatto capire quanto ciascuno di noi possa dare a chi attraversa un momento buio. 150 pagine dense, che meritano di essere lette perché raccontano con coraggio del serpente che probabilmente si annida nelle teste di tutti noi. Un serpente che colpisce in modo imprevedibile, eppure quando si torna indietro nel tempo, ripensando agli eventi, diventa improvvisamente tutto chiaro.

Svegliami a mezzanotte verrà presentato dall’autrice a Valdagno, presso Palazzo Festari, mercoledì 12 febbraio. Appuntamento quindi alle 20:30 – e grazie al Guanxinet per organizzare la serata.

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