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USA contro Cina: chi comanderà il mondo?

Federico Rampini ha scritto La seconda guerra fredda, un interessantissimo saggio che riflette sul rapporto USA-Cina e sul dominio globale. Rampini mette a frutto la sua conoscenza di entrambe queste grandi potenze, avendo vissuto a lungo a Pechino e in seguito a New York. Chi, meglio di lui, può intuire come evolveranno le aree di influenza delle due più grandi economie al mondo?

La seconda guerra fredda è interessante perché pone una questione che in Italia è dibattuta troppo raramente. La geopolitica muta a velocità incredibile: in meno di cinquant’anni, siamo passati da un equilibrio bipolare USA-URSS, ad un monopolio USA dopo la caduta del muro di Berlino; per finire al multipolarismo in cui una decina di stati giocano un ruolo importante nello scacchiere globale (USA, Cina, Russia, Germania, Giappone, etc.). Oggi, però, stiamo vivendo un ultimo cambiamento radicale. È ormai chiaro che gli Stati Uniti e la Cina si contenderanno lo scettro del mondo, ricacciandoci in una seconda guerra fredda.

Le implicazioni di questo cambiamento sono numerose: ci sarà una “guerra calda”? Chi otterrà la supremazia tecnologica? Chi decideremo di seguire in Europa? Su quali aree le due potenze estenderanno i tentacoli, e come? Il libro risponde a queste ed altre domande. È fondamentale che si inizi a riflettere su questi temi, perché saranno all’ordine del giorno fra un lustro o poco più.

Le pagine dei quotidiani italiani sono piene dei problemi del Paese; la Cina ha lanciato una scalata ostile al dominio USA e nessuno se n’è accorto. Il governo Conte I è stato l’unico, fra i G7, ad accogliere investimenti cinesi nel quadro della Nuova Via della Seta. Pochi italiani conoscono la Nuova Via della Seta, e ancora meno possono capire il significato geopolitico della firma di quegli accordi. L’Italia ha fatto un passo verso l’area di influenza cinese, prendendosi pure la reprimenda statunitense. Si tratta di una scelta di campo forte, che va oltre i meri aspetti economici. La seconda guerra fredda è anche uno scontro fra ideologie: la democrazia liberale da un lato contro un particolare ibrido, fatto da un’economia relativamente deregolata accompagnata da un forte controllo sulle persone. In Cina, la sicurezza prevale nettamente sulle libertà personali; a patto che i risultati economici continuino ad essere ottimali, il popolo non si solleva.

Ad essere sinceri, l’Italia non è stato l’unico stato ad accorgersi tardivamente dell’ascesa cinese. L’Occidente ha fatto una serie di errori strategici che hanno accelerato la crescita del Dragone, portandolo alla ribalta mondiale. L’ingordigia del capitalismo ci ha portati ad includere la Cina nel WTO, dandole accesso ai principali mercati e inserendola nelle catene del valore globali. Da quel momento, l’Impero Celeste ha registrato tassi di crescita a doppia cifra grazie agli investimenti statali e delle aziende occidentali. Non ci siamo accorti – o abbiamo sottostimato – le disparità di condizioni fra la Cina e l’Occidente. Non possiamo competere contro un Paese estremamente nazionalista nei consumi, senza protezione della proprietà intellettuale e che fa degli aiuti di Stato il motore del suo sviluppo. Noi occidentali, accecati dal nostro euro- e americo-centrismo, dibattiamo se sia giusto muovere l’antitrust contro Google o Microsoft, mentre Xi Jinping foraggia senza remore Huawei e Baidu. Competiamo contro un modello che non ci è familiare e commettiamo errori di superbia.

Tali errori ci costeranno caro in termini di influenza sul resto del mondo. Mentre la Cina investe miliardi nel Sud-Est asiatico e in Africa, gli Stati Uniti e l’Europa restano a guardare. In particolare, i nostri media guardano al continente nero come la causa di tutti i nostri mali. Ricordo, invece, che il China Daily dedicava intere pagine di speciali alle missioni cinesi in Africa. Si sottolineava il diverso modello di aiuto: loro non chiedono di adottare la democrazia, ma creano semplicemente un rapporto win-win (dove il Paese riceve infrastrutture critiche per lo sviluppo e la Cina ne guadagna economicamente). La realtà è più complessa, ma non c’è dubbio che il Dragone è un modello che fa gola al Terzo Mondo. Chi non vorrebbe crescere a doppia cifra e far uscire tre quarti della popolazione dalla povertà in meno di un decennio? Nel frattempo, gli Stati Uniti bombardano e uccidono Soleimani e l’Iran annuncia ritorsioni. I rapporti con il Medio Oriente si deteriorano.

Anche l’Unione Europea sta a guardare. Di fronte al consolidamento dell’Impero Celeste, dovremo scegliere da che parte stare. La nostra influenza nell’Est Europa è messa in discussione dai forti investimenti cinesi, che peraltro portano con sé l’appeal di venire da uno Stato illiberale – modello che si sta affermando in quell’area del nostro continente. Verremo schiacciati fra gli USA e la Cina e saremo destinati all’irrilevanza. Uno scenario probabile è vedere i paesi del Centro-Nord Europa scegliere di schierarsi con gli Stati Uniti, mentre l’Est e il Sud subiranno il fascino degli investimenti orientali, dovendo far fronte a difficoltà di bilancio. L’unica via di uscita sarebbe unirsi in uno Stato federale, capace di sostenere la competizione cinese. Un terzo polo di potere che garantirebbe la continuità del modello europeo, fatto di liberalismo e protezione sociale.

Il libro tratta temi fondamentali e di grande interesse, sempre tenendo un taglio divulgativo perché sia accessibile a tutti. Federico Rampini sarà ospite del Guanxinet lunedì 13 gennaio, alle ore 20:30, presso Palazzo Festari (Valdagno). Consiglio vivamente di andare, perché Rampini regala sempre numerosi spunti di riflessione pur mantenendo uno stile leggero e piacevole. Lettura consigliatissima!

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