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Trent’anni dalla caduta del muro di Berlino

Il 9 novembre, fra poco più di un mese, si celebrerà una ricorrenza importante. Sono ormai passati trent’anni da quando il muro di Berlino è stato smantellato a picconate dai tedeschi della Germania Ovest e della Germania Est, che tornavano ad essere liberi di circolare nella propria città. Io sono nato sette anni dopo quell’evento, quando ormai l’Unione Sovietica era collassata e tutti gli stati erano tornati ad essere indipendenti. Non posso quindi ricordare gli annunci dei telegiornali o lo stato di euforia che doveva dominare nel cuore di tutti. Si pensava di passare, infatti, dalla tensione della Guerra Fredda ad un periodo di distensione e apertura globale, che avrebbe portato crescita e benessere per tutti.

In parte, così è stato. Francesco Cancellato, neo vicedirettore di Fanpage, parte da questa semplice osservazione per proporci alcuni spunti a trent’anni dalla caduta del muro nel suo ultimo libro Il muro, pubblicato da Egea nella seconda metà di settembre. Siamo passati da un mondo diviso che chiedeva unità a un mondo unito e connesso che vuole dividersi. Gli stessi paesi che erano imprigionati da un muro vogliono ricostruirlo ora per respingere profughi e migranti. I paesi di Visegrad sono controllati da governi di destra fortemente nazionalisti, che puntano a cancellare l’onta della fuga di massa dei propri cittadini dopo il collasso dell’Unione Sovietica.

Si tratta quindi di temi ostici e bollenti, che tengono vivo il dibattito politico negli ultimi anni. Cancellato li affronta però in modo originale, dandoci un taglio più distaccato e quasi pop. Il muro si compone infatti di 15 storie di vario tipo: si passa da chi è morto tentando una fuga (o un’evasione che dir si voglia) rocambolesca da Berlino Est alle storie di tre politici (Orban, Putin e Merkel) cresciuti al di là della cortina di ferro ma con percorsi e scelte personali completamente diverse. Il messaggio che ne traspare è il clima politico è radicalmente cambiato nel corso di questi ultimi trent’anni. I muri di Orban sembrano avere la meglio sulla Open Society Foundation di Soros, che pure aveva finanziato gli studi dell’attuale primo ministro ungherese. La Polonia è in mano a nazionalisti di destra che mirano ad ottenere i pieni poteri, eliminando la libertà e l’indipendenza della Corte Suprema – uno dei principali contrappesi istituzionali nei paesi liberal-democratici. Passiamo dal desiderio di pace e unità alla divisione, l’odio e la paura per il diverso. Un esempio? Bruno Kreisky, cancelliere austriaco in quegli anni di svolta, dichiarò che “offriamo asilo ai rifugiati polacchi proprio come offriamo asilo a tutte le vittime dell’oppressione e dell’ingiustizia”. Oggi l’Austria serra le frontiere in modo ermetico sotto la guida del giovane Kurz, sbarrando la strada sia ai profughi che arrivano dall’Italia sia a quelli che salgono dai Balcani. Tra il 1981 e il 1989 sono 700.000 i polacchi che fuggono in Occidente in qualunque modo. Una marea umana che ha trovato ospitalità in un Occidente che faceva a gare di ospitalità, anche per dimostrare la superiorità del sistema capitalistico sul Comunismo.

Cancellato affronta questi temi, purtroppo spesso divisivi nel dibattito attuale, con lo stile chiaro e scorrevole con cui ci aveva abituato durante i cinque anni da direttore a Linkiesta. In alcune storie si spinge a romanzare gli eventi, pur sempre attenendosi alla verità storica, rendendo la lettura ancora più accattivante e piacevole. Trovo che Il muro sia una felice combinazione di temi importanti – affrontati in modo serio e documentato – e di stile pop, che apre il libro al grande pubblico e ci regala molti punti di riflessione. Per me, che faccio parte della Generazione Erasmus, è servito per comprendere il valore della libertà di viaggiare liberamente e per capire come fosse l’Europa quando non era unita sotto la bandiera a dodici stelle; mi ha colpito vedere come le due Germanie fossero due mondi paralleli, separate da un solco che negli anni era diventato non solo economico e sociale, ma anche culturale. Tuttavia, nelle quindici storie non mancano gli attacchi al mondo occidentale e in particolare agli Stati Uniti, che costruivano una propaganda antisovietica proprio come i russi facevano contro il capitalismo. Tale pressione mediatica, ripetuta per i quarant’anni di Guerra Fredda, ha creato delle percezioni totalmente distorte dell’interventismo statale, tanto che noi europei siamo considerati “socialisti” dalla maggior parte degli americani. Allo stesso modo, L’amministrazione di Berlino Ovest non andava troppo per il sottile con i dissidenti che intralciavano lo sviluppo urbano o che simpatizzavano per l’URSS, proprio come la Stasi e il KGB facevano con i cittadini dell’Unione Sovietica.

Ci sono molti motivi per leggere Il muro: richiama un evento storico importantissimo, ci fa riflettere sul nostro passato, sulla politica del presente e sulla direzione che stiamo imboccando per il futuro, e lo fa con uno stile che facilita la lettura. Finirete le 140 pagine senza nemmeno accorgervene. Libro consigliato!

P.S.: per chi volesse approfondire il mondo della Stasi e di Berlino Est, consiglio caldamente la visione de “Le vite degli altri”, di von Donnersmarck (2006).


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