Lo Zibaldone Economico

Spazio di Economia, Cultura e Cittadinanza

Economia Aziendale

Cosa possiamo imparare da Marchionne

Alcuni miei compagni di corso mi avevano consigliato Il coraggio di cambiare, una raccolta di tre interventi di Sergio Marchionne a cura del Prof. Alberto Grande, docente di Corporate Strategy in Bocconi. Alcuni mesi dopo – in cui la curiosità aumentava – mi è finalmente capitato fra le mani e non ho saputo resistere: me lo sono divorato nelle due ore che ho trascorso sull’Italo Milano-Vicenza, finché tornavo a casa.

Avevo già letto un bel libro su Marchionne (Marchionne lo straniero, di Paolo Bricco), per cui non era banale superare le mie aspettative. Devo dire però che questa semplice raccolta di discorsi – tutti tenuti in ambienti bocconiani fra il 2012 e il 2014 – mi è piaciuta per svariati motivi. Li spiego qui di seguito, in ordine di importanza.

Primo, si impara tanto in poco tempo. Nelle due ore in cui il treno copriva la distanza Milano-Vicenza ho imparato più cose che in alcuni corsi che ho frequentato. Non a caso il sottotitolo – quantomai azzeccato – è “Tre lezioni sulla leadership e la crescita” (mia sottolineatura). Nonostante i tre pezzi vertano tutti sulla fusione Fiat-Chrysler e sui principali eventi aziendali del periodo 2010-2014, si può imparare persino qualcosa su Alice nel Paese delle Meraviglie. Leggendo i suoi discorsi – per la verità interventi piuttosto a braccio – emerge infatti la cultura sconfinata di un leader che prima di diventare Amministratore Delegato di Fiat è stato filosofo, avvocato, commercialista e infine manager. Passa con disinvoltura e cognizione dall’etica al mero profitto o alla critica ai giochi di palazzo, che troppo spesso in Italia nuocciono all’economia. Rivolgendosi agli studenti, insegna loro (e di riflesso ai lettori) quali siano le basi su cui si costruisce una leadership solida. Non può assolutamente mancare la credibilità, che viene alimentata dai fatti e dai successi personali. Dalle parole di Marchionne emerge appunto come lui sia sempre stato un uomo di fatti, per quanto fosse un maestro dell’arte oratoria. Ci sono, infine, ricorrenti riferimenti al change management, di cui tanti si dicono esperti ma pochi possono vantare un curriculum di cambiamenti di successo come quelli del compianto manager italo-canadese. A suo dire, una cultura aziendale che favorisce dinamismo ed apertura mentale è condizione necessaria per permettere un continuo adattamento.

Un secondo motivo per cui ho trovato il libro davvero originale e interessante è che l’autore è Sergio Marchionne, diversamente da tutti gli altri saggi in commercio. Ciò ha l’enorme vantaggio di far trasparire chiaramente la sua vera natura, senza i filtri dei vari giornalisti o analisti che si cimentano in sue memorie. Ne risulta quindi una sorta di autoritratto di un manager impegnatissimo, che non avrebbe mai avuto tempo – né l’interesse, credo – per scrivere un suo testamento aziendale e quasi spirituale. Le mani di un professore esperto come Grando garantiscono peraltro una miglior comprensione e contestualizzazione delle parole del manager, confezionando i messaggi chiave dei tre interventi. Nel libro si scopre il lato umano del manager, che a me era pressoché sconosciuto: chi mai avrebbe pensato che un uomo che lavora dalla mattina alla sera persino nei weekend avrebbe trovato il tempo di leggere la meravigliosa lettera con cui una ragazza chiede la borsa di studio per la Northwestern University? Marchionne era molto più di quanto le principali testate giornalistiche dipingevano finché era in vita – per poi ritirarsi in sperticate lodi dopo la morte.

Se ancora avete qualche dubbio, il prezzo ve lo toglierà del tutto: le 125 pagine costano solamente €10, che verranno in parte devoluti all’Università Bocconi per finanziare borse di studio per studenti meritevoli. È davvero un’ottima opportunità per scoprire il vero Marchionne, al di là dei ritratti dati dai media e dai libri che scrivono di lui. Una ghiotta occasione per ricevere qualche consiglio e leggere le analisi di una delle menti che più ha segnato il panorama industriale mondiale negli ultimi quindici anni e che è destinato ad entrare nella storia. A distanza di poco più di un anno dalla sua morte, non possiamo dimenticare il lavoro di chi risollevò il destino di non una, ma due aziende che gli analisti finanziari davano per morte, difendendo strenuamente le fabbriche italiane nonostante alcune comportassero perdite per nulla indifferenti per FCA. Michael Manley ha un’eredità storica, industriale e culturale pesantissima da onorare. Come sosteneva Marchionne, un bravo leader si vede dalla capacità di generare followers e persone capaci di sostituirlo. Manley è quindi la prova del nove per l’italo-canadese, e possiamo solo sperare che l’ex AD fosse altrettanto bravo a designare i successori quanto a risolvere complesse ristrutturazioni aziendali. Leggendo il libro vi farete un’idea anche su questo 😉

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Theme by Anders Norén