Lo Zibaldone Economico

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Sveglia, Occidente!

Poche settimane fa, Egea ha pubblicato l’edizione italiana di Occidente e Oriente – Chi perde e chi vince, di Kishore Mahbubani. Sebbene il nome sia sconosciuto ai più, Mahbubani è stato uno uno dei più riconosciuti studiosi di scienze politiche a livello mondiale ed è diventato famoso per le sue tesi sull’Occidente. Lui, orgoglioso asiatico e singaporiano, sostiene che l’Oriente si riprenderà presto lo scettro del potere politico ed economico globale.

Questo suo ultimo libro è una sorta di j’accuse contro i tanti errori geopolitici commessi dagli statunitensi e dagli europei dopo la caduta del muro di Berlino. È un contributo prezioso per liberarci dal nostro eurocentrismo e riflettere sulla nostra posizione nel mondo, visto che i nostri media e la nostra cultura tendono a sovrastimare la nostra importanza e sottostimare la crescita e la forza asiatiche.

In realtà, dovremmo essere consapevoli che l’overperformance occidentale è un errore storico. Le rivoluzioni politiche e il metodo scientifico ci hanno portato a dominare ogni angolo del globo, piegando militarmente degli imperi secolari, spesso molto più ricchi di noi conquistadores. La storia è cambiata di nuovo all’inizio di questo millennio, con l’ingresso della Cina nel WTO. Di lì a poco, complici anche delle politiche sempre più liberali e innovative, il Dragone è cresciuto a ritmi impressionanti. Ciò ha creato ricchezza e migliorato le condizioni di vita in tutti i continenti; Pangloss, il mitico precettore del Candido di Voltaire, avrebbe avuto ragione nel dire che questo è il migliore dei mondi possibili – o che perlomeno il mondo di oggi è meglio di quello di ieri. Eppure, l’Occidente è in preda a rantoli nazionalisti e populisti e il malcontento monta in molti paesi ricchi.

Come possiamo affrontare questo problema e tornare a una situazione win-win per Ovest ed Est? Mahbubani propone la strategia delle 3M: l’Occidente deve adottare una strategia minimalista, multilaterale e machiavellica. Siamo abituati a “esportare democrazia” e imporre i nostri modelli a stati radicalmente diversi da noi, con i paesi musulmani in testa. Le invasioni e i bombardamenti di Iraq e Siria sono solo due dei più recenti ed eclatanti fallimenti occidentali in aree islamiche. Invece che sprecare risorse in questo modo, dovremmo concentrarci sulle politiche interne e casomai investire all’estero, seguendo il modello cinese. In particolare, ciò vale per gli USA, che investono il 3.3% del PIL in spese militari. Un proverbio cinese dice che talvolta il martello prende la forma del chiodo; una spesa militare così alta porta a ragionare coi muscoli invece che con il cervello, per cui si spiegano i grossolani errori geopolitici commessi dagli yankees, come l’invasione dell’Iraq nel 2001 o la recente cancellazione dell’accordo sul nucleare con l’Iran – mentre la Cina ringrazia. Il multilateralismo è sempre più importante in un mondo interconnesso. Invece di screditare l’ONU e gli organismi di decision making internazionali, gli USA e l’Europa dovrebbero collaborare e aprirsi all’Asia. Infine, essere machiavellici significa adottare la strategia di lungo periodo più efficace per l’Occidente. Ciò significa prendere consapevolezza di non dominare più il mondo, ma di dover dialogare con l’Oriente e scendere spesso a compromessi. La Brexit è un chiaro esempio di miopia sul lungo termine, causata anche dalla percezione di non essere più in controllo della propria sovranità, sebbene tale sovranità valga ben poco se comparata alle potenze emergenti.

In sostanza, Mahbubani lancia uno “Svegliati, Occidente!” che sta a noi saper cogliere. Per fermare il declino, dovremmo agganciarci alla locomotiva dei paesi che crescono, così come loro hanno fatto con noi. Facile a dirsi, ma difficile a farsi, visto che siamo abituati a guidare il mondo e dettare le regole del gioco. Dopo aver esportato best practices in Asia, dobbiamo essere capaci di sfruttare il momento di sviluppo di Cina, India, Indonesia e di tutto l’Est. Il prezzo da pagare se non ci adattassimo sarebbe sicuramente salato, ma può variare dalle crisi identitarie (vedi UK oggi) alla totale irrilevanza, per finire a una terza guerra mondiale – che Mahbubani non ha il coraggio di evocare – se non accetteremo il potere asiatico.

L’Europa merita un discorso a parte. Abbiamo avuto l’opportunità di crescere assieme e di diventare una federazione di stati capaci di coordinare le proprie politiche interne ed estere. Abbiamo invece preferito di continuare sulla strada della nazione, condannandoci a madornali errori strategici (come le tensioni con la Russia e l’avvicinamento dell’Ucraina alla NATO), mancanza di coordinazione (palese sui migranti e in Siria) e irrilevanza geopolitica. Tuttavia, il nostro eurocentrismo ci fa avanzare con il paraocchi e non ci accorgiamo di questa nostra debolezza; al contrario, sempre più persone chiedono di chiudere le dogane e i confini, come se questo potesse riportare la crescita in un continente vicino al calo demografico. Credo quindi che dovremmo aggiungere un punto all’agenda europea, oltre alle 3M di Mahbubani: la federazione non può aspettare. Prendiamo consapevolezza del nostro posto del mondo, o saremo prigionieri dell’irrilevanza e del nostro ego per secoli.

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