Lo Zibaldone Economico

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Il sentiero stretto: come l’Italia può guarire dai propri malanni

Pier Carlo Padoan ha servito il nostro paese per due legislature da ministro dell’Economia (sotto i governi Renzi e Gentiloni) e ora da deputato, tra le fila del PD. Poche settimane fa è uscito Il sentiero stretto, un libro costruito su come una lunga intervista con Dino Pesole, editorialista del Sole 24 Ore specializzato sui conti pubblici.

Il risultato è un volumetto snello e molto interessante, diviso in quattro capitoli: un dettagliato commento dei quattro anni al Ministero, un breve giudizio sul governo Conte, proposte per l’Italia e l’Europa e conclusioni. La prima parte è la più corposa del libro; Pesole tende ad incalzare Padoan piuttosto che a imboccargli dei dolci bocconi, quindi la discussione ci guadagna in termini di qualità. L’ex ministro non manca mai l’occasione di mostrare le abilità acquisite nel corso della propria ricca esperienza accademica e lavorativa (professore alla Sapienza, capo economista all’OCSE, direttore italiano del FMI, consulente per World Bank, BCE e Commissione UE). Ciò significa che il libro è pieno a puntuali riferimenti a dati, azioni intraprese e logiche di fondo di ciascun provvedimento, che permettono di fare chiarezza su alcuni punti altrimenti lasciati alla caciara dei politici, ormai in perenne campagna elettorale. Padoan sottolinea come spesso la percezione dei risultati delle riforme è ben diversa dai dati reali, e su questo “gap” il PD ha pagato un prezzo salato in termini di voti.

Il secondo capitolo, dove si commentano i primi mesi del governo Conte, è il più breve del libro. Padoan rimane sempre sul binario di un’educata ma decisa critica dei gialloverdi, facendo in particolare riferimento alla totale perdita di fiducia sui mercati internazionali (dovuta principalmente alla contrapposizione con le istituzioni comunitarie per sforare il deficit) e allo smantellamento di riforme vitali per il paese, come il Jobs Act (con il Decreto Dignità) e la riforma Fornero (con Quota 100). I risultati di tali politiche non hanno tardato a mostrarsi, tanto che l’Italia ha segnato una decrescita nel quarto trimestre del 2018 e le prospettive non sono affatto rosee.

Da qui emergono le proposte, raccolte nel terzo capitolo – probabilmente il più interessante del libro. Le idee sono perlopiù basate su una riforma dell’UE e dell’Eurozona, contro cui si scaglia spesso l’attuale governo. Fra le priorità più importanti, si può citare il completamento dell’unione bancaria, con l’aggiunta del terzo e ultimo pilastro (l’assicurazione europea sui conti correnti fino a €100.000). Un secondo tema è l’austerità e l’adozione di un budget proprio a livello europeo, che permetterebbe alla Commissione di adottare una politica fiscale comune per tutti i paesi membri. È ormai evidente, infatti, che la politica monetaria ha perso l’efficacia di un tempo, e che la coordinazione di spese, entrate e investimenti pubblici diventi quindi fondamentale per evitare la divergenza delle economie UE. Questo budget potrebbe essere finanziato dai famosi Eurobond, che però trovano l’opposizione dei falchi nordeuropei. D’altro canto, chi vorrebbe condividere il rischio di default con un paese che chiede di avere più margini per fare deficit al 131% di Debito/PIL?

Padoan traccia infine due macroscenari. Il primo è molto positivo, e vede l’Italia sulla strada della ripresa in termini economici e reputazionali; il secondo, invece, è quasi catastrofico, prevedendo che l’attuale “cambiamento” del governo gialloverde (che sta in realtà mettendo in atto politiche reazionarie) porti a eccessivo debito, finendo per essere esclusi dall’Eurozona e possibilmente dall’UE. Secondo l’ex ministro, lo scenario attualmente più probabile è il secondo, a causa della totale perdita di credibilità e della perdita di alleati sia all’interno della comunità europea che al di fuori. Chi ci salverà, se effettivamente dovessimo entrare in una forte crisi?

Il messaggio che ho trovato più interessante e che vorrei sottolineare è l’importanza della comunicazione: ad esempio, pochi italiani sanno che il nostro paese è più virtuoso di molti paesi nordeuropei, in termini di deficit primario. Ciò significa che spendiamo relativamente poco, ma il conto salato (e il motivo per cui accumuliamo debito di anno in anno) arriva con il pagamento degli interessi. Padoan si è quindi dovuto impegnare in una pesante opera di eduzione delle istituzioni e degli investitori internazionali, che conservavano un’immagine sbagliata dell’Italia. Alle parole, ovviamente, devono accompagnare i fatti. Il governo si è quindi impegnato a ridurre con decisione il debito, fino ad arrivare a una proiezione di pareggio dei conti nel 2021 (deficit = 0, considerando gli interessi). Il governo Conte ha invece ribaltato queste promesse, distruggendo il capitale reputazionale costruito negli anni.

L’On. Padoan e Dino Pesole saranno ospiti del Guanxinet mercoledì 3 aprile, alle ore 20:30, presso Palazzo Festari (Valdagno). Come al solito, sarà un’ottima occasione per ascoltare una persona di assoluto rilievo nel panorama internazionale. Si può imparare molto lasciando a casa i pregiudizi, sia “di sinistra” che “di destra”, durante la lettura o il dibattito. Libro consigliato!

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