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Un romanzo sulla depressione? Sì, grazie

Ultimamente ho recensito libri piuttosto crudi, che parlano di morte, invecchiamento, malattie o addirittura della Shoah. Questa volta, con L’uomo che trema di Andrea Pomella, tocca alla depressione, un male che ogni anno si porta via decine di migliaia di vite solo in Italia. E nonostante l’evidente rilevanza del tema, tanti ancora non la considerano una malattia e si tende a parlarne poco, temendo anche la stigmatizzazione che spesso ne deriva.

Se non foste convinti dell’importanza che rivestono i disordini mentali ai giorni nostri, mi basta citare un paio di notizie, prese entrambe da uno studio condotto da Istat ed Eurostat e pubblicato nel gennaio 2018. Primo, 2.8 milioni di italiani soffrono di almeno un tipo di depressione, pari al 4.3% della popolazione. In sostanza, c’è un’alta probabilità che almeno una persona nella vostra ristretta cerchia di amici e familiari soffra di questo tipo di disturbi. Secondo, uno studio OMS prevede che entro il 2020 la depressione maggiore sarà la seconda causa di invalidità, tra le malattie croniche.

Il libro è una sorta di autobiografia focalizzata sulla malattia dell’autore, che soffre proprio di depressione maggiore. Per i non addetti ai lavori, chi presenta i sintomi della depressione maggiore prova frequenti e intensi stati di insoddisfazione e tristezza e tende a non provare piacere nelle comuni attività quotidiane. Le persone che soffrono di disturbo depressivo maggiore vivono in una condizione di frequente umore negativo, con pensieri negativi e pessimisti circa se stessi e il proprio futuro. Potete quindi capire quanto invalidante possa essere uno disturbo psicologico del genere.

L’uomo che trema segue l’evoluzione della malattia passo per passo, iniziando dalla genesi – peraltro molto incerta. Non è però una mera descrizione degli eventi, ma un romanzo terapeutico, in linea con quanto faceva Giuseppe Berto il secolo scorso. Ciò non significa che sia un libro noioso o pesante da leggere; al contrario, si viene rapiti da un forte senso di straniamento per le azioni del protagonista (che poi è l’autore), che spesso una persona sana non riesce a comprendere. Eppure Pomella è tremendamente bravo a mostrarci le debolezze e le contraddizioni di una società che non riesce a provare empatia. Tutti, compreso il primo psichiatra, non capiscono la portata della malattia, finendo così per peggiorare la situazione.

L’uomo che trema non è quindi una banale autobiografia, ma contiene anche delle profonde riflessioni sociali. Al pari di quello che fa Lars Von Trier in tanti suoi film – ma in particolare nella Trilogia della Depressione – l’autore mette in discussione il modo in cui trattiamo i depressi. Come in Antichrist, il rapporto medico-paziente è spesso distorto dalla “missione scientifica” del curante, che finisce per dimenticare l’empatia e la radice latina del termine cura, che significa “attenzione”. Al contrario, Pomella trova un valido appoggio nella sua compagna di vita, Grazia, che ha passato anche lei il buio dei disturbi psicologici.

La caverna di Platone

Vi consiglio caldamente la lettura del libro: non solo troverete una scrittura piacevole, ma soprattutto imparerete quanto siano importanti il sostegno e l’empatia nella nostra società. In molte delle pagine emergono dei terribili sguardi giudicanti, di chi non comprende il malessere; il terrore per i giudizi altrui; i dolori quotidiani, le sensazioni e le ricadute, che hanno portato l’autore per due volte vicino alla morte. Il romanzo può quindi aiutarvi a rivedere certe posizioni e alcuni modi di porvi, o il modo con cui osservate una persona che vi sembra stare male. Scoprirete dinamiche che prima non conoscevate se non superficialmente, e ciò aiuterà ad alleviare un peso che opprime tante persone a noi vicine. L’autobiografia si chiude con un invito a non vivere di riflessi, come dentro alla caverna di Platone, ma di cercare di andare oltre alle apparenze. Se riuscissimo a fare a pezzi i muri mentali (chiamati anche “pregiudizi”) che noi stessi ci siamo costruiti, riusciremmo a migliorare la nostra vita e quella di chi ci sta attorno.

Credo di avervi dato più di qualche buon motivo per leggere L’uomo che trema, senza però svelarvi la trama e la conclusione. Se sono riuscito ad incuriosirvi, vi invito a venire ad ascoltare l’autore alla presentazione del libro, che si terrà venerdì 1 marzo a Palazzo Festari (Valdagno). Come al solito, evento powered by Guanxinet 😉

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