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“Idda”, un classico contemporaneo

Passo buona parte delle mie giornate a studiare e, quando riesco a ritagliarmi del tempo per la lettura, sono solito cimentarmi con saggi. “Guai a sprecare del tempo senza imparare”, dico fra me e me. Sono stato costretto a rivalutare la mia posizione sulla narrativa con due romanzi, che ho letto uno dietro all’altro durante la pausa dagli esami. Il primo è L’uomo che trema, di Andrea Pomella, e il secondo è Idda, di Michela Marzano. Oggi voglio parlarvi proprio di quest’ultimo libro.

È difficile definire cosa sia Idda. Non può certo essere ridotto a un romanzo sulla malattia e l’amore, perché è ben di più. Tutto parte dalla demenza senile di Annie, che scombussola la vita di Alessandra e Pierre, rispettivamente sua nuora e figlio. Le difficoltà nascono non solo da una domestica che si approfitta della demenza di Annie, ma soprattutto dall’accettazione dei vuoti di memoria dell’anziana signora. Dai dialoghi fra i personaggi traspare tanto la semplicità con cui la malata vive la propria vita, quanto la difficoltà per Pierre di affrontare la situazione. È inevitabile, mentre si scorre da una pagina all’altra, pensare al valore della memoria: la definizione di noi stessi dipende dai ricordi e dalla capacità di essere lucidi; perse quelle, ci si trasferisce in un universo parallelo, prigionieri del presente. Il passato è infatti una dimensione con cui spesso non ci confrontiamo – la protagonista, Alessandra, ripete spesso “punto e daccapo”: inutile piangere sul latte versato – eppure senza di esso noi non esisteremmo. Al contrario, il romanzo insegna come il fare pace con la propria storia sia una condizione necessaria per vivere liberi.

Idda aiuta a comprendere la demenza senile. Lo fa sia dal punto di vista tecnico (senza ovviamente entrare in dettagli medici), sia dal punto di vista umano. Si mostra la paura che può portare la malattia, un ospite indesiderato che divora lentamente ogni briciolo di lucidità; si nota il regresso verso una “gioventù ritardata”, quasi che la vita disegnasse una “U” rovesciata; è anche evidente come spesso la demenza senile blocchi i malati nel presente, ma costringa i familiari a misurarsi con il proprio passato. Ciò accade sia perché tendiamo a correggere gli errori nei ricordi degli infermi, ma soprattutto perché ci rendiamo conto del valore della memoria e iniziamo a esercitarla con maggior sforzo e frequenza.

Il romanzo non si limita però alla descrizione di una malattia degenerativa e delle difficoltà che porta all’interno di una famiglia. La seconda metà del libro è infatti un viaggio nel passato di Annie – quasi un omaggio ai ricordi che non ci sono più – recuperato da Alessandra grazie ai diari e ai documenti lasciati nella casa della suocera. Qui la narrazione si sposta su tre coppie: Annie e Jean, Alessandra e Pierre, Giulia e Giorgio, che sono i genitori di Alessandra. Ogni duo interpreta la propria relazione in modo diverso, e ne escono così potenti riflessioni sull’amore e il matrimonio. Il romanzo è impostato su un continuo scambio fra presente e passato, alternando i dialoghi fra Alessandra e Pierre e dei lunghi flashback, o le ricostruzioni della memoria di Annie. Anche questa dualità è resa molto bene dalla Marzano, che rende la lettura particolarmente scorrevole e incalzante grazie ai colloqui serrati e a delle riflessioni che sembrano quasi dei flussi di coscienza. Il messaggio di fondo è che il passato non passa mai, fino a quando qualcuno terrà memoria di noi.

Credo che a questo punto si possa anche spiegare il titolo che ho dato a questa recensione. Ci sono molte definizioni di “classico”, ma in genere si indica un libro che non tramonterà mai, sebbene le mode passino e la società cambi. Dostoevskij scriveva classici, Erika Leonard (autrice di 50 Sfumature di grigio) probabilmente no. Idda è una lettura che non può lasciare indifferenti; ci spinge a riflessioni profonde sulla malattia, la memoria, la tensione tra passato e presente, l’amore, la famiglia. Sebbene io abbia ammesso di leggere pochi romanzi, non ne ricordo molti in cui c’era un tale cambiamento nei personaggi – se non, appunto, i classici. Queste sono le ragioni per cui credo che il libro verrà letto anche fra molti anni.

Non voglio svelarvi nulla del complesso intreccio fra le vite di Annie, Alessandra e i suoi genitori, perché vi rovinerei il romanzo. Tuttavia, posso anticiparvi che rimarrete colpiti dal loro rapporto e da come ciascuna coppia ha interpretato la vita coniugale; anche in questo caso, se ne possono trarre utili insegnamenti.

Spero di avervi incuriosito a leggere Idda, perché l’ho trovato un romanzo davvero potente e a tratti disarmante. Se voleste approfondire e conoscere l’autrice, vi invito a non mancare alla presentazione del libro che il Guanxi ha organizzato per venerdì 8 febbraio, alle 20:30 (Palazzo Festari, Valdagno). Lettura super consigliata!

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