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Dio è morto (e risorto)

Non mi capita spesso di riflettere sulla religione, né tantomeno su Dio. Mi sono sempre considerato “non religioso”, nutrendo la schiera sempre più numerosa di chi non si ritiene né credente né ateo.  Ciononostante, rimango molto attratto dal pensiero religioso e rispetto profondamente – fino a sfiorare l’ammirazione – per chi riesce a scavarsi nel profondo e riflettere sulla condizione dell’uomo. Sergio Givone fa parte di questa categoria di persone: filosofo cattolico, è autore di decine di pubblicazioni, dalla saggistica ai romanzi. L’ultimo suo lavoro è un libro per nulla semplice, ma molto interessante e ambizioso. Quant’è vero Dio discute di come la religione sia in realtà più viva che mai, nonostante più di un filosofo la abbia dichiarata morta e sepolta e i tassi di ateismo siano in crescita in tutto il mondo occidentale.

Devo dire che è stata una delle letture più impegnative con la quale mi sia cimentato negli scorsi anni, forse secondo solo ai Fratelli Karamazov di Dostoevskij – che peraltro è citato nel terzo capitolo. Il tema è già di per sé ostico e la discussione non prende un taglio divulgativo, ma, al contrario, piuttosto tecnico e complesso. Devo però dire che Givone – forte della sua esperienza come autore di romanzi – non appesantisce per nulla l’argomentazione; al contrario, i passaggi logici danno un ritmo cadenzato alla lettura, rendendo più semplice seguire il filo del discorso.

Dicevo prima che Quant’è vero Dio è un saggio ambizioso. Si propone di dimostrare, con la potenza della logica e delle confutazioni, che Dio è presente nel mondo di oggi. Fra le tante riflessioni presenti nel libro, si discute ad esempio del rapporto fra Legge e Amore, che caratterizzano, rispettivamente, ebraismo e cristianesimo. Nonostante queste due religioni abbiano vissuto in contraddizione, si dovrebbe cogliere che l’una è la sintesi dell’altra e le due perdono di significato se ne viene a mancare una. Givone affronta anche temi estremamente attuali, come il limite delle tecnologie che modificano il nostro essere o il diritto alla vita. Lo fa ancora una volta in termini logici e filosofici, senza fare riferimento a dati e riflessioni sociologiche – che ovviamente esulano dallo scopo del libro. Un altro argomento estremamente interessante è la transizione dall’umano al postumano, che ormai sembra quasi irreversibile. Ci ho fatto qualche riflessione poche settimane fa recensendo Futuro+Umano, di Francesco Morace – prova che Quant’è vero Dio tratta temi attuali, analizzati da più punti di vista diversi.

Givone si propone di riproporre il sacro, dopo che è stato dato più volte per morto. Nonostante partissi alquanto scettico sulla tesi di fondo del libro, l’autore mi ha convinto che il pensiero religioso permea ancora la nostra società e ha potenzialità di riemergere, forte dell’atomizzazione che caratterizza i nostri rapporti interpersonali. Se l’etica diventa impossibile in assenza di Dio, si rischia di perdere il senso stesso della vita. La religione può da un lato diventare un appiglio per i più bisognosi, dall’altro offrire degli spunti e delle linee guida a tutta la società. Una volta affrancatasi dai dogmi, che devono stare ben lontani dalle questioni scientifiche, la fede può infatti nobilitare e incanalare le nostre riflessioni verso la giustizia.

Se diamo uno sguardo ai dati, si capisce la portata del lavoro di Givone: la frequentazione di servizi religiosi è calata del 17% dal 2006 al 2016 in Italia (dati Istat), uno fra i paesi più cattolici del mondo in termini sia assoluti che relativi alla popolazione. Nel 2017, l’8% degli italiani di dichiara “non religioso”, il 6% ateo e l’1% agnostico (dati Pew Research Center). Se tornassimo indietro di vent’anni, questi numeri sarebbero prossimi allo zero. I numeri diventano ancora più rilevanti se ci spostiamo nei paesi anglosassoni. Peraltro, la religione è sotto attacco per i recenti attacchi dei fondamentalisti islamici, che hanno evidenziato il potenziale negativo della fede se unito a dei fini ben poco nobili. Similarmente, alcuni nostri politici stanno facendo leva sulla nostra identità religiosa per individuare un nemico e ritrovare l’unità del paese.

Proprio per evitare queste strumentalizzazioni è necessario che tutti capiscano l’importanza della religione. Le sfide del prossimo futuro hanno bisogno di una guida forte e sicura, che si fatica a trovare nel mondo contemporaneo. Quant’è vero Dio mi ha insegnato questo; una chiave che mi apre a mondi inesplorati, sebbene continuerò a guardare la religione dall’esterno.

Il Guanxinet ha organizzato un incontro con l’autore e il filosofo Umberto Curi per presentare il libro. La serata si terrà a Palazzo Festari (Valdagno) lunedì 19 novembre, a partire dalle 20:30. Sarà una bella occasione per ascoltare le parole di Givone e porgli i vostri interrogativi.

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