Lo Zibaldone Economico

Spazio di Economia, Cultura e Cittadinanza

Scienza, Società

Acqua, energia, industria e territorio: le sinergie possibili

Probabilmente tanti dei miei lettori conoscono la Marzotto, e magari sanno pure che l’ho studiata piuttosto da vicino per la tesi di triennale. Saprete anche che il Gruppo Marzotto si è sempre contraddistinto per il forte legame con i territori lambiti dalle proprie attività; personalmente, però, prima di leggere Energie dall’acqua non conoscevo la vasta rete di centrali idroelettriche installate nel corso dei decenni su tutta l’area dell’alta Valle dell’Agno.

Energie dall’acqua è il frutto del lavoro di un giovane storico locale, Samuele Sottoriva, che ha studiato e raccolto dati sulle quindici centrali idroelettriche che costellano i comuni di Recoaro e Valdagno. Ne esce un quadro davvero completo sul passato e il presente dell’energia elettrica della nostra vallata. Già di per sé, questo sarebbe un buon motivo per leggere il libro. Gli aspetti che mi hanno colpito e su cui mi sono soffermato a riflettere, però, sono altri.

Un primo elemento è l’energia idroelettrica in sé, che costituiva la prima e unica fonte di cavalli motore nell’Italia del tardo Ottocento, ancora agli albori di una tarda e lenta industrializzazione. L’Agno – e tutti i suoi affluenti montani – dava energia a decine di piccoli opifici locali; gli esempi più classici erano i mulini da gesso o da grano, i magli da ferro e le prime attività tessili. Oltre a queste piccole industrie, le centrali idroelettriche si svilupparono di pari passo con la Marzotto. L’azienda laniera, infatti, investiva quasi ogni anno per costruire impianti o acquistarne di già funzionanti, magari potenziandone la portata.

Negli anni Sessanta, di fronte all’aumento dei consumi di energia elettrica, il nostro paese scelse di imboccare la via dei carboni fossili. Il libro, però, ci presenta una valida alternativa, più green e locale del modello che oggi la fa da padrone. La Valle dell’Agno può vantare una rete di 21 km quasi ininterrotti di impianti idroelettrici, che partono dalla Gazza e terminano quasi in centro a Valdagno. Abbiamo una smart grid che può dare lezioni alle altre regioni e province italiane, nonostante il petrolio abbia sconfitto qualsiasi altra risorsa di energia già da una sessantina d’anni.

Il secondo è il rapporto storico fra energia e industria. Come ho già scritto precedentemente, le acque del bacino dell’Agno animavano numerose botteghe artigiane. Il caso della Marzotto, però, è ben più interessante. Alessandro Marzotto, figlio di Gaetano sr., fu l’ingegnere che spinse lo sviluppo dell’idroelettrico nella vallata. L’azienda valdagnese si ritrovò così a gestire un cospicuo numero di impianti, che ne hanno soddisfatto buona parte del fabbisogno energetico fino agli anni Sessanta – praticamente la totalità prima del secondo conflitto. Nel corso dei primi anni del 2000, però, il Gruppo decise di vendere le centrali in un’ottica di refocusing sul proprio core business. Anche la centrale di Villa d’Almé (BG), ereditata dall’acquisizione del Lanificio e Canapificio Nazionale, viene ceduta pochi anni dopo. Gli impianti sul nostro territorio finiscono ad Impianti Agno, un’azienda controllata dai sei comuni della vallata, e ad Eusebio Energia.

Qui mi collego al terzo e ultimo punto, ossia il legame fra l’idroelettrico e il territorio. I tanti progetti per le centrali che vengono ripresi nel libro evidenziano il carattere locale dell’idroelettrico: siccome deviare un torrente ha conseguenze sulla comunità, è importante programmare i possibili impatti. Fin dalla nascita, dunque, una centrale idroelettrica è legata a doppio filo con chi ci vive attorno. Il rapporto continua giorno dopo giorno, grazie alla distribuzione dell’energia generata in modo totalmente sostenibile. Si genera così una certa consapevolezza ai temi ambientali ed energetici che non potrebbe mai essere eguagliata dalle classiche centrali a combustibili fossili.

Il libro, avendo un taglio prettamente storico, contiene anche numerosi riferimenti a esponenti e realtà rilevanti della Valdagno dei due secoli passati. Chi di voi sa che avevamo una miniera di lignite piuttosto importante (ossia un carbone poco pregiato, usato perlopiù come combustibile) nella zona di Campotamaso, fino al ‘46? Eppure costituiva l’unica risorsa alternativa all’acqua per tutto l’Ottocento e l’inizio del Novecento!

Il libro è stato presentato il 31 maggio scorso al Guanxi, che riesce sempre a farmi scoprire nuovi aspetti del nostro territorio. Tenetevi informati qui per ricevere notizie sui loro prossimi eventi 😊

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Theme by Anders Norén