Lo Zibaldone Economico

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Economia Aziendale

Ricordo di un leader globale

La settimana scorsa ci ha lasciato Sergio Marchionne, AD di FCA e Presidente di Ferrari. Se n’è andata una fra le figure più discusse degli ultimi vent’anni, nel bene e nel male. Mi sono preso del tempo per riflettere su di lui, perché non è semplice scivolare nella banale adulazione e ormai è già stato scritto un fiume d’inchiostro digitale. Qui di seguito troverete i pensieri che ho messo insieme in questi lunghi giorni.

Premetto che non sono mai stato un grande estimatore di Marchionne. Ricordo una serata al Guanxi – la presentazione di Boomerang, di Nicola Palmarini – dove ho preso la parola per lamentarmi di quanto l’Italia fosse indietro sulla mobilità elettrica, e attribuivo la colpa a Fiat. Fiat, quell’azienda che produceva solo il minimo legale di 500 elettriche (il 10% della produzione totale del modello) per poter vendere in California. Non si può certo dire che puntasse sull’elettrico. Marchionne non perdeva occasione per rincarare la dose: nell’ottobre 2017, durante un’intervista, pronunciò la famosa sentenza “l’elettrico è un’arma a doppio taglio”, che ha provocato dure polemiche nei giorni seguenti. A gennaio, però, era tornato sui propri passi e aveva destinato all’elettrico ingenti risorse per recuperare il terreno perduto.

Al di là di questo peccato, credo che ci sia poco da recriminare a Marchionne. Ha salvato Fiat, un gigante che perdeva milioni di euro al giorno ormai da anni; ha messo in moto uno dei turnaround più impegnativi della storia, tanto da “meritarsi” le chiavi di Chrysler dall’amministrazione Obama nel 2009. Nonostante ciò, una certa fetta della popolazione ancora preferisce vedere gli operai licenziati invece di quelli salvati, come se Fiat avesse potuto stare in piedi nella pietosa situazione in cui versava. Non voglio però dilungarmi in sperticate lodi sulle sue indiscutibili doti manageriali, su cui i giornalisti hanno già scritto belle e complete pagine nei giorni scorsi.

Piuttosto, voglio ricordare un “eroe dei due mondi moderno”: uno che parte da Chieti e si laurea in Canada; poi la Francia e la Svizzera, fino al riapprodo in Italia al timone di Fiat. Ma ha unito di nuovo gli Stati Uniti e l’Europa con la fusione che ha dato origine al Gruppo FCA, Fiat Chrysler Automobiles. Marchionne andava ben oltre la nazione e ha costruito un profilo internazionale che Fiat prima poteva solo sognare. Il provincialismo italiano non ha certo aiutato, tanto che l’AD viene ancora attaccato per aver spostato la sede legale e fiscale al di fuori dell’Italia. Prima o poi, forse, ci renderemo conto che viviamo in un mondo dove i confini non contano più nulla – nonostante alcuni politici si stiano impegnando per tornare indietro. Marchionne era un uomo globale, che non nascondeva di soffrire la chiusura mentale che purtroppo è tipica del nostro paese. Un vero e proprio eroe dei due mondi, che si portava dietro un background fatto di discipline e culture diverse, prendendo il meglio da ciascuna. Ha portato il controllo di gestione anglosassone e la religione dei numeri in Fiat, scambiandola con il saper fare italiano in Chrysler.

Mi piace pensare che Marchionne usasse la formula think global, act local: nonostante abbia trasformato la Fiat in un colosso globale, non ha mai reciso le relazioni con l’Italia. Al contrario, ha completato una serie di ambiziosi investimenti nel nostro paese (soprattutto a Pomigliano), mentre tutti lo accusavano di delocalizzare. Ma quante aziende hanno investito in Italia negli anni più bui della crisi? Riprendo anche un pezzo del bell’articolo del Prof. Costa per Il Bo Live: “Nessuno, neanche Trump, si sogna di affermare che Apple delocalizza la produzione nei paesi asiatici anche se non produce quasi nulla in Usa. Nessuno, neanche Macron, si sogna di affermare che Bernard Arnault delocalizza in Italia anche se le scarpe delle griffe di Lvmh sono prodotte in Riviera del Brenta. Apple e Lvmh, proprio grazie a queste scelte produttive, continuano a creare nei loro Paesi molti posti di lavoro (pregiati) e profitti.” Pensiamoci su.

In neanche quindici anni è riuscito a creare un impero da 4.2 milioni di vetture all’anno – settimo produttore al mondo – e ha riportato in utile due giganti malati come Fiat e Chrysler. Al suo successore spetta un compito assai delicato e complesso. Marchionne ha lasciato sul tavolo la partita sull’elettrico e sulla seconda fusione, necessaria per competere sul mass market. L’ex AD ha ripetuto più volte che il suo obiettivo era trovare un altro partner, dopo la galassia Chrysler, per raggiungere quota 6 milioni di auto prodotte. Sulla guida autonoma, invece, FCA è al passo dei concorrenti grazie agli investimenti portati avanti da Marchionne.

Spero di portarmi a casa molte lezioni da lui. Innanzitutto l’apertura mentale e l’ibridazione delle competenze, che ormai sono un requisito fondamentale per qualsiasi lavoro. In secundis, la propensione al cambiamento, che spesso ci spaventa e ci paralizza; la flessibilità è però un grosso vantaggio competitivo in un mondo che cambia in fretta. Infine, la dedizione e la passione che mettiamo in ciò che si fa ogni giorno, nonostante le critiche che piovono da tutte le parti.

Ciao Sergio, che la terra ti sia lieve.

2 Comments

  1. pierluigi riello

    Bravo, hai scritto un bel pezzo di piacevole lettura. Mi è piaciuto l’accostamento storico dell’. Giustamente anche Garibaldi non è stato universalmente (nel senso da tutti) amato. Marchionne è un possibile Eroe nell’accezione che cito sempre del generale Fabio Mini . Nel suo libro , evidenzia la fondamentale differenza tra gli eroi di guerra e gli eroi della guerra. I primi che si distinguono per un atto eccezionale che viene dichiarato esemplare da chi vuole sfruttarlo. I secondi, gli eroi della guerra, che invece fanno prevalere le virtù sui vizi, gli ideali sulle ideologie, gli interessi comuni su quelli istituzionali e sono universali e «di esempio sia per la vittoria che per la sconfitta»(p. 173). Marchionne in parte rispecchia questa definizione, al di là di tutte le strumentalizzazioni (in positivo o in negativo) apparse in questi anni e soprattutto in questo ultimo periodo. In definitiva un personaggio da cui c’è molto da imparare, sia per la piccola e sia per la media-grande azienda. Buona estate ! Pierluigi Riello.

    • Antonio Nicoletti

      La ringrazio molto, sia per il complimento che per il consiglio di lettura – che non mancherò di acquistare nel prossimo mese.
      Buona estate anche a Lei!

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