Sappiamo che una delle piaghe d’Italia è la burocrazia lenta e pesante. Gli uffici tecnici, i regolamenti e le scartoffie la fanno da padrone, uccidendo spesso l’intraprendenza e la voglia di mettersi in gioco. Un’alternativa c’è, e si chiama “zainocrazia”. Leonardo Previ, consulente e professore di Organizzazione Aziendale, ne traccia le linee nel suo ultimo libro, che si intitola proprio Zainocrazia – Teoria e pratica di un futuro preferibile.

Riassumere un movimento in un breve articolo è un’ardua impresa. I due concetti di fondo sono probabilmente il movimento e il flusso, che potrebbero coniugarsi con la metafora eraclitea del panta rei – “tutto scorre”. La burocrazia è, letteralmente, il “governo della scrivania”, dove regnano l’immobilità e i timbri; al contrario, il Prof. Previ propone di mettersi lo zaino in spalla ed essere pronti a muoversi in un mondo che diventa sempre più veloce.

Il libro presenta un indice ben chiaro: si comincia con una premessa antropologica, che spiega come la sedentarietà dell’uomo e la burocrazia siano fenomeni relativamente recenti rispetto alla nostra lunga storia; poi si enunciano le fondazioni teoriche della zainocrazia, spiegando bene al lettore quali siano le sfide per diventare dei veri adepti; infine si passa alla pratica, con consigli concreti su come applicare i punti descritti nei capitoli precedenti. In questa sezione l’autore consiglia anche quali siano gli strumenti da mettere nello zaino, in modo da non farci cogliere impreparati dagli eventuali imprevisti. Questa linearità logica, unita allo stile scorrevole, ai divertenti aneddoti storici e alle interessanti schede di approfondimento, rendono la lettura facile e scorrevole.

Il libro mi è piaciuto anche perché sfida molti luoghi comuni e comportamenti che ormai diamo per scontati nel mondo del lavoro e, più in generale, nel nostro vivere la società; lo fa però senza demolire in modo violento, ma proponendo una valida alternativa. Ad esempio, Previ invita ad apprezzare la complessità, che spesso noi rifuggiamo in favore della semplicità; in realtà, però, i fenomeni che ci circondano sono profondamente complessi e non possiamo accontentarci di mezze spiegazioni. Un altro mito sfatato è il valore dell’ignoranza: la zainocrazia si basa sull’ “ignoranza di alta qualità” – quella socratica, del “so di non sapere”. È importante comprendere che ogni risposta porta a numerose altre domande con cui dobbiamo confrontarci, accorgendoci di essere ignoranti. Uno zainocrate esercita quotidianamente il dubbio metodologico teorizzato da Cartesio, chiedendosi sempre se non ci sia un modo migliore per affrontare un determinato problema. Questo tipo di ignoranza non va confusa con quella di bassa qualità, che deriva dalla mancanza di dati. Al contrario, dobbiamo cercare di minimizzarla, andando a caccia di informazioni. Un altro principio di base della zainocrazia è il “fare senza”, seguendo la filosofia del lean thinking: veniamo da decenni di opulenza e sprechi, mentre il nostro zaino dovrebbe essere leggero e maneggevole, in modo da garantirci la massima rapidità e agilità. Bisogna quindi valorizzare ciò che già si ha e usare le proprie risorse in modo creativo, portando risparmio e abbattendo l’inquinamento.

La zainocrazia serve anche ad emanciparci dalle macchine, che svolgono lavori ripetitivi e banali. La catena di montaggio taylorista, che ha dominato le fabbriche di inizio XX secolo, rischia di tornare alla ribalta con il modello di braccialetti proposti da Amazon, che guidano i magazzinieri verso il giusto oggetto e il giusto pacco. Altro che economia della conoscenza! La sfida per i lavoratori è diventare “imprenditivi”, ossia capaci di assumersi le proprie responsabilità per i risultati ottenuti, oltre a dialogare con le macchine. In caso contrario, vincerà il modello Amazon.

Il Prof. Previ esalta anche la superficialità ricca di leggerezza. Mentre la società promuove la specializzazione estrema di ciascun individuo, uno zainocrate è un tuttologo che si destreggia in varie materie ed è capace di cogliere le opportunità che una persona troppo focalizzata nemmeno vedrebbe. In un mondo che cambia radicalmente ogni dieci anni (pensate agli smartphone, self driving cars, droni, social networks, etc.), conviene imparare a improvvisare piuttosto che fossilizzarsi su una singola competenza.

Ultime due raccomandazioni: primo, bisogna premiare la collaborazione all’interno dell’ufficio. Nella zainocrazia, la condivisione di informazioni è vitale per il corretto funzionamento del sistema. Secondo, gli incentivi non dovrebbero MAI essere basati su ricompense estrinseche al lavoro, come un bonus monetario. Qui vi propongo un TED di Dan Pink (con i sottotitoli in italiano), fra i più affermati consulenti di organizzazione aziendale al mondo, che presenta in modo molto divertente alcuni studi che dimostrano come una ricompensa monetaria abbassi la performance dei lavoratori. Questi esperimenti sono stati ripetuti in diversi contesti e per più anni, ma il risultato è sempre lo stesso; tuttavia, la stragrande maggioranza delle aziende ancora ragionano con il metodo del bastone e la carota. La zainocrazia non funziona così.

Se vi siete incuriositi e volete saperne di più, il Prof. Previ presenterà il suo libro in dialogo con Sebastiano Zanolli a Valdagno, mercoledì 20 giugno (ore 20:30, Palazzo Festari). L’evento è organizzato dal Guanxinet, una sicurezza sulla qualità del libro stesso 😉
Vietato mancare! Ci vediamo lì.