L’anno scorso facevo zapping sui canali di cinema di Sky e ho incontrato The Lobster, il film che ha portato alla consacrazione internazionale di Yorgos Lanthimos. È stato un colpo di fulmine: non poteva che essere un segno del destino, visto che non guardo mai la TV. Così iniziai a “tallonare mediaticamente” Lanthimos, osservando le sue mosse, finché non presentò il suo progetto al Festival di Cannes, il 22 maggio dello scorso anno. The killing of a sacred deer – così si chiama l’ultima fatica del regista greco – si avvale di un cast coi fiocchi: Colin Farrell collabora per la seconda volta con Lanthimos, accompagnato da nientemeno che Nicole Kidman e Barry Keoghan, giovane attore irlandese con un importante ruolo anche in Dunkirk. Dopo aver scritto la recensione di The Lobster, vi riporto qui di seguito gli spunti che mi ha lasciato The killing of a sacred deer. Vi prometto di non compromettere la visione; al contrario, cercherò di orientarvi e di darvi qualche consiglio per affrontare il film in maniera più consapevole – sperando quindi che ve lo godiate ancora di più.

Dopo The Lobster, devo dire che avevo alte aspettative sulla pellicola. Si tratta di un horror coi fiocchi, molto meditativo e per nulla volgare. Lanthimos si dimostra nuovamente capace di coniugare il piacere per l’occhio, che accontenta il grande pubblico, con una trama piena di spunti letterari e culturali. Ad esempio, The killing of a sacred deer si ispira alla tragedia greca di Ifigenìa, figlia di Agamennone e Clitemnestra. Questo mito vi fornisce la chiave di lettura per il film: un giorno Agamennone uccide un cervo consacrato ad Artemide (così si spiega il titolo della pellicola); la dea, indispettita da questo furto, ordina ad Agamennone di uccidere la più bella delle sue figlie. Il re dovrà obbedire in seguito alle pressioni del popolo, su cui si era scagliata l’ira di Artemide. Se terrete a mente questa breve storia, la trama vi sarà molto più chiara.

Lanthimos gioca quindi con il teatro greco, producendo così un horror come non l’avete mai visto. Durante le due ore del film scorrono appena poche gocce di sangue, ma l’atmosfera, la musica e il modo in cui gli attori recitano vi scaricheranno addosso una tensione che pochi film sanno creare. Come in The Lobster, tutto sembra surreale: i personaggi ripetono spesso le stesse battute e si comportano in modo poco convenzionale ed ortodosso – a tratti persino imbarazzante – andando contro tutte le nostre aspettative e facendoci uscire dalla nostra zona di comfort. Lanthimos è un maestro in questo gioco di incredulità; riesce ad usare gli attori come marionette, riproducendo l’effetto delle “personae” del teatro greco (ossia le maschera usate per rappresentare i personaggi). Gli stessi personaggi mutano più volte nel corso della pellicola, contribuendo a creare i colpi di scena che ci tengono col fiato sospeso. Anche se appaiono incapaci di provare sentimenti ed emozioni, è impossibile non venire coinvolti dal succedersi degli eventi.

Si crea anche una certa simmetria all’interno del film: da una parte abbiamo Steven e Anna (Colin Farrell e Nicole Kidman, padre e madre), dall’altra Martin e Kim (rispettivamente giovane ragazzo esterno al nucleo familiare e figlia dei primi). Noterete non solo che le coppie Steven-Martin e Anna-Kim ripetono le stesse identiche battute lungo il film, ma adottano persino le medesime pose in alcune scene. Rimane escluso Bob, il secondo figlio di Steven e Anna. Anche questo è un indizio da tenere presente quando guarderete The killing of a sacred deer. Persino la musica crea una certa simmetria: nonostante sia quasi sempre presente come sottofondo, la musica domina solo all’inizio, alla fine e a metà film, dove avverrà un fatto importante. Insomma, come nei migliori Kubrick, nemmeno Lanthimos lascia scene e dettagli al caso. Tutto è studiato a tavolino e la trama si dispiega pian piano, sebbene sia un film lento e ragionato.

The killing of a sacred deer è uscito nelle sale americane il 3 novembre 2017 e io, quasi divorato dalla curiosità per il nuovo film di Lanthimos, non ho potuto resistere e me lo sono visto in inglese un paio di mesi dopo. Se volete la versione in italiano, dovrete aspettare il 25 aprile. Sarà un bel modo per festeggiare il 68° anniversario della Liberazione 😉