Spesso si parla dei vizi delle PMI italiane, più che delle virtù. Nuove imprese – chi sono i champions che competono con le global companies, il nuovo libro di Filiberto Zovico, ci racconta però una realtà diversa. Abbiamo, nel cortile di casa nostra, alcuni gioiellini che sfidano quotidianamente dei colossi che fatturano anche cento volte di più, ma che non riescono ad essere altrettanto competitivi. Il libro ci presenta le caratteristiche comuni di queste aziende champion e prospetta le sfide all’orizzonte.

Cominciamo dal definire cos’è un champion. Il Centro Studi di ItalyPost ha utilizzato criteri molto stringenti per individuare le 500 PMI più performanti e sane d’Italia. Nel periodo 2010-2016, le aziende incluse hanno un fatturato che va dai 20 ai 120 Mn di euro, crescita annua composta maggiore al 7%, EBITDA sopra il 10%, rapporto di indebitamento inferiore al 80%, PFN/EBITDA<1.85, numero addetti maggiore di 20. Sono poi stati esclusi alcuni settori ed imprese a partecipazione pubblica, filiali di multinazionali estere, società italiane con sede legale all’estero, società italiane controllate da stranieri e le controllate. Non avete capito un passaggio? Non importa: vi garantisco che sono criteri sufficientemente ambiziosi e restrittivi da ottenere solo 500 champions, partendo dal campione di 1.119.466 imprese a capitali italiani.

Incastriamo quest’analisi nel contesto più ampio. Stiamo parlando di aziende che sono cresciute a ritmi vertiginosi durante la crisi che ha attanagliato il nostro paese. Nonostante la crescita e la redditività media (superiore al 20%), abbiamo dovuto aspettare il libro di Zovico per ottenere anche solo un quadro generale. I media non si occupano delle PMI, nonostante queste compongano una buona fetta del tessuto imprenditoriale del nostro paese e diano lavoro a più del 70% degli occupati. Il problema è la banalizzazione che porta il concetto stesso di PMI: mentre le grandi imprese condividono spesso gli stessi punti di forza e di debolezza, la definizione di PMI cattura chiunque, dall’elettricista all’azienda che fattura €100Mn di cui il 90% all’estero. Adesso, finalmente, ci troviamo un piccolo compendio che ci permette di immergerci nel variegato mondo delle PMI – più precisamente, nella parte più sana e performante di quel mondo.

Veniamo al dunque: quali sono i caratteri che accomunano i champions? Innanzitutto, si tratta di aziende solide. Oltre alla forte capitalizzazione, le 500 società hanno una posizione finanziaria netta (PFN=debito-cash) negativa o comunque molto bassa. Significa che non solo non hanno de facto debito, ma che la cassa eccedente può essere usata per investimenti nell’azienda. Mentre l’”economia del turbodebito” si basava sulla leva finanziaria, questi imprenditori accantonavano contante e ripagavano i debiti. Così, quando la crisi è arrivata, si sono trovati con un buon tesoretto da impiegare per rinnovare ed allargare il proprio business, guadagnando così quote di mercato sui concorrenti che invece dovevano ridimensionarsi.

I champions mostrano anche di avere il cuore radicato nella loro terra d’origine, ma la testa proiettata verso l’estero. Se sono cresciuti finché il PIL italiano stagnava, significa che il fatturato viene, mediamente, dall’export. Il radicamento nel territorio li porta a cercare talenti in loco, per sopperire a quel bisogno di capitale umano di qualità che è un’altra caratteristica comune ai champions. Tocchiamo, però, un tasto dolente: mentre in Italia la disoccupazione si attesta sopra il 10%, queste PMI non riescono a trovare lavoratori qualificati. Non si parla solamente di ingegneri, ma anche e soprattutto di tecnici competenti, che riescano a progettare e gestire i complessi sistemi di lean e 4.0 spesso adottati dalle 500 aziende. Mentre i licei si riempiono di ragazzini demotivati e a cui forse mancano anche le competenze, i tecnici subiscono un’emorragia di iscritti. Gli ITS sono un’innovazione positiva in questo senso, ma ci vorrà tempo prima che i genitori si rendano conto che un tecnico può fornire migliori prospettive occupazionali ai propri figli. Come al solito, lo sviluppo passa per la scuola e l’università.

I champions sono quindi “aziende senza”: senza banche (non ne hanno bisogno, avendo abbondante cassa), senza scuola e università (sopperiscono alla mancanza allenando i propri dipendenti e a volte importando cervelli dall’estero), senza politica. Perché, chiaramente, la cronica instabilità politica e il progressivo ridimensionamento di Confindustria non fanno bene al sistema impresa. Emerge quindi il classico stereotipo dell’imprenditore “che si arrangia”, che cresce NONOSTANTE al sistema Italia, e non grazie ad esso. Eppure questa è un’antropologia positiva: i champions sono aziende che trasformano il vizio in virtù, portando crescita ed occupazione.

Un ultimo elemento comune che vorrei sottolineare è che le 500 società sono dei campioni delle nicchie. Non hanno portafogli di marchi o prodotti infiniti, ma si specializzano su una piccola sezione del mercato e battono concorrenti di qualsiasi tipo e dimensione, spesso sfruttando il brand “made in Italy”. Sfruttano la loro agilità per mettere al centro il cliente, rispondendo alle richieste con tempi e qualità che le multinazionali semplicemente non possono replicare. Tanto che i champions iniziano a far gola all’estero: vista la loro piccola dimensione e l’altissima redditività, finiscono per essere bocconi prelibati per i fondi e le aziende stranieri. Qui si giocherà la partita più importante per le PMI italiane: riusciranno a fare sistema e a continuare a crescere a ritmi vertiginosi anche nel futuro, oppure si adageranno sui risultati già ottenuti? Nonostante la fame non manchi, gli imprenditori dovranno anche dimostrarsi capaci di gestire al meglio il processo di managerializzazione e i passaggi generazionali, che spesso si dimostrano i punti deboli delle nostre PMI.

Nuove imprese è un progetto interessante ed ambizioso che merita di essere letto. Non solo ci fa entrare in un mondo che spesso viene snobbato dai media, ma ci fa comprendere che la nostra economia può e deve ripartire. Un raggio di sole in tutto questo buio non può che farci bene. Il libro verrà presentato mercoledì 28 marzo al Guanxinet (Palazzo Festari, Valdagno, ore 20:30), con Zovico e ben tre champions: Giovanni Ferrari, Pietro Delaini e il valdagnese Francesco Battistella. Conoscerete quindi alcuni campioni e l’autore: come mancare?

P.S.: Zovico cita un interessante articolo dell’Economist che sostiene che le global companies siano in forte crisi di redditività. Che sia la rivincita dei (migliori) piccoli? Spazio ai champions, dunque!