Bitcoin. Quanto ne avete sentito parlare negli ultimi mesi? Dopo la crescita della bolla speculativa, che ha portato il valore della criptovaluta più famosa al mondo dai 4000€ di ottobre a quasi 17.000€ in gennaio, i giornali non mancano l’occasione per commentare le vicende che ruotano attorno al mondo delle monete crittate. Non si tratta però di un argomento semplice, specialmente per quanto riguarda il progetto monetario di Bitcoin. Così, quando il Guanxi mi ha proposto Per un pugno di Bitcoin, dei Proff. Amato e Fantacci (storici dell’Economia bocconiani), ho colto la palla al balzo: era un’occasione imperdibile per capirne di più in merito alle criptovalute e alla blockchain. Oltre alla loro indiscutibile esperienza in campo monetario, non bisogna trascurare il fatto che non hanno investito in Bitcoin (né long short), quindi sono una voce imparziale in un ambito dove le tifoserie da stadio sono piuttosto comuni.

Per un pugno di Bitcoin non si limita certo all’aspetto meramente finanziario di Bitcoin; al contrario, scava nel profondo del progetto del suo misterioso inventore, Satoshi Nakamoto. Comprendendo le caratteristiche di base di questa criptovaluta, si comprenderanno tutti i suoi possibili usi, le opportunità e i rischi. Gli autori tracciano anche il solco per una possibile riforma monetaria, che può prendere il là dalle provocazioni di Bitcoin. Capite dunque che c’è tanta carne al fuoco.

Il libro comincia con una precisa spiegazione del funzionamento di Bitcoin. L’algoritmo ha vari aspetti interessanti ed innovativi: innanzitutto, la quantità di moneta circolante è fissa; aumenterà fino a 21Mn di bitcoin per poi arrestarsi. Grazie alla crittazione, il sistema è totalmente decentrato – la moneta non viene generata da un organismo centrale quale la BCE, ma arriva direttamente nel portafoglio virtuale di quel miner che riesce a decrittare il blocco (block) di codice crittato; l’insieme di tutti i blocchi formano la blockchain. Un’altra importante caratteristica è l’esclusione degli intermediari finanziari: mentre i bitcoin arrivano direttamente nelle tasche dei miners, la valuta stampata dalle banche centrali passa per le banche commerciali prima di arrivare a noi.

Proprio questa è una fra le critiche più importanti che vengono mosse al sistema monetario attualmente in vigore. Abbiamo visto tutti come gli istituti di credito non abbiamo scaricato a terra tutta la liquidità prodotta dal Quantitative Easing della BCE. Come se non bastasse, le banche possono moltiplicare ogni euro molte volte attraverso il credito; per questi motivi, le banche centrali perdono il controllo della moneta effettivamente in circolazione e dipendono dalle banche commerciali. Ciò genera delle spinte inflative e favorisce l’accumulo del debito, che a sua volta può portare a crack finanziari severi (vedasi 2008).

E quindi? Bitcoin è la soluzione? In realtà no. L’algoritmo Bitcoin, al pari della stragrande maggioranza delle criptovalute, indirizza le giuste domande ma le affronta in maniera sbagliata. Innanzitutto, Bitcoin è una valuta intrinsecamente deflativa. Il ragionamento è semplice: siccome nel 2030 si raggiungerà la soglia di 21Mn di bitcoin (e l’algoritmo lo garantisce), i bitcoin diventeranno un bene scarso. Mentre la domanda crescerà, l’offerta rimarrà stabile a 21Mn. Quindi il bitcoin varrà sempre di più e di conseguenza i beni che acquistiamo costeranno sempre meno: benvenuti nel mondo della deflazione. Ahimè, gli effetti della deflazione non sono piacevoli: non solo avvantaggiano chi vive di rendita (i rentiers) rispetto a chi si guadagna la pagnotta ogni giorno, ma soprattutto deprime la domanda. Chi comprerebbe oggi se domani lo stesso bene costa meno?

In altre parole, Bitcoin distruggerebbe l’economia. Nakamoto lo propone come moneta alternativa al sistema “disonesto e corrotto” attualmente in vigore, ma non si è accorto – o forse ci specula sopra, visto che 1Mn di bitcoin sono nelle sue mani – che la sua valuta non è adatta ad essere scambiata (perché deflativa) ma solo ad essere accumulata da ingordi rentiers che sperano di vivere su un apprezzamento del loro portafoglio dovuto ad un’offerta limitata ma una domanda potenzialmente in crescita. Bitcoin è progettato per speculare. Non ha altri utilizzi, né oggi viene usato per scopi diversi dalla speculazione.

Eppure i meccanismi che ci stanno alla base possono davvero cambiare qualcosa. La blockchain trova le applicazioni più disparate, dal certificare e garantire i voti online (cosa che Rousseau, il sistema di M5S, non fa) all’applicare ed assicurare contratti commerciali. Raramente è la tecnologia a rappresentare il problema: il più delle volte è l’uomo a sbagliare l’applicazione e l’utilizzo di una radicale innovazione.

In queste righe ho esaminato solo alcuni degli aspetti di Bitcoin che sono toccati nel libro, in modo da farvi capire di cosa si parla sui giornali e che il nostro sistema monetario è tutt’altro che perfetto. Tuttavia, Per un pugno di Bitcoin affronta molti altri temi ancora più interessanti. Uno su tutti, la libertà teorica che ci garantirebbe l’algoritmo secondo l’idea di Nakamoto; eppure, in realtà, finiremmo in un Grande Fratello (o un Truman Show, a seconda dei vostri gusti) dove la libertà non esisterebbe nemmeno più. Libertà in potenza, ma non in atto. L’ideologia stessa di Bitcoin è irresistibilmente interessante: esiste una Bitcoin Bible che vuole raccogliere adepti sostenendo che la criptovaluta “salverà il mondo dal male”, argomentando questa tesi. Last but not least, Amato e Fantacci propongono una riforma del sistema monetario imperniata sui concetti di Clearing Union e bancor (di keynesiana memoria), elogiando le virtù di valute complementari e non alternative come il sardex o il nostro venetex. Keynesiano è anche lo stile di molti passaggi nel libro; un gran complimento, considerando che l’economisti britannico è famoso in tutto il mondo sia per le sue idee che per il modo in cui scrive, a tratti direi poetico (e non è un caso, visto che era nella ristretta cerchia di Virginia Woolf).

Per saperne di più, vi invito a venire ad ascoltare i due autori a Valdagno (Palazzo Festari), mercoledì 14 marzo alle 20:30. Non mancate, perché un’opportunità del genere non capita tutti i giorni e la blockchain promette di essere davvero una tecnologia che prima o poi useremo tutti, declinata in uno dei suoi molteplici utilizzi. Spero di vedervi numerosi!