Si avvicina sempre più il giorno fatidico: domenica 4 marzo torneremo a votare per eleggere il nostro Parlamento, composto ancora da Camera e Senato. Qui di seguito non vi proporrò il dettaglio di ogni programma, ma mi limiterò a commentare i punti salienti di ciascuno.

Breve inciso: noto, non senza amarezza, che il dibattito politico è ancora dominato dal populismo. Di Maio, Renzi, Salvini e Berlusconi: nessuno si salva dalle false promesse, fatte per ingolosire l’elettorato. Questa corsa all’aumento della spesa pubblica o al taglio di tasse senza copertura finanziaria è dovuta quasi esclusivamente alla nostra cronica instabilità politica. Sapendo che l’orizzonte temporale di un governo è in media un anno (circa settanta governi in settant’anni di repubblica), i partiti sono disposti a qualsiasi cosa pur di accaparrarsi un seggio in più e poi per mantenere il governo. Il risultato è una marea crescente di promesse irrealizzabili o dannose nel lungo periodo. Per maggiori informazioni, vi invito a leggere il paper scritto da Grilli, Masciandaro e Tabellini (1991). Il 4 dicembre 2016 avevamo avuto l’opportunità di cambiare, ma evidentemente qualcosa non ha funzionato e siamo punto a capo. Ad ogni modo, è inutile piangere sul latte versato. Vado al dunque.

Flat tax: ne avrete sicuramente sentito parlare sui giornali e al TG. Comincio da qui perché credo sia la proposta più assurda che sia stata messa in circolazione. L’idea è molto semplice: cancellare tutti gli scaglioni di reddito ed introdurre un’aliquota unica per tutti i cittadini. Fra i vantaggi c’è un’evidente semplificazione del sistema tributario, perché tutti pagano la stessa percentuale di tasse sul reddito. Altrettanto evidente è lo svantaggio: si perde completamente la proporzionalità nella contribuzione di tasse e servono le coperture economiche per il gettito fiscale che viene perso dallo Stato. Nonostante ci sia una “no tax area” per i redditi infimi, ciò genera forti diseguaglianze economiche. Ad oggi la flat tax è adottata solo dai paesi dell’ex blocco sovietico, che certo non brillano per crescita economica e per equità sociale. Colgo la palla al balzo per sottolineare la differenza fra uguaglianza (garantita dalla flat tax) ed equità, dove ciascuno contribuisce secondo le proprie risorse. Dovrebbe far pensare che l’aliquota unica sia proposta dalla persona più ricca della penisola, ma l’elezione di Trump ci insegna una lezione importante: il presidente USA, eletto dalla pancia del popolo, sta attuando una riforma fiscale per introdurre un sistema più regressivo dell’attuale (da 7 a 5 scaglioni di reddito); il paradosso è che le classi più disagiate, che sostanzialmente pagano per questo tipo di riforme, continuano comunque a supportare Trump. Si ripeterà lo stesso copione in Italia? Forse, ma la flat tax è difficile da introdurre: l’art. 53 della nostra Costituzione impone un sistema fiscale progressivo; si può modificare, ma non è semplice.

Redditi aggiuntivi e pensioni: un’altra area in cui i politici di ogni colore hanno dato sfoggio di grande fantasia è il welfare. Il centrosinistra propone il reddito di inclusione, il M5S il reddito di cittadinanza e il centrodestra il reddito di dignità. In sostanza, mentre SX e DX propongono un reddito garantito per le fasce più deboli della popolazione, i grillini vogliono cancellare le differenti proposte assistenziali (invalidità, disoccupazione, vedovanza, etc.) e sostituirle con uno stipendio a tutti i cittadini italiani, indipendentemente da qualsiasi parametro. Il problema è come attuare queste riforme senza far lievitare ulteriormente un debito pubblico già alto. Lo stesso si può dire delle pensioni, visto che Salvini è partito all’arrembaggio della riforma Fornero. Nonostante Berlusconi abbia messo in chiaro che quella coraggiosa e dovuta riforma non si tocca, dovremo vedere chi prenderà più voti fra Lega e FI. Uno scenario con Salvini frontman del centrodestra non è improbabile, visti i sondaggi e l’incandidabilità di Berlusconi. La riforma Fornero va difesa per molti motivi: primo, rappresenta semplicemente l’adeguamento ad un’età media che si alza sempre più; secondo, perché l’Italia spende il 16% del PIL in spesa previdenziale; terzo, perché ci ha portati al pari dell’età pensionabile degli altri paesi europei.

Euro, Europa e migranti: curiosamente non si parla molto di questi temi. Forse è dovuto all’ambiguità tenuta da quasi tutti i partiti in materie internazionali, anche perché tutto è concentrato sulla propaganda interna. Sul tema migranti c’è sostanziale accordo: si vuole ridurre il numero di ingressi puntando su accordi con i paesi di provenienza e la stabilizzazione della Libia, da dove partono i barconi. Il CDX è però più drastico rispetto ai suoi competitors, perché mostra determinazione ad espellere i migranti irregolari. Riguardo i temi europei, posso riassumere nel seguente modo: mentre il CSX è pro-Europa in toto, il M5S vuole lasciare che il popolo decida (incuranti del fatto che la Costituzione vieta i referendum in materie internazionali e i risultati della Brexit). Dal CDX arrivano alcune proposte divertenti e fantasiose, come la doppia valuta di FI (qui se volete approfondire). Tuttavia, la destra sembra aver seguito l’esempio del Front Nationale, adottando posizioni più docili rispetto ad Euro ed Europa prima delle elezioni. Berlusconi rimane indubbiamente la forza più moderata all’interno del CDX, presentandosi come l’alfiere dei Popolari europei di Juncker e spargendo la voce di Antonio Tajani come possibile Presidente del Consiglio. I tre partiti chiedono però ad una sola voce maggiore flessibilità nel bilancio – cioè, de facto, di poter dissanguare le casse dello Stato più di quanto già non si faccia sotto il controllo di Bruxelles.

Non è facile orientarsi in mezzo a tutto questo marasma di promesse, contropromesse e celodurismo cronico. Io, però, ho la fortuna di avere le idee chiare. Andrò senza ombra di dubbio su +Europa di Emma Bonino, l’unico partito che adotta un approccio “macroniano” alla politica: privatizzazioni volte ad abbassare il debito pubblico e costruzione di un volto europeo per l’Italia. Più internazionalizzazione, più collaborazione fra Stati e regioni europei, più futuro per noi giovani. E a chi mi dice che butto il mio voto preferendo un partito che prenderà il 2% (nonostante i sondaggi siano in crescita), rispondo che un voto non è MAI buttato via se finisce a chi si spenderà per le tue idee.

Detto questo, buon voto a tutti. Speriamo che l’Italia possa imboccare una via migliore.

P.S.: il martedì prima delle elezioni (27 febbraio) pubblicherò una “guida all’uso del Rosatellum, la nuova legge elettorale. Vi consiglio caldamente di non perdervi l’articolo, se non volete richiare di invalidare la vostra scheda. Un’anticipazione: votare non sarà “a prova di scemo”.