Avete il sogno di mettervi in proprio ma non sapete da dove partire? Avete un progetto nel cassetto ma non avete il coraggio di aprirlo? O vi piacerebbe semplicemente cominciare a costruire il vostro brand personale? Allora Risultati solidi in una società liquida, di Sebastiano Zanolli e Giacomo Dall’Ava, vi permetterà di fare la “grande differenza”.

Il libro è niente meno che un manuale completo di teoria, domande ed esercizi per aumentare le chance di successo nel cominciare una propria avventura imprenditoriale. Non temete, però: non è un noioso libro di scuola, ma un saggio scritto a due mani da esperti del campo, pieno di esempi concreti e strutturato in maniera coinvolgente.

Il libro è diviso in cinque capitoli, che non sono altro che gli step dell’attività imprenditoriale: chiarire il proprio obiettivo, stimolare la creatività, diventare flessibili al cambiamento, costruire il proprio personal branding e tessere il network.

Prima di tutto dovete quindi trovarvi un obiettivo. Questo è soggettivo e potrebbe anche variare nel tempo, ma è necessario averlo ben chiaro. Se nemmeno voi sapete cosa state facendo, non raccoglierete nemmeno un nichelino! L’obiettivo, che dovrebbe essere un’opportunità rimasta finora inesplorata, lo troverete tenendo le antenne ritte (“metodo del radar”) e analizzando attentamente il mercato. Dovreste anche interrogare il vostro passato per delineare il futuro: quali sono le esperienze che potrei sfruttare nella mia avventura? Sicuramente incontrerete degli ostacoli, che potrete superare più facilmente se avete le idee chiare e dei valori – che vi danno solidità nel caos liquido che ci circonda – che vi guidano. Se il mercato vi spaventa e non volete investire, la miglior strada è adottare il metodo lean: costruite un “minimum viable product” (ossia un prototipo ridotto all’osso) e iniziate a testarlo con i potenziali clienti. Se ha successo insistete, altrimenti modificatelo leggermente e provate di nuovo, finché non raggiungerete quella che si chiama “product-market fit”: avrete in mano un prodotto che il mercato desidera. Per trovare clienti potreste abbozzare la persona, che nel teatro greco era la maschera che caratterizzava un certo personaggio. In altre parole, dovete caratterizzare il vostro cliente: chi è? Cosa fa? Di cosa ha paura? Cosa gli piace fare? Avendo questo chiaro, sarà più facile mirare al segmento giusto.

Una volta definito il segmento giusto, dovete trasformarvi in animali creativi. Non lo siete? Poco male: creativi non si nasce, ma lo si diventa! Oltre ai tanti consigli pratici che vi lasciano i due autori, io vi suggerisco di guardarvi come opera Ideo, una fra le più innovative aziende di design della Silicon Valley. Loro applicano l’innovative design thinking, che consiste nell’applicare uno schema fisso a dei prodotti già esistenti per creare qualcosa di nuovo. Basta “think outside the box”: stavolta rimanete dentro i confortevoli confini di uno schema, perché la mente umana lavora meglio dentro a dei limiti definiti. I due autori suggeriscono altri due approcci pratici alla creatività, come il moodboard e il tinkering. Nello sviluppare il prodotto, dovreste fare come suggerivano Joyce e prima ancora Terenzio: prendetevi tempo per migliorare la vostra idea e per creare qualcosa di bello e/o utile; Joyce scriveva quattro parole al giorno, ma oggi è ricordato come uno dei migliori romanzieri della storia.

Il terzo passo è diventare flessibili al cambiamento. Aveva ragione Eraclito: panta rei, “tutto scorre”. Se già scorreva al tempo dei greci, figuratevi ora, con la tecnologia ed Internet! Vivendo in quella che Rampini chiama “Età del Caos”, è bene avere dei valori che fanno da ancora e osservare la società e i cambiamenti tecnologici con il nostro radar. Tenete in mente che il cambiamento è un’opportunità, non una minaccia, se si cavalca l’onda dell’innovazione invece che farcisi travolgere. Ci vuole poco ad essere lasciati indietro – vedasi Nokia e Kodak, ad esempio; la “k” sembra non portar bene quando si crea un’azienda, quindi evitatela! 😉

Schumpeter, economista dell’innovazione, coniò il suo personal brand per definire questo continuo mutamento nello stato della tecnologia. Lo chiamò “distruzione creativa”, ed è uno dei fenomeni più forti ed importanti del capitalismo; dovrete abbracciare questo concetto per un venirne annichiliti. La distruzione creativa mi torna utile non solo perché racchiude quanto spiegato negli step 2 e 3, ma anche perché mi introduce al quarto: Schumpeter si è creato un vero e proprio brand, e noi dovremmo imitare il suo esempio. Senza brand non possiamo distinguerci dalla massa e i clienti non vedrebbero il motivo per cui acquistare un nostro prodotto. Dobbiamo essere unici, quindi una possibile soluzione può essere individuare o creare una nicchia di mercato e diventare i primi ad entrarci. La mia ragazza ha notato che nessuno dava consigli sullo studio di Medicina su Instagram, quindi ha aperto la sua pagina (studytipsbea) e ha raccolto 13.500 followers in meno di dieci mesi – ed è ancora in forte crescita. È importante raccogliere feedback sul proprio lavoro, specialmente se adottate il minimum viable product con il metodo lean. La mia ragazza ha un immediato riscontro, ma con altri prodotti bisogna chiedere direttamente l’opinione ai clienti.

Infine, dovrete costruire un network. Le relazioni aumenteranno le chance di successo e diminuiranno l’investimento necessario, quindi non sono meno importanti dei primi quattro punti. Oggi i social network facilitano molto il compito e ci permettono di mantenere i contatti senza spendere denaro. È un vantaggio enorme, quindi bisogna saperli sfruttare. LinkedIn è spesso snobbato, ma è molto importante se volete farvi conoscere da un pubblico di professionisti. A questo proposito, vi propongo un Tedx di Robin Dunbar (metteteci i sottotitoli), psicologo dell’evoluzione, che spiega come ogni uomo non possa gestire attivamente più di 150 persone nella propria rete. I social sono utili per raccogliere interesse, ma poi starà a voi trovare il vostro segmento core, i vostri fan sfegatati, e coinvolgerli ancora di più.

Se vi interessa l’argomento, il Guanxi organizza la presentazione del libro con gli autori per il 19 gennaio (ore 20:30, Palazzo Festari, Valdagno). Anche se costa un po’ (€24), vale la pena prenderlo: è un manuale di lean startupping scritto in maniera trascinante e accessibile a tutti – e peraltro più economico di un manuale qualsiasi. Come al solito, il Guanxi è un’ottima occasione per fare domande direttamente agli autori e togliersi qualche curiosità. Non mancate!