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Libertà ed anarchia, storie dal passato per affrontare il presente

Educazione alla Libertà è un libro strano. Giorgio Brunetti, l’autore, ha deciso di scrivere una piccola biografia del padre Giuseppe, un umile infermiere veneziano. Riprendendo il sottotitolo, Giuseppe non è altro che “una persona comune alla ricerca di una coscienza critica”. Questo è un passaggio fondamentale, perché risponde alle legittime domande: 1) perché scrivere la biografia di una persona comune? e 2) perché leggere la biografia di una persona comune? La “coscienza critica” è il valore che ci accompagna fra le pagine ed è un’ottima ragione per leggere (e scrivere) il libro. Qui di seguito vi racconterò i contenuti e ciò che più mi ha colpito.

Giuseppe nasce nel 1907 a Venezia, da una famiglia umile. Supera la Prima Guerra Mondiale e conclude le elementari e due anni di studi tecnici; in seguito svolgerà il servizio militare e troverà impiego come infermiere all’Isola di Sacca Sessola, dovendo quindi pernottare lì molti giorni a settimana. Nel frattempo il fascismo sale al potere e Giuseppe cerca di tenersene quanto più distante possibile, non sopportando la mancanza di libertà e l’oppressione dell’individuo. Nel ’34 si sposa e tre anni più tardi nasce Giorgio, l’unico figlio. Direi che possiamo finora confermare che Giuseppe è una “persona comune”, come ci suggerisce il sottotitolo; ha però un tratto della personalità che lo distingue dal cittadino medio, che è il costante esercizio del dubbio e la ricerca della libertà.

Giuseppe è anche un vorace lettore e acquista da subito Il Politecnico, grande rivista patrocinata da intellettuali come Vittorini ed Einaudi e nata nel settembre ’45, subito dopo la fine del conflitto. In quegli anni viene ricoverato a Sacca Sessola Giulio Morandini, fra gli anarchici più in vista della città per la sua attività antifascista. Così Giuseppe si avvicina alla dottrina anarchica, abbonandosi alle riviste più importanti – come Comunità, sponsorizzato da Olivetti, e più tardi Umanità Nova. Allo stesso tempo segue uno dei principali teorici della non violenza, Aldo Capitini, che oppone la spersonalizzazione e la forza bruta imposte dai totalitarismi.

Ma cos’è l’anarchia? Letteralmente è “privazione, assenza di governo”; è una dottrina politica che mette al centro l’individuo, accentuando le libertà, il diritto all’autodeterminazione e il pieno diritto di scelta. È esattamente il contrario del centralismo totalitarista, che spersonalizza l’individuo rendendolo solo una piccola parte della massa. Giuseppe ci si ritrova perché rifiuta ogni dogma politico, dal comunismo di Marx al fascismo di Mussolini, ma anche perché richiama la dignità e la centralità dell’uomo, dopo vent’anni senza alcuna voce in capitolo. Qui è importante il concetto del “mutuo appoggio”, contrapposto alla legge darwiniana del più forte: secondo Kropotkin, uno tra i principali pensatori anarchici, l’uomo è fondamentalmente un animale sociale e come tale tende a collaborare piuttosto che a competere al ribasso. L’anarchia permette di sprigionare questa forza nascosta. Lo stato rimarrebbe, ma in forma federale e solo per assicurare che non ci siano violazioni della legge e per regolare la giustizia – non differentemente da quanto avviene oggi.

Gli attentati anarchici degli anni ’70, compiuti dalla parte più estremista del movimento, hanno contribuito ad associare violenza ed anarchia. Tuttavia, la non violenza è un punto cardine di questa ideologia: citando Malatesta, fondatore de Umanità Nova, anarchia è “non-dominio dell’uomo sull’uomo, non-imposizione forzata della volontà di uno o più su quelle dell’altro”.

Tiro le somme della lettura. Credo che Educazione alla Libertà sia un testo fondamentale per i giorni nostri. I motivi sono tanti: primo, perché ci offre una panoramica completa, sia dal punto di vista teorico che politico, dell’ideologia anarchica – che non è affrontata nemmeno di striscio nei programmi scolastici. Poi ci insegna il culto del dubbio, che oggi deve essere esercitato ad ogni articolo che si legge online se non si vuole incappare in una spiacevole fake news. Già Cartesio ci avvertiva dell’importanza del dubbio, ma a quanto pare abbiamo perso l’abitudine di “cogitare” e dubitare. La storia di Giuseppe ce lo insegna.

Infine, il libro è un’ottima opportunità per riflettere su due valori come la libertà e la pace, che la mia generazione dà completamente per scontate. Eppure settant’anni fa, usciti dal fascismo, l’uomo tornava ad emanciparsi dallo Stato e ad avere la possibilità di scegliere e condurre la propria vita come meglio crede, all’interno delle leggi. Riflettiamoci, perché non tira una buona aria fuori dall’Unione Europea – e neppure dentro, se vogliamo dirla tutta. Giuseppe era persona comune che non si arrendeva alle logiche della massa. Da lui possiamo imparare un’ottima lezione di civismo, particolarmente utile al giorno d’oggi.

Il Guanxinet ha organizzato la presentazione del libro presso l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Vicenza. L’incontro si terrà a Vicenza martedì 23 gennaio alle ore 18:00 presso la sede dell’Ordine, in Contrà del Monte, 13 (praticamente in Piazza dei Signori). Sarà, come al solito, un’ottima occasione per fare domande direttamente al Prof. Brunetti.

2 Comments

  1. Giovanni Costa

    Quando il “comune” diventa “straordinario”, il sentimento “privato” padre-figlio diventa “condiviso”! Bella recensione!

    • Antonio Nicoletti

      Grazie mille! Spero di vederLa domani, alla presentazione.
      A presto, in ogni caso 😉

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