Le uniche conoscenze che avevo sugli oceani venivano dalle poche lezioni di tettonica al liceo, in cui la professoressa ci spiegava le caratteristiche delle zone dove la terra si genera (cioè dove le placche si allontanano) e dove si distrugge (quando le placche vanno in subduzione o si scontrano a formare montagne). Così, quando gli amici del Guanxinet mi hanno proposto Oceani – il futuro scritto nell’acqua, ho colto l’occasione per imparare qualcosa di nuovo. Ve ne parlerò in questo articolo.

Il saggio è scritto da Sandro Carniel, Primo Ricercatore dell’Istituto di Scienze Marine del CNR e divulgatore scientifico su qualsiasi supporto: scrive su Focus e per la Treccani, collabora con SuperQuark ed è pure impegnato nel blog AGI. Parliamo quindi di una persona abituata a spiegare argomenti complessi ad un pubblico molto ampio, non necessariamente specializzato.

Il libro è una prova di questa sua capacità: se riuscivo a capirlo io (che non ho alcuna competenza in oceanografia), potete assolutamente leggerlo tutti! Credo sia uno dei saggi più leggeri che mi sia mai capitato fra le mani. Non solo la scrittura è scorrevole, ma Carniel si inventa vari simpatici aneddoti (ispirati alla vita reale) che rendono la lettura molto piacevole. Ad esempio, riesce a convincere il tecnico dei condizionatori – un burbero padre di famiglia di Marghera che parla quasi solo in dialetto veneto – che gli oceani sono estremamente importanti per la sua attività e che il figlio potrebbe rimanere senza lavoro se continuiamo come stiamo facendo ora.

Il saggio, diviso in cinque capitoli, tocca svariati temi molto interessanti. Ci lascia alcune nozioni basiche di oceanografia, descrive la fauna marina che incontra in paradisi tropicali o nel nostro Adriatico, spiega il lavoro di un ricercatore in ambito marino, ci fa capire come gli oceani siano legati alla nostra vita. Mare e terra si influenzano fortemente a vicenda, eppure l’uomo non ha mai speso risorse per conoscere di più quell’ottanta per cento della superficie terrestre che è composta da acqua e solo l’1% della superficie marina è protetta come parco naturale, lasciando campo libero alle attività di pesca più o meno spinte. Abbiamo sicuramente degli handicap fisici in quell’ambiente rispetto alla terraferma, ma non è una scusa per rimandare l’incombenza. Negli ultimi anni, ad esempio, le compagnie minerarie hanno cominciato a mostrare interesse per le aree di frattura fra le zolle tettoniche, perché sono zone ricchissime di minerali di valore, dall’oro, all’argento, al nichel. Se vi interessa l’argomento e volete approfondire, vi lascio un articolo dell’Economist che tratta dell’aspetto economico di questa opportunità.

Gli oceani sono anche importanti perché regolano il clima sul pianeta. Sapete che Napoli e New York sono sulla stessa latitudine? Eppure le temperature a New York toccano spesso i -10°C in inverno! Questa enorme differenza è dovuta ad una serie di fattori, fra cui le correnti oceaniche. In generale, il clima in Europa è molto più mite rispetto al Nord America perché noi abbiamo El Niño che scalda le nostre acque. Il riscaldamento globale è una minaccia anche perché altera questi equilibri: il disgelo dei ghiacciai al Circolo Polare Artico provocherà un rilascio di enormi quantità di acqua dolce nell’oceano, diluendone la salinità e quindi la densità. Ciò determinerà un cambiamento radicale nelle correnti, che smetteranno di essere come le conosciamo oggi e potrebbe esserci un’altra era glaciale. È un po’ un paradosso: il riscaldamento globale provoca un’era glaciale. Eppure è già successo poco più di 10.000 anni fa ed è una sorta di meccanismo automatico con cui la Terra rigenera serbatoi di ghiaccio. Nel frattempo, però, molte specie non riescono ad adattarsi e scompaiono. Questa, peraltro, è la ragione per cui il figlio del tecnico dei condizionatori di Marghera potrebbe non avere un lavoro nell’azienda del padre, se le cose continuano così. Il cambiamento è già in atto ed è difficile da fermare, ma dobbiamo fare quello che possiamo. Il fatto che Trump si sia ritirato dalla COP21 (gli accordi sul clima di Parigi) non è un buon segno, ahimé.

Il saggio contiene molti altri spunti interessanti e alcune meravigliose immagini (dipinte a parole o fotografate) delle immersioni del Prof. Carniel. Vale assolutamente la pena di leggere il libro, perché ci lascia più consapevoli sull’importanza degli oceani e su quanto siano in pericolo, senza però avere mai toni negativi o pesanti. Vi consiglio di andare alla serata organizzata dal Guanxinet per giovedì 18 gennaio (ore 20:30, Palazzo Festari, Valdagno). L’autore vi parlerà della sua esperienza da ricercatore e divulgatore e del libro, per cui è un’opportunità imperdibile. Attenzione però: vi verrà una gran voglia di andare alle Hawaii 😉

P.S.: avete mai fatto caso all’incremento spaventoso del numero di meduse nei nostri mari? Il libro spiega pure questo, ma vi lascio il piacere della lettura 😉