L’Italia è il paese con la più alta spesa pensionistica al mondo: il 16% del PIL viene speso in prestazioni di Welfare ad anziani. Al contrario, le risorse dedicate ai giovani – come istruzione e ricerca e sviluppo – sono molto più scarne. Di fronte ad un panorama del genere, è naturale che i ragazzi si sentano traditi e quasi fuori posto, in un mondo che non può appartenere a loro. Andrea Segrè, professore presso le Università di Trento e Bologna, ha scritto un saggio dedicato proprio ai più giovani, aiutandoli ad orientarsi per costruire un futuro sostenibile.

Il libro si intitola Il gusto per le cose giuste – Lettera alla generazione Z. Il sottotitolo non lascia spazio a dubbi: non si tratta d’altro che una lunga lettera, divisa in brevi capitoli, ai ragazzi sotto i vent’anni. Con “generazione Z” si indicano infatti i nati dal 2000 al 2010; nonostante io ci sia anagraficamente vicino, perché sono nato nel 1996, posso garantirvi che sono culturalmente distante anni luce da uno Z. Mio fratello Francesco, nato nel 2003, è un ottimo esempio con cui mi posso comparare: mentre io ho conosciuto i social solo in età adolescenziale, lui è nato assieme a Youtube; mentre io giocavo ai giochi di strategia offline sul computer, lui si cimenta in lunghe sessioni di Clash of Clans sul suo cellulare; mentre io avevo una limitatissima libreria musicale, lui può trovare qualsiasi canzone voglia su Spotify. Potrei continuare all’infinito con le differenze, ma credo che si sia capito come sette miseri anni possano cambiare il mondo.

Ho quindi affrontato la lettura come un osservatore esterno, non diversamente da come avrebbe fatto un genitore. Chiaramente, il target perfetto per la lettera sarebbero i nostri giovanissimi, ma è utile anche per i più vecchi; non solo per comprendere meglio le problematiche e i dubbi che un ragazzo si trova di fronte, ma anche per individuare le sfide del nostro mondo.

Un primo problema è la crescita del debito, in campo economico, ambientale ed etico. Le passate generazioni, un po’ per innocente ignoranza e un po’ per mancanza di scrupoli, hanno prodotto un sistema che pesa sempre più sulle spalle dei giovani. Giovani che non hanno fatto nulla per meritarsi un fardello così grave, né dovrebbero essere lasciati soli a risolvere la questione.

La nostra società ha da tempo adottato il mantra della crescita a qualsiasi costo (o, per rimanere in tema, a qualsiasi debito). Nonostante la crescita sia importante per mantenere un tenore di vita pari o migliore di quello dei genitori, dovremmo spostare il focus sulla sostenibilità. Oggi si stanno affermando dei modelli socioeconomici, come la sharing economy, che permettono di utilizzare gli stessi mezzi e prodotti a cui ci ha abituati il consumismo, ma con un ridotto impatto sull’ambiente e il portafogli. Il car sharing, ad esempio, conviene alla moltitudine di cittadini urbani che percorrono meno di 5400km all’anno; si riduce il problema del parcheggio e si utilizzano auto fuel efficient, o addirittura elettriche. Un altro esempio virtuoso è BlaBla Car, che permette a qualsiasi pendolare di dividere i costi di trasporto con gli altri passeggeri, usando solo un’auto invece che quattro. E l’ambiente ringrazia.

Il Prof. Segrè non parla, nella sua lettera, di un altro modello societario che sta emergendo con forza. Oggi la responsabilità sociale d’impresa non è più considerato un optional dai vari portatori d’interesse (stakeholders) e una ricerca condotta da Porter (Harvard University) mostra che già nel 2008, prima della grave crisi finanziaria, il 64% delle multinazionali quotate a New York pubblicava report sulle proprie attività responsabili. Molte aziende adottano la triple bottom line, perseguendo allo stesso tempo i risultati in campo economico, ambientale e sociale. Il business si sta quindi ammorbidendo, ma la società non deve addormentarsi; i giovani, imprenditori del futuro, devono conoscere gli esempi virtuosi (qui parlo della Zordan SRL, fra le prime Società Benefit italiane) per seguire la retta via. Profitto e sostenibilità devono essere coniugati, non opposti, se vogliamo trovare un modello che coinvolga tutta la società.

Collegato al modello della crescita sostenibile abbiamo la riduzione dello spreco, di cui il Prof. Segrè è un grande ambasciatore. In un mondo dalle risorse limitate, l’abbattimento dello spreco è vitale per permetterci di continuare a convivere in questo mondo. Lo spreco va combattuto a casa, negli acquisti, nelle aziende e in qualsiasi attività quotidiana. Un esempio virtuoso che posso portare dal mio mondo, quello dell’Economia Aziendale, è la Canon: la nota azienda ha deciso di conteggiare come costo il vetro che veniva scartato nella produzione; risultato? Uso del vetro ridotto al 50% e pari abbattimento dei costi. Azionisti, società e ambiente ringraziano. Questa è un’applicazione pratica di triple bottom line.

L’autore sottolinea anche l’importanza di vivere secondo uno “stilmedio” e di ritrovare il gusto per le cose giuste. Dobbiamo imparare a valorizzare ciò che già abbiamo e l’ambiente che ci circonda, tenendo a mente che le risorse sono limitate. Più consumiamo noi, meno ce ne sarà per gli altri. Queste sono lezioni importanti per tutti noi, non solo la generazione Z. Aiutiamoci vicendevolmente, e il nostro pianeta migliorerà.

Il Guanxinet ha messo in rete anche questo libro: il Prof. Segrè sarà ospite al Teatro Super (Valdagno) giovedì 8 febbraio, dalle ore 10:00. Non perdete l’occasione per incontrare l’autore e ascoltare la presentazione!