Il Guanxi non smette di propormi libri interessanti; stavolta è toccato a Come vincere un Nobel di Massimiano Bucchi, sociologo specializzato nel mondo delle scienze che ha raggiunto una fama internazionale grazie alla qualità della sua ricerca e alla straordinaria capacità divulgativa. Quest’ultimo libro è solo l’ennesima prova di bravura, con uno stile fluido – a tratti quasi romanzesco – e un argomento interessante. Il saggio tratta infatti della storia dei Nobel, focalizzandosi in particolare sulle categorie scientifiche, vista l’esperienza del Prof. Bucchi in questo campo. Nel libro troverete non solo la coinvolgente storia di come siano nati i Nobel, ma anche una rassegna delle più grandi polemiche scoppiate in seguito all’assegnazione, una carrellata di Nobel mancati e delle personalità più di spicco che invece lo hanno vinto, e la spiegazione dei tanti motivi per cui i premiati hanno quasi un’aura di santità.

Come vincere un Nobel non può che cominciare con una breve biografia di Alfred Nobel, l’instancabile inventore che aveva registrato ben 355 brevetti a suo nome. Un anno prima di morire, lasciò scritto nel suo testamento che parte della sua eredità sarebbe stata destianta a premiare le scoperte ed invenzioni che avessero contribuito a migliorare la condizione umana nell’anno precedente all’assegnazione, “senza tenere in alcun conto la nazionalità dei candidati”. I campi designati erano la fisica, la chimica, la medicina, la letteratura e la pace ed era possibile premiare un massimo di tre persone o istituzioni per ciascuna materia. I premi andavano creati investendo l’eredità di Alfred, per cui variano di anno in anno. Attualmente si attestano attorno ai $900.000 ad ogni premio, che vanno eventualmente divisi fra i due o tre premiati.

Il Nobel non ebbe vita facile già dal principio: molti si chiedevano quale fosse l’autorità delle istituzioni che assegnano i premi – il Karolinska Institut per la medicina e l’Accademia Reale Svedese delle Scienze per la chimica e la fisica. Si contestava anche la scelta della Svezia come paese assegnatario, visto che Nobel vi aveva vissuto per pochissimo tempo.

Dopo i primi anni i meccanismi si olearono e le polemiche iniziarono a placarsi leggermente, ma nella storia dei Nobel c’è una triste costante: il nazionalismo. Proprio quel sentimento che Alfred Nobel aveva chiaramente escluso nel suo testamento giocherà in realtà un ruolo importantissimo nell’assegnazione dei premi, specialmente durante le due guerre mondiali. Già da subito le nazioni meno presenti (una su tutte gli Stati Uniti, che ora invece fanno man bassa) lamentavano la loro assenza contro lo strapotere della scienza tedesca, che si aggiudicava la maggior parte dei premi – curiosità: Röntgen, scienziato tedesco a cui è stata intitolata la via dove sorge la Bocconi, è il primo Nobel per la fisica grazie ai suoi studi sui raggi X. Mentre, nello stesso periodo, le Olimpiadi facevano incontrare e dialogare sportivamente le nazioni, i Nobel rischiavano di diventare un mero vanto (o vergogna) per i paesi. Durante i conflitti mondiali, l’Accademia delle Scienze ed il Karolinska hanno spesso premiato uno scienziato per fazione, più uno neutrale, in modo da non sbilanciarsi – spesso a discapito dei meriti effettivi. D’altro canto, la Svezia doveva mantenere la sua proverbiale neutralità in campo bellico. Il caso più eclatante fu probabilmente l’assegnazione del Nobel per la chimica a Fritz Haber; il tedesco era riuscito a sintetizzare l’ammoniaca, usata anche per produrre esplosivi, ed un insetticida da cui derivò il tristemente famoso Zyklon B con cui vennero gasati milioni di ebrei. Ironia della sorte, Haber stesso era ebreo. Il copione si ripeterà con gli studiosi della fissione, che contribuirono attivamente a sviluppare la bomba atomica.

Il secondo problema di fondo, tuttora presente nell’assegnazione dei Nobel, sono i rapporti interpersonali fra i ricercatori. Einstein rischiò di non vincere mai il Nobel proprio per un attrito con uno dei membri più in vista del comitato scientifico che prendeva le decisioni. Ogni uomo, anche il più grande scienziato, prova invidia ed astio, per cui ci sono stati molti casi in cui l’assegnazione è stata discutibile. Collegato a ciò, c’è anche un terzo difetto dei Nobel. Siccome le nominations vengono fatte principalmente da ex premi Nobel e la maggior parte delle persone (ivi compresi, di nuovo, grandi scienziati) non è cosmopolita ed aperta mentalmente come Alfred Nobel, è normale che un premiato metta altri suoi connazionali in lizza. I francesi, guarda un po’, erano famosi per questo stratagemma.

Il libro mi è piaciuto per diversi motivi. Primo, perché ci fa riflettere sull’imperfezione di un premio tanto in vista. Non è un caso se molte persone vorrebbero abolirlo del tutto. Secondo, perché ci racconta la storia di moltissimi premiati che molto spesso sono conosciuti solo superficialmente al grande pubblico (fra cui il sottoscritto): ci sono interi sotto-capitoli dedicati a Marie Curie, ad Einstein o al nostro Marconi, grande imprenditore e carismatico inventore conosciuto in tutto il mondo. Terzo, perché è un ottimo modo per vedere come si sono evoluti i rapporti di forza fra le nazioni – vi ho già mostrato come il Nobel sia in realtà impregnato di politica – e fra le discipline premiate, con le lunghe lotte fra la fisica e la chimica per il dominio della cosiddetta “fisica chimica” (come la fissione nucleare: è fisica o chimica?).

È davvero un libro piacevole da leggere e dimostra nuovamente la bravura del Prof. Bucchi, che sa scrivere di materie così diverse con competenza e senza mai essere superficiale. Mettete assolutamente il saggio in lista. Peccato solo che non abbia parlato del Nobel per l’Economia, ma è l’unico premio aggiunto postumo e che riveste quindi una minore importanza rispetto agli originali. Se vi interessasse l’argomento, vi segnalo che il Prof. Bucchi sarà ospite del Guanxi mercoledì 15 novembre (come sempre, ore 20:30 a Palazzo Festari, Valdagno). Parlerà di Come vincere un Nobel e vi sarà possibile comprare il libro e/o togliervi le vostre curiosità sull’argomento. Siate curiosi, perché la curiosità è senza dubbio l’elemento comune a tutti i premi Nobel…chissà che sia un primo passo per vincerne uno 😉