La depressione è la principale causa di disagio e disabilità mentale al mondo. Tocca indistintamente l’Occidente e l’Oriente: il picco di suicidi dovuti a depressione si ha nel Far East (Corea del Sud, Cina, Giappone), nonostante noi siamo convinti che sia una malattia nostrana dovuta allo stress della vita quotidiana. Se prendiamo come esempio gli Stati Uniti, il 12% degli americani ha preso almeno una volta antidepressivi e il 6.7% della popolazione adulta è attualmente sotto terapia. Ciò significa che avete un’ottima probabilità che almeno una persona, in un gruppo di 15 adulti, sia depressa. Senza contare il danno psicologico di questa malattia (direi quasi un’ “epidemia non contagiosa”), è stato calcolato che gli Stati Uniti perdono più di 200 miliardi di Dollari in produttività persa, cure, e giorni di lavoro forzatamente saltati.

Questo quadro si fa ancora più serio se aggiungo che non esiste una cura che funzioni sistematicamente. Gli antidepressivi più usati sono gli SSRI (Selective Serotonin Reuptake Inhibitors, o inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina), che però risultano efficaci solo nel 65% dei pazienti. Gli psichiatri sono ormai frustrati dalla scarsa offerta di cure, che vede gli stessi farmaci dalla fine degli anni ’80 – il Prozac, grande successo commerciale, è datato 1987. Oltre alla scarsa efficacia, gli SSRI si dimostrano anche piuttosto lenti ad agire: la maggior parte degli antidepressivi agisce dopo 1-2 mesi, per cui i pazienti si sentono spesso inermi e soli di fronte alla malattia.

In questo panorama desolante si accende però uno spiraglio di luce: molti ricercatori, università e case farmaceutiche stanno ora scommettendo su un prodotto che a prima vista potrebbe far diffidare i più conservatori. Sto parlando, infatti, della ketamina, droga psicotropa e allucinogena che viene usata come anestetizzante in molti paesi del mondo – Italia compresa. Se presa in piccole dosi provoca una sensazione di dissociazione fra mente e corpo (gli studiosi dicono che sia ben più forte del famoso LSD), mentre in larghe quantità funziona come anestetico.

La ketamina ha due grandi vantaggi per la cura della depressione: primo, poco meno del 70% dei pazienti che non avevano risposto al trattamento con SSRI mostra sensibili miglioramenti (fino alla completa remissione) dopo un ciclo di somministrazioni; secondo, la ketamina ha effetto immediato, così da ridurre quell’enorme lasso di tempo che gli antidepressivi classici impiegano ad agire. Gli studiosi hanno anche riscontrato un effetto curioso: alcuni pazienti hanno dichiarato che “sono esattamente tanto depresso quanto lo ero prima, ma ora non voglio più uccidermi”. C’è quindi una diminuzione del desiderio di suicidio, che è senza dubbio uno dei più grandi problemi della malattia. Siamo tuttavia ad una fase embrionale della sperimentazione e non è ancora chiaro il motivo per cui la ketamina abbia questi effetti. Nonostante questa incertezza, i ricercatori sono così entusiasti che due fra le case farmaceutiche più grandi al mondo (Allergan e Johnson&Johnson) stanno scommettendo sullo sviluppo di una molecola che ne copi gli effetti.

Il problema sono gli effetti collaterali della ketamina, che rimane pur sempre una droga. Innanzitutto, dà dipendenza se presa frequentemente (cosa che non sussiste in caso sia usata come anestetizzante, visto che è una somministrazione one shot). Inoltre, la droga ha dimostrato di causare problemi cognitivi e alla vescica in chi la usa regolarmente a scopo ricreativo. L’ultimo problema è che il trattamento è molto più costoso dei farmaci tradizionale: si arriva ad 800 Euro ad iniezione (che vanno fatte con cadenza bisettimanale), per una media di circa 600 Euro.

I ricercatori stanno cercando di sviluppare delle molecole che superino queste difficoltà. J&J ha sviluppato un farmaco chiamato esketamina che copia gli effetti della ketamina risolvendo molti dei suoi problemi: può essere presa per via nasale (molto più comodo rispetto all’assunzione per endovena, attualmente utilizzata nelle anestesie) e non dà dipendenza a lungo termine. Si è guadagnata lo status di breakthrough therapy dalla FDA, perciò il processo di approvazione verrà notevolmente accelerato. Se i test continueranno a mostrare esiti positivi, la J&J potrà richiedere l’analisi ufficiale della FDA già nel 2018.

Anche il Rapastinel, sviluppato dalla Allergan, sta mostrando progressi così promettenti da meritarsi il titolo di breakthrough therapy; questo farmaco non dà gli effetti allucinogeni tipici della ketamina e viene assunto per endovena, nonostante stiano lavorando su una versione orale. I test clinici finiranno nel 2019 e in seguito la Allergan potrà richiedere l’approvazione della FDA.

La ricerca è favorita dal fatto che la ketamina è legale (ad uso medico) in quasi tutti i

Ketamina ad uso veterinario (Spagna)

paesi occidentali, per cui può essere prescritta abbastanza facilmente in caso il dottore ritenga che possa aiutare un determinato trattamento – incluso quello per la depressione. Anche se la ketamina e i suoi derivati non si rivelassero efficaci al 100%, gli psichiatri avrebbero a disposizione una nuova famiglia di farmaci, per cui potrebbero aumentare la percentuale di pazienti che sperimentano un miglioramento o la remissione totale – ricordo che ad oggi siamo attorno ai due terzi, una proporzione piuttosto bassa vista la gravità della malattia.

Come sappiamo, l’approvazione da parte della FDA è molto lunga, in modo da eliminare anche il minimo rischio per la popolazione. Dovremo quindi aspettare almeno fino al 2025 per avere una risposta definitiva sulla ketamina; forse è la volta buona che una droga risolva una piaga mondiale.