Ogni volta che la professoressa di Lettere ci dava una lista di libri da leggere per le vacanze facevo una selezione: da una parte quelli che non avrei letto, dall’altra quelli che forse avrei aperto. Qualche anno dopo mi è capitato fra le mani Se vuoi essere contemporaneo leggi i Classici, che penetra nel mondo della grande letteratura e spiega i motivi per cui un Classico è in realtà più attuale dei molti romanzetti che si trovano nelle librerie. L’autore è Gabriele Lavia, attore, regista e direttore di alcuni fra i più importanti teatri in Italia; uno che mastica libri per lavoro, e lo fa da più di cinquant’anni.

Bando ai convenevoli: ora mi addentrerò nella recensione, cercando di offrirvi parte degli spunti che ho colto. Il saggio è diviso in due parti: la prima, più breve ma più densa, ci introduce al concetto di Classico e ci spiega i motivi per cui dovremmo leggerli; la seconda, leggera e piena di aneddoti divertenti, è una “passeggiata nel giardino dei Classici”, dove Lavia presenta alcuni degli autori a lui più cari. A dirla tutta c’è anche una terza sezione, scritta come un breve capitolo di narrativa, che si presenta come l’inizio di un potenziale romanzo – un tentativo di creare un Classico. In questo articolo mi focalizzerò sulla prima sezione.

È necessario partire da una definizione. Che cos’è un Classico? Mark Twain usa la sua consueta ironia nel dire che “Un classico è qualcosa che tutti vorrebbero aver letto ma che nessuno vuole leggere” (è esattamente ciò che provavo quando facevo la selezione dei libri estivi al Liceo). Lavia ci lascia una descrizione più ortodossa: “[…] un Classico è qualcosa che racconta l’Essere dell’Uomo attraverso il teatro, la letteratura, la pittura, l’architettura, la scultura…” Dunque un libro – o, ancora meglio, un autore – si può chiamare “Classico” quando ci consegna la chiave per comprendere la natura umana, oppure quando ci denuda miseramente, mettendoci di fronte alle nostre difficoltà. Questo è il motivo per cui Voltaire, Leopardi, Mozart o Dostoevskij non passeranno mai di moda: finché è di moda essere umani, loro rimarranno attuali. La caratteristica più importante che accomuna ogni Classico è che vivono una metamorfosi ogni volta che la società cambia. Mentre noi modifichiamo i nostri gusti ogni decina d’anni, questi autori acquistano sempre nuovi significati pur mantenendo lo stesso messaggio. Ci riescono perché raccontano l’Umanità, non l’individuo. Non mi sarebbe difficile elencare le differenze fra Mitja Karamazov (che rappresenta l’Es freudiano, la nostra parte più irascibile e impulsiva) e il Mr. Grey di 50 sfumature di grigio, ma lascio volentieri questo compito a qualche mio lettore che voglia cimentarsi.

Leggere un Classico può quindi essere utile per farci scoprire chi siamo veramente. Svolgono all’incirca la stessa funzione di una seduta psicanalitica, oppure di quell’amico a cui diciamo tutto. Non a caso Joyce faceva provare ai suoi Dubliners delle epiphanies, ossia “a sudden revelation of some hidden truths” (un’improvvisa manifestazione di una verità nascosta). Questi autori ci mettono di fronte alle difficoltà quotidiane, alle meschinità della natura umana e alle costrizioni morali che ci sono imposte dalla società. È un ottimo modo per fermarsi a riflettere sulla nostra vita, in un’epoca in cui il tempo scorre fin troppo in fretta.

Lavia sottolinea spesso che ogni Classico è anche un filosofo; alcuni sono stati riconosciuti da sempre (Kant, Nietzsche, Hegel…), alcuni da poco tempo (Leopardi), altri non lo sono ancora (tutta la letteratura russa). Sono individui che si sono spinti ai confini dell’anima, indagando le profondità della nostra natura. Noi, invece, ci facciamo assorbire dai mille impegni quotidiani e pensiamo troppo poco; la lettura di un Classico può mettere una pezza alla nostra corsa forsennata, che inevitabilmente conduce alla superficialità (vedasi Uomini e Donne, Temptation Island et similia).

Certo, un Classico ha più modi per essere letto – e forse qui risiede parte del fascino: Pinocchio¸ Moby Dick, Peter Pan, I viaggi di Gulliver sono considerati letteratura per bambini; provate però a leggere oggi, con la vostra consapevolezza, la favola di Collodi. Questi romanzi combinano una narrativa fantastica ad un messaggio molto profondo e quasi pericoloso. Un Classico ci obbliga a metterci in discussione, minando tutte le nostre certezze. Potrei citare anche Birdman, penultimo film di Inarritu, che mi ha lasciato di stucco sia dal punto di vista delle immagini che dal punto di vista filosofico, richiamando in più sequenze i lavori di Pirandello.

I Classici possono essere una palestra di vita. Ci insegnano cos’è l’Odio e l’Amore, il Coraggio e la Viltà, il Bene e il Male. Sono una grande opportunità per uscire dalla nostra superficialità ed ignoranza (a cui NESSUNO è immune: partiamo tutti dalla stessa condizione), verso una maggiore consapevolezza del mondo (la physis), dell’eterno (la meta-physis) e di noi stessi, che siamo in qualche modo a metà fra i due stati. Certo che abbiamo una grande responsabilità: se leggiamo La coscienza di Zeno come se fosse un romanzo, fermandoci alla narrativa o ai riferimenti storiografici, qualsiasi non caveremmo un ragno dal buco; così come se guardassimo Birdman, Eyes Wide Shut o The Lobster fermandoci alle immagini e ai dialoghi.

Abbiamo delle opere scritte dopo ore di dolore e riflessione; noi possiamo fare tesoro dei loro insegnamenti con uno sforzo intellettuale che è infimo se comparato a quello che ha partorito questi lavori. Eppure questo piccolo sforzo potrebbe portarci un passettino più vicino al nostro Pireo, al sottosuolo dostoevskijano, all’ “eterno fondo”, alla verità della nostra anima – che poi per me si identifica con il pensiero. I Classici non sono semplici, né necessariamente belli; eppure sono un’opportunità per scardinare i luoghi comuni e scoprire qualcosa in più su noi stessi. Una lettura vale molto più del tempo che vi assorbe – e se tornassi ai tempi del Liceo leggerei tutta la lista della mia cara professoressa!

P.S.: il saggio di Lavia è stato anche utile per pensare a chi possano essere i Classici a noi contemporanei (i.e. tuttora vivi o morti da meno di trent’anni, anno più, anno meno). Qui farò una lista di dieci autori a cui ho pensato, lasciando a voi il compito di lasciarmi altri spunti nei commenti. Ricordo che “[…] un Classico è qualcosa che racconta l’Essere dell’Uomo”.

Letteratura: Italo Calvino, Umberto Eco e José Saramago (in particolare Cecità, La caverna e Le intermittenze della morte)

Musica: Fabrizio De André, Caparezza e Franco Battiato (anche se con quest’ultimo ci sarebbe bisogno di dibattito)

Cinema: Stanley Kubrick, Gonzalo Inarritu (la Trilogia della Morte e Birdman) e Lars Von Trier

Teatro: Samuel Beckett

Architettura, Pittura e Scultura: ahimé, sono assai ignorante in materia.