Il 7 giugno 2017 la Gazzetta Ufficiale si è arricchita del decreto legge sui vaccini. I cambiamenti introdotti sono tanti: innanzitutto, si omogeneizzano le regole su tutto il territorio nazionale, permettendo così una copertura uniforme; si introduce il divieto di iscrizione ad asili nido e materne in caso di mancata vaccinazione ed un’ammenda ai genitori che non vaccinano i figli iscritti alle elementari, medie ed ai primi due anni delle superiori (multe che vengano aumentate da 10 a 30 volte); i vaccini obbligatori passano a dodici: anti-poliomelitica, anti-difterica, anti-tetanica, anti-epatitica B, anti-pertossica anti Haemophilus influenzae tipo B, anti-meningoccocica B, anti-meningoccocica C, anti-morbillosa, anti-rosolia, anti-parotite, anti-varicella. Oggi è in discussione un emendamento che renderebbe solamente “consigliati e gratuiti” il meningococco B e C, così che i vaccini obbligatori sono dieci e la meningite rimane scoperta, nonostante le polemiche dopo ogni morte di bambini in Toscana.

Abbiamo prontamente avuto una degna risposta da parte di Lega, Cinque Stelle e la parte populista di PD e Forza Italia, che hanno subito levato gli scudi invocando un liberticidio. Purtroppo il nostro paese ha una forte cultura antiscientifica e ci sentiamo tutti i massimi esperti di ogni questione; l’esperienza personale è tenuta in maggior considerazione rispetto alla teoria ed ai libri specialistici, per cui il dibattito – sia esso economico, filosofico o scientifico – è spesso di scarsa qualità. Se io mi lamento quando rispondo ai commenti di un grillino che non capisce che la globalizzazione non danneggia i paesi emergenti né quelli industrializzati (e i dati lo dimostrano), non oso immaginare come si senta un medico che deve rispondere alle ormai famose “mamme informate”. È capitato addirittura che Burioni, noto virologo, si sia trovato a dover ribattere ad un DJ che sosteneva che i vaccini siano nocivi. Credo sia necessario fare ordine in questa materia; questo è il proposito dell’articolo.

Comincio con lo sfatare un mito che si sente spesso, ossia che le case farmaceutiche guadagnano con i vaccini. È innegabile che facciano cassa, come quando vendono qualsiasi altro prodotto, ma pensate che ci guadagnino di più dallo sviluppare un vaccino oppure dal curare le malattie? È meglio spendere miliardi in R&S per garantire la salute delle persone oppure lasciare che ci ammaliamo e poi venderci le medicine per curarci? Credo che la risposta sia piuttosto ovvia: le tanto odiate case farmaceutiche avrebbero tutti i vantaggi a sospendere la produzione di vaccini, se non fosse un obbligo nazionale e se non operasse esclusivamente per profitto.

Un’altra panzana ricorrente è quella dei test pre-vaccinali. Se questi esistono ma nessuno li consiglia, non è perché c’è una grande cospirazione per farci ammalare tutti, ma perché i vaccini sono fra i medicinali più sicuri e controllati al mondo e non c’è alcun bisogno di controllare la propria idoneità. Tuttavia, ognuno è libero di fare ciò che meglio crede: se avete soldi da spendere, nessuno vi impedirà di farvelo.

Mi fa sorridere pensare che tutta la polemica dei vaccini è nata da uno studio basato su dodici casi di bambini diventati autistici alcuni mesi dopo essersi vaccinati. Da dodici casi particolari, scelti non a campione (per esempio 12 su 1000 o su 100.000) ma in modo preciso ed accurato (cioè 12 su 12), se ne sono tratte conclusioni generali. Questo è un errore di metodo scientifico che nemmeno un bambino oserebbe fare. Eppure il desiderio di fama spinge l’uomo a cose che non andrebbero fatte. Non esiste quindi alcuna base scientifica contro i vaccini. Tant’è che nessuno ha avuto complicazioni dopo la somministrazione.

Al contrario, la ricerca in favore dei vaccini abbonda: non solo hanno permesso di cancellare alcune malattie che mietevano migliaia – se non milioni – di vittime ogni anno, ma garantiscono anche la protezione agli sfortunati che hanno le difese immunitarie troppo basse per vaccinarsi (vedasi la cosiddetta “immunità di gregge”, per cui se 99 persone sono immuni, la centesima non può ammalarsi). È recente la triste storia del bambino leucemico che ha contratto il morbillo dai suoi due fratelli – non vaccinati per volontà dei genitori, nonostante fossero sani – ed è morto poco dopo per le complicanze date dalla malattia. Come possiamo essere così egoisti da togliere il diritto alla vita a queste persone?

Il decreto è arrivato proprio perché molte regioni stavano scendendo in maniera preoccupante sotto la soglia minima di vaccinati per garantire l’immunità di gregge (fissata al 95%, contando anche chi non può vaccinarsi). Le futili polemiche che paragonano l’Italia al resto del mondo non hanno alcuna base scientifica. Se siamo l’unico paese al mondo con l’obbligatorietà per i 12 vaccini è perché siamo anche l’unico paese al mondo dove non ci si vaccina volontariamente. Per alcune malattie siamo davanti solo alla Grecia, dove i medicinali mancano per una questione di costi. La Polonia ha tassi di vaccinazione prossimi al 100%, nonostante non ci sia alcuna obbligatorietà. La Svezia non ha l’obbligo anti-morbillo, eppure il 97% della popolazione è immune perché ci si vaccina spontaneamente. Ci sono stati solamente 12 casi di morbillo nel 2016, contro gli oltre 200 del Veneto di quello Zaia che difende il diritto alla libera scelta.

Posto quindi che in Italia abbiamo una cultura antiscientifica che ci spinge lontani dalla retta via, credo che il decreto vaccini sia sacrosanto e vada difeso a spada tratta. La scienza non è approssimativa e le opinioni non contano nulla, per cui smettiamo di dare ascolto a chi non ha studiato. Quanto detto per i vaccini vale pari-pari per l’omeopatia. Aspetto un decreto-legge che imponga l’obbligo di indicare nelle etichette dei prodotti omeopatici “NON SONO MEDICINALI”, tanto per chiarire le cose. Kant diceva che la mia libertà finisce dove inizia la tua; ecco, ripassiamo Kant e andiamo a vaccinarci, per rispettare il diritto alla vita di tutti.