Il Centro Studi VeneziePost ha elaborato una lista di cento aziende “Champions” partendo da un database di quasi 1800 aziende, che rappresentano la piccola porzione di imprese del Triveneto che hanno un fatturato compreso tra i 20 ed i 120 milioni di Euro. Stiamo quindi parlando di un piccolo cluster di PMI eccellenti, fra tutte quelle che compongono il tessuto imprenditoriale del Nordest.

I 100 campioni sono stati individuati attraverso criteri piuttosto stringenti: crescita annua composta (CAGR) superiore al 6% nel periodo 2009-2015, controllo familiare, EBITDA maggiore di 9% negli ultimi tre esercizi, rating MORE più alto di BBB e posizione finanziaria netta (PFN) negativa. Quest’ultimo parametro indica che i crediti sono maggiori dei debiti, per cui l’azienda ha abbondante liquidità per affrontare le sfide future. Lo studio è stato portato a termine conducendo un’analisi di bilancio, di settore e di governance interna per ciascuna azienda. Dopo la selezione, si notano alcuni elementi ricorrenti: ROE straordinariamente alta – compresa fra il 15 ed il 35% per i sei anni d’analisi -, capacità di innovare e di adottare progetti a lungo termine, vocazione internazionale, forte leadership, alta specializzazione e focus su prodotti ad alto valore aggiunto.

Per darvi un’idea di cosa stiamo parlando, mi basta snocciolarvi un paio di dati: I 100 Champions valgono complessivamente 10 miliardi di Euro. La loro continua tensione all’innovazione ed al miglioramento li porta a reinvestire di anno in anno gli utili, muovendo circa 1,5 miliardi ogni 12 mesi. Sono quindi aziende con un’ampia disponibilità di cassa, che viene usata per finanziare la crescita e per ripararsi da eventuali crisi economiche. In sostanza, gli azionisti rinunciano ad un profitto personale nel breve periodo per cogliere i frutti del lavoro svolto in un futuro non troppo lontano. Grazie all’eccezionale liquidità, queste imprese non hanno bisogno di ottenere credito dalle banche, per cui mostrano una grande agilità e flessibilità nei loro piani.

Ma entriamo nel vivo della questione: lunedì 19 giugno sette di questi Champions si sono incontrati per parlare del loro passato, del loro presente e del loro futuro. Nei paragrafi che seguono vi lascio qualche dato sulle prospettive di crescita di queste imprese e le impressioni che ho avuto durante l’incontro.

Comincio con il Gruppo Unox, che produce forni per uso professionale. Questa azienda cresce da tempo ad un ritmo del 18-20% senza mancare un colpo, e non ha alcuna intenzione di modificare il proprio obiettivo. Nel 2016 ha fatturato 100 milioni e prevede di arrivare a 200 nel 2020. Quante aziende riescono a raddoppiare le proprie dimensioni ogni 4/5 anni? Davvero poche. Una delle chiavi del loro successo è la ricerca e sviluppo all’avanguardia, che permette loro di scavalcare la concorrenza; i loro forni usano l’internet of things e l’intelligenza artificiale per gestire la cottura in maniera autonoma e per raccogliere continuamente dati. Se anche voi volete un forno smart in casa, non vi resta che aspettare il lancio della linea domestica!

Anche la Pettenon Cosmetics piani di crescita molto ambiziosi: la famiglia intende quadruplicare lo spazio di produzione nei prossimi anni, perché ormai lavorano a pieno regime, dal lunedì al sabato, e non hanno margini per aumentare l’output. Il Colorificio San Marco, che produce vernici per edilizia, vuole passare da un “misero” 7% di crescita annua al 15%. Se vi chiedete come farà ad accelerare in questo modo, è presto detto: nei prossimi due anni aprirà due fabbriche all’estero (in Russia e in Oman), potenzierà gli strumenti 4.0, introdurrà nuovi managers capaci di gestire la complessità delle operazioni e continuerà con le acquisizioni, sempre più necessarie nel loro settore. Stiamo parlando di un’azienda che riesce a svuotare il proprio magazzino 20 volte all’anno e che ha adottato da tempo le linee lean. Vi consiglio di dare un’occhiata al loro video di presentazione: ne rimarrete sbalorditi.

Bios Line opera nel mercato dei prodotti fitoterapici e dei cosmetici naturali, esternalizzando la produzione ma curando lo sviluppo e la commercializzazione in 35 paesi nel mondo. Il fatturato è in costante crescita e si è triplicato in meno di 15 anni. Gli obiettivi per il futuro sono già delineati con precisione: Bios Line vuole aumentare la presenza nelle farmacie – che è il canale in più forte crescita per fatturato –, la presenza all’estero e lo spazio di stoccaggio interno. Il piano industriale permetterebbe all’azienda di sostenere una crescita media del 11.8% all’anno fino al 2021 e di far crescere l’EBITDA dall’attuale 20% al 27.5%.

Cambiamo radicalmente settore: dai fitoterapici al turismo. Pochi sanno che i più grandi campeggi in Europa sono nel Nordest. Il miglior esempio è probabilmente Marina di Venezia, noto campeggio a Cavallino Treporti che fattura circa 25 milioni ed ospita circa 1.200.000 persone all’anno. Nonostante non si prevedano acquisizioni, l’azienda mantiene una grande quantità di liquidità per continuare ad investire all’interno della struttura (con bungalow disegnati da noti architetti) e per proteggersi da eventuali crisi.

Tuttavia, un campeggio ha un limite economico ben evidente, perché rimane aperto solamente da marzo a settembre. Il Molino Quaglia, una delle eccellenze nella produzione di farine in Italia, ha lo stesso problema: il 45% del fatturato dipende dal prezzo del grano, per cui è soggetto a forti fluttuazioni annue e non riesce a mantenere una crescita costante. Nonostante ciò, il Molino ora fattura più di 40 milioni e la famiglia Quaglia sta sviluppando farine ed altri prodotti che permetteranno loro di diventare più indipendenti dall’altalena dei mercati.

Last but not least, abbiamo la Latteria Montello. Chi di voi non conosce Nonno Nanni, il marchio più famoso di quest’azienda a gestione familiare? Probabilmente nessuno, visto che il loro stracchino detiene una quota di mercato vicina al 90%. Nel futuro si punta ad aumentare la presenza anche nelle crescenze e nei formaggi spalmabili, diventando un vero colosso della produzione casearia. I piani di crescita per il futuro prevedono di arrivare ai 120 milioni entro il 2022, in cinque anni. Niente male per un’azienda che non può esportare!

In questo articolo ho presentato solo sette PMI del Triveneto, ma vi garantisco che gli altri 93 Champions non sono affatto da meno. La parte migliore è che questo cluster di aziende sta crescendo a ritmi impressionanti, per cui può fare da traino all’economia e all’occupazione di tutto il paese. Forse non è un caso se il Nordest è stata la macroregione che è cresciuta di più in Italia in questo semestre. Con il giusto equilibrio di coraggio imprenditoriale, apertura all’estero e continua collaborazione con le università possiamo andare davvero lontano.