Venerdì 19 maggio il Guanxinet presenterà “La giusta dimensione” di Andrea Bettini (ore 20:30, Palazzo Festari, Valdagno). Il libro racconta la storia della Zordan SRL, dal fondatore Attilio fino agli sviluppi più recenti; siccome l’ho trovata molto interessante e credo che la Zordan sia un’impresa che meriti di essere conosciuta, ho deciso di scriverci una recensione e di proporvi le mie riflessioni.

Pochi di voi conosceranno la Zordan. Si tratta di una PMI valdagnese che è passata da P a M pochi anni fa, arrivando a contare 90 dipendenti ed un sito di produzione negli States. L’azienda è nata poco più di cinquant’anni fa, nel 1965, per mano di Attilio Zordan. Al tempo, il core business erano lavori di falegnameria per i negozi dei brand della Marzotto – in primis Marlboro Classic. Stiamo parlando quindi di un umile Geppetto che operava in un settore classico quale la lavorazione del legno. Un lavoro che richiede creatività, manualità, progettualità e tanta passione. Tutte queste caratteristiche rimangono nella Zordan di oggi, gestita dai tre figli di Attilio in modo comunque diverso dal modello che aveva impostato il padre. I cambiamenti del mercato richiedono innovazione, apertura alle opportunità internazionali, cospicui investimenti in formazione e molto altro. Inquadrata la situazione, vi spiegherò ora i motivi che mi hanno spinto a raccontare questa storia.

Innanzitutto, la Zordan è una delle prime aziende italiane ad avvalersi dello status di Benefit Corporation. Questo tipo di imprese, nate pochi anni fa negli States, si caratterizzano per una particolare attenzione verso il tessuto sociale in cui operano. La Zordan viene da una terra dove il capitalismo illuminato di Marzotto ha fatto la storia, fino al punto di costruire la Valdagno che conosciamo oggi: stadio, piscina coperta e scoperta, alloggi per gli operai, asili, ecc. La falegnameria non ha costruito nulla di fisico, ma conduce indagini sulle famiglie dei propri dipendenti, garantisce la flessibilità degli orari di lavoro, produce in maniera sostenibile e a chilometro zero ed investe molto denaro nello sviluppo di ogni lavoratore. A ciò si aggiunge il carattere di Marta Maria, la sorella che attualmente ricopre la carica di CFO della società e che promuove la parità di condizioni fra uomo e donna all’interno della sua impresa. Se tutte le aziende fossero come la Zordan, il gender gap sarebbe un problema già superato. Mentre i manuali di management ci insegnano che c’è una trade-off fra profitto ed impegno sociale, la Zordan ci insegna che quella contrapposizione è obsoleta. Stiamo parlando di responsabilità sociale d’impresa all’ennesima potenza!

Ma vorrei tornare sui dipendenti. Spesso si dice che il capitale umano è la principale ricchezza dell’azienda. Raramente, però, questa frase rappresenta un fatto reale ed una filosofia effettivamente messa in pratica piuttosto che mera retorica. La Zordan appartiene alla prima categoria: il 25% dei propri dipendenti ha ricevuto un’educazione specifica per la mansione che svolge – attingendo abbondantemente dalla CUOA Business School – e parla correntemente inglese. Oltre a queste hard skills, la Zordan non trascura lo sviluppo delle soft skills. L’azienda organizza infatti almeno un team building all’anno (scusatemi per i troppi termini inglesi, ma “quando ce vo’, ce vo’!”) e si fa supportare da consulenti organizzativi. Nel corso del 2016 ci sono state 2884 ore di formazione per i 90 dipendenti. Davvero non male!

Un’altra caratteristica che credo meriti di essere raccontata è la propensione al cambiamento. La Zordan ha perso il 60% del fatturato durante la recente crisi; in un settore tradizionale quale la falegnameria, questo poteva significare la fine. Invece i tre fratelli Zordan hanno reagito, rialzando la testa e guardando verso il futuro. Si sono rivolti con decisione verso l’estero e la produzione ad alto valore aggiunto ed hanno puntato sulla costruzione di una squadra con competenze adeguate a sostenere le sfide che sarebbero arrivate di lì a poco. In Zordan non esiste più il paron (padrone) che contraddistingue tante aziende venete, ma c’è molto lavoro di gruppo ed una responsabilità diffusa. Allo stesso tempo, i tre fratelli hanno deciso di affrontare il problema del ricambio generazione con un trust che controlli la successione: solo i figli che rispetteranno determinate caratteristiche potranno entrare a far parte dell’azienda; parallelamente, tutti dovranno avere l’opportunità di percorrere la strada che desiderino. La Zordan sta cambiando e si dota di sistemi per ridurre gli attriti interni e per oliare gli ingranaggi organizzativi. Grazie a tutte queste attenzioni, l’azienda è passata da €500.000 a €20.000.000 di fatturato negli ultimi vent’anni di operato. Una crescita spettacolare, che però non ha mai trascurato la propria responsabilità sociale; anzi, i tratti sociali dell’impresa si sono rafforzati nel corso degli ultimi anni.

Concludo commentando il libro in sé. Scritto da uno storyteller professionista come Andrea Bettini, la scorrevolezza della narrazione è garantita. I contenuti sono molto interessanti e lasciano molti spunti di riflessione – o addirittura di ispirazione – per chiunque sia appassionato di imprenditoria. Il libro contiene molti elementi multimediali, come delle interviste video ai principali protagonisti della Zordan, che permettono di immergersi nell’azienda e nella loro filosofia. Mi è sempre piaciuto lavorare con il legno. Alle medie ci giocavo spesso, costruendomi qualche giocattolino da portare a scuola. L’imprinting si è ulteriormente rafforzato nel mio mese di volontariato a Wasa (Tanzania), dove ho costruito panchine, armadi e mensole con i ragazzi della missione. Innamorarsi del profumo del legno e del proprio lavoro finito è fin troppo facile. Sarà che ho questa “deformazione professionale”, ma credo che la Zordan sia davvero un esempio da imitare per tutte le PMI italiane.

Spero di avervi trasmesso qualcosa della storia che ho letto. In caso siate curiosi di conoscere Maurizio, il maggiore dei tre fratelli e attualmente CEO di Zordan SRL, avrete l’occasione di farlo all’incontro del Guanxinet (ricordo: venerdì 19 maggio, ore 20:30, Palazzo Festari, Valdagno).