Macron ha vinto il primo turno e l’Europa tira un sospiro di sollievo. Con un buon distacco di due punti percentuali, la Le Pen lo segue con il 21.5%; gli altri due candidati principali, Fillon e Melenchon, si sono stabiliti fra il 19 e il 20%, mentre i candidati minori hanno raccolto percentuali vicine o inferiori al 5%.

Si aprono ora le danze per il ballottaggio. I sondaggi, che si sono rivelati straordinariamente precisi al primo turno, danno avanti Macron di 20 punti; tuttavia, non posso tranquillizzarvi e dirvi che l’Europa è salva. I motivi sono molti: parte dei voti del repubblicano Fillon andranno a Le Pen e il candidato di estrema sinistra Melenchon ha preferito tenere la linea dell’ignavia e lasciare i propri elettori votare “secondo coscienza” – confermando così che estrema destra ed estrema sinistra sono molto più vicini di quanto si pensi. Peraltro i sondaggi per un tête-a-tête sono molto più incerti di quelli per una classica elezione, come ci hanno insegnato Trump, Brexit e referendum italiano. Non possiamo dunque cantare vittoria, nonostante la Le Pen sia stata confinata poco sopra il 20% – ottenendo comunque il miglior risultato per il Front National. Viste le oggettive difficoltà per poter prevedere il risultato del secondo turno, in questo articolo mi limiterò a presentarvi i programmi dei due candidati, con le consuete considerazioni personali.

Partiamo da Emmanuel Macron, il vincitore del primo turno. L’ex Ministro dell’Economia francese, laureatosi alla prestigiosa ENA (che forma gli amministratori della cosa pubblica e i futuri politici) e con una breve parentesi come banchiere d’investimento, propone un programma tipicamente di centro, con elementi sia di destra che di sinistra. Nel dettaglio, il programma di En Marche prevede:

  1. Piano di investimenti da 50 miliardi per la formazione e l’aumento delle competenze, più altri 10 miliardi per il rinnovamento dell’industria;
  2. Calo della pressione fiscale sulle imprese, dal 33.3% al 25%;
  3. Taglio di 120.000 dipendenti pubblici, che contribuisce ad abbassare la spesa pubblica di 60 miliardi;
  4. Prelievo unico del 30% sul reddito da capitale;
  5. Creare un esercito unico europeo e un mercato comune per l’energia e l’economia digitale (attualmente i servizi sono l’unico bene che non può circolare liberamente in UE);
  6. Sospendere l’indennità di disoccupazione per chi rifiuta più di due offerte di lavoro;
  7. Riformare il sistema pensionistico in modo che ci siano regole uguali per tutti;
  8. Offrire 10 miliardi di alleggerimento fiscale sulla prima casa.

Marine Le Pen, che ha 48 anni ed ha esercitato per sei anni la professione di avvocato prima di entrare in politica, ha spostato il partito del padre più verso il centro, per renderlo più presentabile alle elezioni. I risultati sono stati straordinari e il Front National continua a macinare consensi su consensi. I seguenti punti sono un estratto del programma:

  1. Trattative con l’UE per il recupero della sovranità monetaria e nella gestione dei confini (abbandonando Schengen); se queste trattative non dovessero avere successo (cosa più che sicura), ci sarebbe un referendum sull’uscita dall’Unione Europea;
  2. Abolizione delle Regioni;
  3. Aumentare la spesa per la difesa dall’1.7% al 3%, contro il 2% di Macron;
  4. Creazione di 40.000 posti in più nelle carceri; assunzione di 15.000 nuovi poliziotti e 50.000 militari;
  5. Abolizione dello ius soli (cioè i nati in territorio francese da genitori stranieri non acquisiranno automaticamente la cittadinanza, come accade nella maggioranza dei paesi occidentali);
  6. Massimo 10.000 nuovi migranti;
  7. Obbligo della divisa a scuola;
  8. Tassa sull’assunzione di lavoratori stranieri ed imposta addizionale del 3% su ogni prodotto importato, oltre al rifiuto di tutti i trattati di libero scambio.

Che dire? Sono programmi totalmente diversi, uno fortemente globalista ed incentrato su importanti riforme fiscali, l’altro nazionalista ed improntato a recuperare sovranità in ogni ambito. Entrambi i programmi sono molto ambiziosi e alcuni punti saranno difficilmente realizzabili. Per Macron, non sarà facile trovare le risorse per offrire tutti gli incentivi e gli sgravi fiscali che ha promesso; per la Le Pen, sarà estremamente complesso mantenere la parola sulle modifiche dei trattati internazionali. La Francia non gode della clausola di opt-out, al contrario del Regno Unito e della Danimarca, per cui non può richiedere un referendum di uscita; inoltre, il WTO prevede l’impossibilità di alzare le tariffe dirette sui prodotti, per cui non è chiaro come la Le Pen abbia intenzione di fermare le importazioni di beni. Parallelamente, la Francia potrà aspettarsi un’uguale reazione dai paesi partner, per cui dovrà pagare delle conseguenze piuttosto pesanti in termini di welfare.

Ad ogni modo, entrambi i programmi sono piaciuti molto ai francesi. C’è chi offre apertura ed innovazione e chi offre sicurezza e sostegno ai francesi; di questi tempi, ahimé, la scelta non è affatto scontata. Se guardiamo la distribuzione del voto, notiamo che la Le Pen ha vinto in più regioni rispetto a Macron, per cui il Front National dimostra una capacità di espansione invidiabile. Ad ogni modo, i giochi non finiranno con il secondo turno: a giugno ci saranno le legislative e il candidato vincitore dovrà dimostrarsi capace di portare il Parlamento verso la sua parte. Sia la Le Pen che Macron non avranno vita facile a superare il 25% alle legislative, per cui c’è il concreto rischio che il Parlamento sia di un colore diverso rispetto al Presidente. Come direbbero i francesi, on verra – staremo a vedere.