L’arresto cardiaco è la causa principale di morte naturale nel mondo. Il colesterolo ne è una delle principali cause, perciò non stupisce se le terapie contro il colesterolo stiano aumentando esponenzialmente nel corso degli ultimi quindici anni. Il farmaco più usato, sia come cura che come prevenzione, sono le statine. I dati, misurati comparando il consumo giornaliero di statine ogni 1000 persone nel 2000 e nel 2013, mostrano che nel Regno Unito siamo passati da zero a 130, in Italia da 28 a 75, in Canada da 0 a 115. In tutti i paesi OCSE le persone che assumono statine per curarsi o semplicemente in via preventiva, su consiglio del medico, sono almeno raddoppiate, raggiungendo spesso il 10% della popolazione adulta. È normale, quindi, iniziare a farsi qualche domanda sulle statine. In particolare, è vero che riducono il rischio di infarto in maniera significativa oppure sono utili solo come cura per chi ha il colesterolo già alto?

Iniziamo con le basi: che cos’è il colesterolo? È una biomolecola di grasso molto importante per il nostro organismo. Collabora nella produzione della vitamina D, forma le guaine mieliniche che proteggono i neuroni, costruisce le pareti cellulari e svolge molti altri compiti vitali. Tuttavia, il colesterolo nasconde anche un lato oscuro: quando è presente in eccesso, è capace di attaccarsi alle pareti delle arterie, impedendo la libera circolazione del sangue. Si rischia così di creare dei coaguli e/o l’aterosclerosi, che porta spesso ad ictus o arresto cardiaco.

Le statine agiscono controllando la produzione dell’enzima che regola la produzione e l’accumulo di colesterolo all’interno del fegato. I primi test, svolti negli anni ’80, danno risultati così positivi che spingono a studiare meglio le statine e a produrle su vasta scala. Tuttavia, alcuni studi più recenti pongono un dubbio serio sull’utilità delle statine a scopo preventivo. Il sito nnt.com (Number Needed to Treat, un gruppo di medici e ricercatori che misurano il numero di persone che bisogna sottoporre ad una terapia per un arco temporale prestabilito perché questi pazienti ne traggano beneficio) suggerisce che le statine aiutino chi è già affetto da disturbi cardiaci, salvando l’1.2% dei pazienti nell’arco di cinque anni, ma “per impedire un infarto coronarico o un ictus è necessario trattare 140 pazienti a basso rischio per cinque anni”. In altre parole, una persona che non ha problemi cardiovascolari ha lo 0.8% di salvarsi se assume statine. Mentre un 1.2% in una persona a rischio è tantissimo, lo 0.8% per un individuo sano è decisamente trascurabile.

Attenzione, però: un paziente ogni 140 significa poter salvare la vita a decine di migliaia di persone, se contiamo il numero esorbitante di persone che assume statine nel mondo. Ci sono medici che dicono che finché una sola persona evita la morte, è bene prescrivere i famosi farmaci. Su questo possiamo essere d’accordo, ma non bisogna trascurare gli effetti collaterali delle statine. Circa il 10% dei pazienti americani lamenta dolori muscolari (mialgia), che porta spesso ad affaticamento ed una vita sedentaria. Questo numero sale addirittura all’87% per i francesi.

La letteratura medica sottolinea che il colesterolo è solo una causa secondaria di morte per ictus o arresto cardiaco; ben più importanti sono l’esercizio fisico, un’alimentazione sana ed evitare il fumo. Se siete un individuo a basso rischio e le statine vi spingono a diventare sedentario a causa dell’affaticamento muscolare, allora è assolutamente consigliabile di interrompere l’assunzione e mantenere uno stile di vita attivo e sano. Se invece non vi danno alcun problema, tanto vale tentare la fortuna: magari sarete nello 0.8% dei fortunati.

Ad ogni modo, più di una ricerca ha definitivamente smentito il collegamento fra statine e l’insorgenza del diabete. Nonostante le statine aumentino lievemente il livello di zuccheri nel sangue, gli effetti risultano essere “minimi e reversibili” (Richard Lehman, Cochrane).

Per concludere, non esiste ancora un consenso definitivo sulle statine nel mondo medico. Anzi, statine e colesterolo sono due fra i più accessi argomenti di discussione in alcuni paesi. Nel Regno Unito, ad esempio, è stato chiesto al governo di condurre un’indagine indipendente sulla materia, per scongiurare l’intrusione delle case farmaceutiche. Con i dati a disposizione oggi, sembrerebbe che prendere statine in via preventiva sia un po’ come giocare alla lotteria e sperare di essere fortunati. Ne vale la pena? Speriamo che qualcuno risolva l’arcano.