Le nostre generazioni sono figlie (o nipoti) di due fra i più sanguinosi conflitti. I nostri nonni si sono adoperati perché quelle guerre non si ripetessero mai più, creando o potenziando le Nazioni Unite, la NATO e l’Unione Europea. Come noterete anche voi, le parole chiave sono diventate “alleanza” e “unione”. Grazie a questo clima, stiamo vivendo in una “longa pax” che dura da più di settant’anni. Eppure non possiamo dare la pace per scontata; in questo articolo vi spiegherò il perché, aggiungendo qualche curiosità sulla violenza nel mondo.

Innanzitutto, la violenza è rara: tra il 1820 e il 1945 solo il 1.6% della popolazione è morta per mano di un altro uomo. Se prendiamo i settant’anni successivi, la percentuale si abbassa notevolmente. Alcuni storici hanno confermato che solo un quinto dei soldati rispondeva al fuoco se non era in pericolo, mentre la maggioranza sparava in aria per farsi sentire dal nemico. Serve una grande pressione sociale per puntare un’arma verso un uomo e fare fuoco; i politici, con l’aiuto dei media, devono fomentare l’odio verso una particolare classe sociale oppure verso un paese, in modo che il popolo percepisca quegli uomini come dannosi alla propria società.

Oggi la violenza ha cambiato volto: le guerre non sono più globali, ma molto spesso nazionali. Siria, Afghanistan, Colombia, Libia sono solo alcuni esempi di violente guerre civili che hanno scosso l’opinione pubblica europea, non più abituata a certe scene. Nel frattempo si è sviluppato un nuovo tipo di conflitto: il terrorismo ha fatto capolino con forza nel panorama mondiale, portando a nuovi tipi di problematiche. Partiamo dal presupposto che il terrorismo non è solo quello di matrice islamica, ma è anche quello a sfondo politico (per esempio le nostre Brigate Rosse) oppure a motivo razziale/personale (come la strage al locale gay negli Stati Uniti, ad Orlando).

Allo stesso tempo, la Russia di Putin invade la Crimea, in Turchia c’è un tentato colpo di stato e Trump dichiara che la NATO, finora garante della pace fra i paesi membri, non funziona. È quindi evidente che non possiamo più dare per scontata la lunga pace in cui abbiamo vissuto finora. D’altro canto era evidente che, per quanto lunga, non avrebbe potuto essere eterna.

Tuttavia, è difficile stabilire se la violenza stia effettivamente aumentando oppure se il numero di omicidi sia dovuto ad una causa passeggera. In altre parole, non possiamo escludere che il 2017 veda un attacco ancora più violento di quello a Nizza, ma potrebbe addirittura non succedere niente. Il terrorismo non è un conflitto simmetrico e formale, per cui la violenza derivante da esso è totalmente imprevedibile. Per questo motivo ha poco senso cercare di prevedere il numero di “morti ammazzati” basandosi sugli attacchi di matrice islamica – che comunque contano per una percentuale molto bassa rispetto al totale degli omicidi in Europa. Viviamo in un mondo estremamente incerto, dove un piccolo cambiamento potrebbe portare a conseguenze di portata inimmaginabile. Chi mai avrebbe pensato che l’assassinio dell’Arciduca Ferdinando avrebbe portato alla Prima Guerra Mondiale? Nessuno, probabilmente. È quindi fondamentale limitare tutti i possibili pretesti per condurre conflitti, che al contrario stanno fiorendo.

Stanno venendo a mancare quel desiderio di collaborazione e quel sentimento di fratellanza che si erano creati dopo la Seconda Guerra Mondiale. Eravamo passati da un gioco in cui i paesi conquistavano o erano conquistati ad un sistema di cooperazione ben bilanciato. Avevamo costituito una grande famiglia europea, ma oggi, come in tutte le famiglie, si stanno creando delle tensioni difficili da gestire. Manca il collante che darebbe un motivo ai membri di rimanere in quella famiglia.

Dopo tutti gli sforzi che sono stati fatti per mantenere la pace in un continente che era sempre stato in subbuglio, sembra che non si dia il giusto peso ad una guerra. Stiamo perdendo la memoria storica di cosa significhi vivere in un conflitto e allo stesso tempo si sta riavvivando il sentimento nazionalista che ha sempre portato guai. Ripeto: siccome il mondo è un sistema complesso (ossia ogni evento è determinato da una serie infinita di concause) non è possibile determinare se la longa pax avrà termine a breve. Purtroppo però siamo sicuri che la collaborazione internazionale è messa a dura prova da molti paesi, e questo non è un buon segno.

Sono davvero curioso di sapere come gli storici guarderanno alla pace in cui viviamo oggi. Non era MAI accaduto che l’Europa occidentale restasse senza una guerra per più di settant’anni. In confronto, la “Pax Augusta” dovrebbe essere una bazzecola! Non cadiamo nel tranello dei nazionalismi e cerchiamo di essere riconoscenti all’Unione Europea per ciò che ci ha garantito in questi anni, invece che inalberarci per i 3.4 miliardi di deficit. Davvero, non ne vale la pena.