Lo scorso 8 novembre il Primo Ministro indiano Narendra Modi ha ritirato, con una mossa inaspettata, tutte le banconote di taglio 500 e 1000 rupie, equivalenti a circa 7 e 14 euro. Ciò ha gettato nel panico l’intero paese e ha bloccato tutti i pagamenti per alcuni giorni. Quei due tagli corrispondono da soli all’86% del totale del contante circolante nel subcontinente. L’India è quindi tornata al baratto per quasi una settimana, provocando un abbassamento del PIL che si farà sentire a fine anno.

Anche noi europei abbiamo affrontato recentemente una questione simile: stiamo tuttora cambiando le vecchie banconote da 50, 100 e 200 euro, dopo aver già assorbito quelle da 5, 10 e 20. Quali sono stati i problemi che hanno creato il mostruoso cash crunch (contrazione di contante) a cui abbiamo assistito in India?

Innanzitutto, la grossa differenza fra l’esperienza indiana e quella europea è che Modi ha deciso di eliminare del tutto i vecchi tagli, mentre il buon Mario ci lascia ancora usare tutti i pezzi. Ciò comporta che la mattina dell’otto novembre la gente si sia trovata con della carta straccia in mano; la conseguenza è stata una spaventosa corsa agli sportelli. Gli ATM della maggior parte del paese non erano però abilitati ad emettere i nuovi tagli, per cui le uniche opzioni erano farsi le lunghe code in banca o in posta. Quando le banche finivano la disponibilità di liquidità giornaliera, la gente se ne andava abbacchiata. Non era raro trovare banconote che galleggiavano pigramente sulle acque del Gange, gettate in un gesto di stizza o esasperazione da qualcuno che aveva capito che aveva capito che non avrebbe potuto pagare nulla con il pezzo di carta che si trovava in mano.

Chi ci ha perso di più sono le piccole aziende e i più poveri, che sono gli esclusi dal sistema bancario formale. In realtà, uno dei principali motivi per cui questo cambio di taglio è stato così disastroso è stato che solo il 10% (dieci!) degli indiani ha fatto almeno una transazione di pagamento elettronica. In un paese che viaggia ancora sul binario del contante, togliere due fra i tagli più utilizzati è stata una mazzata che il governo Modi pagherà caro.

Di certo il Primo Ministro indiano aveva i propri motivi: questo provvedimento mirava a colpire gli evasori, che trattengono grandi quantità di contante senza dichiararlo, e i falsari. Queste due categorie non potranno rendere conto dei propri movimenti finanziari alle banche senza essere scoperti. Considerando che l’India può vantare il primato negativo di economia sommersa – stimata attorno al 20% del PIL – la mossa di Modi ha un senso. L’intenzione è anche incentivare l’uso dei metodi di pagamento elettronici, che permettono maggiore tracciabilità e trasparenza in un paese che vive nel nero. Certo è che si paga un prezzo molto alto per la legalità (che probabilmente durerà solo pochi mesi). Il mirabile 7% di crescita prevista rischia di essere seriamente ridimensionato, e se le cose non si risolvono in fretta ci potrebbero essere conseguenze anche per il prossimo anno.

La maggior parte delle aziende e della gente comune usa il contante, per cui ora molte zone dell’India sono prive della propria linfa vitale. Modi avrebbe potuto semplicemente comunicare le proprie intenzioni con alcune settimane di anticipo, in modo da dare modo agli indiani di prepararsi e alle banche di adeguare i propri ATM. È da queste cose che si vede la maturità di un paese, e in questo l’India ha dimostrato a tutto il mondo di essere ancora molto indietro. Modi ha il suo bel da fare a recuperare il consenso popolare, che è in deciso calo in questi ultimi mesi. Questa mossa può essere piaciuta solo perché dà un colpo deciso ai falsari e agli evasori, due categorie che stanno dando non pochi problemi all’India – e che sono malviste da tutta la popolazione. Tuttavia, il modo in cui il governo ha gestito la questione non ha accontentato nessuno, abbassando ulteriormente l’indice di gradimento. La sua mossa avvantaggerà anche la Banca Centrale, che con ogni probabilità vedrà le proprie passività di bilancio ridursi notevolmente. Se le vecchie rupie non vengono convertite entro fine anno, esse perderanno qualsivoglia valore legale; siccome la moneta stampata è una passività per la Banca Centrale, queste si ridurranno, dando margine di manovra per finanziare le future mosse del governo Modi. Nel frattempo, però, la gente comune e le aziende rimangono a bocca asciutta. Le elezioni sono ancora distanti (2019), ma non è escluso che gli indiani presenteranno il conto al Primo Ministro.