In questo articolo farò alcune considerazioni sul referendum costituzionale di domenica. Non mi fermerò al mero risultato, ma dirò la mia anche su molte cose che hanno fatto da contorno al fatidico 4 dicembre.

Innanzitutto, credo che gli italiani si siano dimostrati un popolo estremamente attivo. Quando una scelta è ritenuta importante, l’affluenza non manca. Praticamente tutte le regioni hanno superato la soglia del 50%, con una forte differenza fra Nord, in cui si è sfiorato il 70% degli aventi diritto di voto in alcune regioni, e il Sud. La democrazia è dunque in ottima salute, se la partecipazione attiva può esserne un parametro. Allo stesso modo, il 60% dei nostri vicini austriaci sono andati alle urne per la sfida fra il verde Van der Bellen e il neo-nazista Hofer. Ciò conferma le analisi dei miei cari politologi: quando le cose vanno bene, la gente delega volentieri il proprio voto in cambio di una domenica di puro relax; quando invece si percepisce un rischio per il proprio paese, gli astenuti non sono tanti.

Domenica abbiamo anche sperimentato il lato negativo di questa forte partecipazione: molta gente è andata a votare in modo disinformato, tanto che una delle ricerche più cliccate su Google è stata “cosa prevede la riforma costituzionale”, seguita da voci simili. Ciò vale sia per chi ha votato Sì che per chi ha votato No. Se ci piace la democrazia dobbiamo metterci in testa che la maggior parte degli elettori non ha accesso ad informazioni di qualità, che sia per colpa sua o per colpa dei media. L’importante è non continuare a lamentarsi del risultato, perché non si avrebbe un forte senso della democrazia.

Ciò che è sicuro è che ora nessuno si interesserà più della nostra Costituzione (non che l’elettore medio ci abbia capito qualcosa in più, vista la qualità del dibattito di questi mesi). Questo però non dipende dal popolo, ma dai politici. Sta a loro sensibilizzare l’elettorato su alcune materie, che altrimenti risulterebbero troppo astratte per interessare a chiunque non si occupi di quell’argomento per professione. Gli elettori di Salvini torneranno a leggere “Secondo Matteo”, i cattolici la Bibbia e i grillini il loro blog. La Costituzione tornerà in soffitta dopo aver corso il grosso rischio di essere stuprata da politici malvagi ed immorali.

Una cosa che mi ha fatto tanto sorridere è stata la questione delle matite: un esercito di indignados ha fatto sentire la propria voce su Facebook, e io mi sono divertito un sacco a copiare ed incollare link anti-bufala. Provateci anche voi, è divertentissimo! A volte, anche persone molto intelligenti e normalmente ragionevoli si fanno prendere la mano. Li aiuterete a ritrovare la retta via J

Improvvisamente, quando ha vinto il No, tutta la polemica è scesa. Vi giuro che due profili che avevano urlato “al lupo” poche ore prima avevano cancellato il post in questione (con il mio commento di debunking sotto) dopo aver saputo il risultato. Ecco, questo non è segno di grande eleganza ed onestà intellettuale.

Abbandonando le matite ed andando sui discorsi più seri – e tristi –, credo sia necessario commentare gli effetti che questo voto avrà sull’Italia e sull’Europa. Innanzitutto, mi dispiace molto che Renzi abbia dovuto dimettersi (peraltro con una classe che pochi politici avrebbero mostrato). Avevamo un politico che investiva in cultura, che riformava la Pubblica Amministrazione, il mercato del lavoro, il sistema scolastico e si impegnava in altri provvedimenti che gioveranno all’Italia nel medio-lungo termine. Era l’unico che aveva la base popolare per riformare la politica e il sistema elettorale, ma ha commesso il grave errore di personalizzare il referendum. È stato davvero un errore imperdonabile per un politico navigato come lui; vincere contro un blocco di M5S, Lega e Forza Italia era decisamente impossibile, come avevo ampiamente previsto (certo non immaginavo un 40-60!). Renzi ha pagato le conseguenze di questo errore, e stasera vedremo cosa si sarà deciso alla Direzione Nazionale del PD. Spero non si faccia del tutto da parte, perché è l’unica alternativa valida alla destra e al M5S.

Inutile dire che chi soffrirà di più dalla sua dipartita sarà l’Europa. Alcuni (pochi) miei amici federalisti hanno votato No, fregandosene delle conseguenze che quel voto avrà sulle istituzioni continentali; ma gli effetti potrebbero essere seri. Spiego il perché qui sotto.

Ora si aprirà uno scenario di incertezza sull’Italia. Sperando che sia breve, le soluzioni sono due: 1) un governo tecnico, o 2) elezioni anticipate. Il problema è che attualmente il nostro paese non ha una legge elettorale, per cui lo scenario 2 non è raggiungibile nel breve periodo. Mi dispiace dunque per i tanti che già sognavano Salvini o Di Maio Presidenti del Consiglio, ma a quanto pare il referendum non decide chi ci governa. Il parlamento sceglierà un tecnico che ci guidi in questi mesi di turbolenza, finché non si giungerà ad un accordo sulla legge elettorale. In ogni caso, il numero di “governi non eletti dal popolo” salirà di uno, provocando ulteriore malcontento fra le fila del No. Risultato? Appena si arriverà alle elezioni (probabilmente prima del 2018), M5S e Lega avranno rimpinguato i propri schieramenti. L’Europa ne pagherà le conseguenze.

La data delle prossime elezioni e il futuro dell’Italia e del continente dipenderanno ora dalle elezioni olandese, francese e tedesca. Se gli euroscettici dovessero guadagnare due di questi paesi, la frittata è fatta. Se invece la politica tradizionale riesce a resistere, possiamo sperare che il No non abbia effetti negativi sulle nostre istituzioni. La speranza non è però abbastanza: questo è il tempo dell’azione. Se davvero vi sta a cuore il futuro dell’Europa, lasciate da parte le recriminazioni, il dispiacere e l’abbattimento. Guardate avanti: è il momento di darsi una mossa.

P.S.: oltre dalle matite, la mia domenica è stata allietata anche dalla vittoria di Van der Bellen sul neonazista Hofer. Che sia di buon auspicio per l’Europa.