Con questo, chiudo il ciclo dei tre articoli dedicati al referendum costituzionale di dicembre. Dopo aver parlato della riforma e degli effetti internazionali e politici, stavolta mi chiedo perché tutto il Parlamento sia contro Renzi. Ci ragionerò sopra applicando il modello di Acemoglu-Johnson-Robinson, autori del famosissimo “Why nations fail”, nonché fra i principali studiosi di istituzioni al mondo. Chi meglio di loro può spiegarci perché i politici resistono al cambiamento?

Faccio una necessaria premessa: ci sono partiti che votano contro Renzi per il gusto di farlo – vedi M5S e Lega. Queste due forze politiche saranno escluse dai ragionamenti che seguono, perché non seguono la razionalità ma un dogmatico ordine dall’alto, da parte dei propri leader (e trovo scandaloso che Grillo abbia avuto persino il coraggio di incitare i propri elettori a votare seguendo la pancia, e non la testa). Parlare di ragionamenti sensati e cercare di applicare modelli istituzionali a chi obbedisce ad un ordine ideologico non ha alcun senso.

Molto più interessante è invece ragionare su quella parte del Parlamento che si era precedentemente espressa in favore di qualcosa di simile all’attuale riforma, ma che ora è passata dalla parte del No. Posso citare, ad esempio, la tentata riforma costituzionale voluta da Berlusconi oppure il Senato delle Regioni promosso da D’Alema nel 1993. Come mai questi politici hanno cambiato così radicalmente versante? Per spiegarlo, vi presento il modello di Acemoglu-Johnson-Robinson.

Le istituzioni politiche (Camera e Senato) detengono il potere de jure: sono gli enti che regolano formalmente la politica. Si può dire che in Italia non ci siano lobbies talmente forti da influenzare sistematicamente le votazioni nelle aule, come invece succede con le banche, l’esercito o gli armatori americani. Se prendete per buona questa mia ipotesi, concludiamo che Camera e Senato non detengono solamente il potere formale, ma anche quello effettivo (de facto). Mi sembra un’ipotesi ragionevole, perché le camere legiferano senza impedimenti da parte di alcuna forza esterna. A parte, sia chiaro, le scie kimike e le farmacie!1!!!1

Siccome Camera e Senato hanno il potere di legiferare, essi determinano le nostre istituzioni economiche (cioè come funziona la nostra economia, che a sua volta determina il nostro PIL e la distribuzione delle ricchezze). Non è tutto: inevitabilmente, ogni legge influenzerà le istituzioni politiche del futuro, che a propria volta distribuiranno il potere de jure e de facto. Come avrete notato (se non vi ho già annoiati 😉 ), il ciclo ricomincia quindi dall’inizio.

È naturale che le istituzioni esistenti cerchino di resistere il più possibile al cambiamento. Per farlo, hanno dalla loro parte il potere formale, ossia quello che permette loro di legiferare. I cambiamenti nel panorama politico si assistono solo per grandi squilibri economici (che alterano il potere de facto, o verso il popolo, che chiederà più diritti, o verso l’élite, che invece punterà alla conservazione dello status quo), a causa di colpi di stato (caso in cui il potere effettivo è in mano all’esercito) oppure per colpi di scena nel panorama politico, come può essere uno scandalo che porta all’arresto o alle semplici dimissioni di chi governa.

Siccome questi scenari sono alquanto improbabili in Italia, è difficile che assisteremo ad una modifica significativa nella nostra Costituzione. Questo sarebbe infatti un cambiamento nel potere de jure, che però abbiamo visto essere pressoché impossibile senza un ribollire nel potere de facto. Cosa significa? Che i nostri politici, che detengono il potere formale, tenteranno in ogni modo di conservare la propria posizione attuale. A meno di gravi rivolgimenti nel potere effettivo – che abbiamo visto essere alquanto improbabili – il No avrà quindi vita facile. Il popolo è condizionato dalla moltitudine di politici (peraltro molto diversi fra di loro) che si sono schierata contro la riforma di Renzi. Mi fa sorridere che i grillini e i leghisti, che avrebbero l’opportunità di modificare le istituzioni che tanto odiano, voteranno No per dogma acquisito.

Ho cercato di applicare un modello teorico a ciò che sta accadendo in Italia. In realtà, tutti i complessi ragionamenti descritti sopra possono essere riassunti in una riga da un modo di dire veneto: molti politici, e in particolar modo i senatori, hanno paura che “ghe sbrissia la carega da sotto el cul” (traduzione: temono di perdere il posto al Senato). Pensate davvero che Brunetta, D’Alema & Co votino No perché temono una fantomatica svolta autoritaria, mentre tutto il resto d’Europa già funziona in modo simile al nostro? Io non sono così romantico.

P.S.: l’Italicum non mi piace. Ci hanno lavorato per molto tempo, e francamente si poteva fare meglio. Tuttavia, Renzi sta ripetendo da tempo che “le porte sono spalancate alle modifiche”, che stentano ad arrivare dalle altre parti politiche. Mi auguro – e in realtà sono abbastanza convinto – che si arrivi ad una mediazione intelligente. Detto questo, tenete presente che al referendum NON si vota per l’Italicum.