Ora che i media si sono placati, le proteste si affievoliscono e l’indignazione cala, è ora di capire sul serio che cosa voglia fare il neo-presidente americano Donald J. Trump con l’economia americana. Diciamocelo: quanti degli indignados europei conoscevano davvero il programma del tycoon? Andiamo dunque un po’ più a fondo delle sparate che ci vengono riportate dai giornalisti, e cerchiamo di capire cosa succedere nei prossimi mesi negli Stati Uniti.

Comincerò dal commercio internazionale; Trump ha promesso che ridurrà sensibilmente il peso della bilancia commerciale statunitense, al momento pesantemente in rosso. Ciò significa che bisognerà ridurre drasticamente le importazioni, oltre a tentare di far crescere le esportazioni. I modi per raggiungere questo obiettivo sono molti; il modo principale sarà la chiusura delle barriere commerciali attraverso la revisione dei trattati di libero scambio e l’innalzamento dei dazi. Le vittime illustri del presidente Trump saranno il TTIP, il TPP (fratello del TTIP per l’Oceano Pacifico) e il tanto bistrattato NAFTA, che lega USA, Canada e Messico. Mentre i primi due saranno definitivamente mandati in soffitta, sul terzo ci sarà probabilmente solo una rinegoziazione dei termini; lo scopo principale è ridurre la competizione dei lavoratori messicani rispetto agli americani. I minori costi dei beni e della manodopera hanno infatti portato alla delocalizzazione di molte imprese, oltre alla perdita di lavoro sul territorio statunitense. Questo punto del programma non è poi così scandaloso – nonostante io sia per il libero scambio – perché ci sarebbe stato anche con la Clinton.

Una prima differenza con l’ex-candidata democratica la si vede nei rapporti con la Cina. Se i rapporti USA-Russia si sono risolti con l’elezione di Trump, bisognava trovare un altro “cattivone” da affiancare ai terroristi. Ecco che dal cappello spunta la Cina e il suo presidente Xi Jinping. Trump accusa il Dragone di manipolazione valutaria sul dollaro (che probabilmente deriva dal fatto che la Cina ultimamente tiene gli USA per il collo, possedendo una larga fetta del suo debito) e di concorrenza sleale, a causa dei sussidi che fornisce alle proprie imprese – il che sarebbe effettivamente proibito dalla World Trade Organization. Le soluzioni che Trump probabilmente adotterà saranno dazi sulle importazioni cinesi, conformemente alle direttive della WTO, e una lotta senza tregua su ogni possibile versante.

Andiamo al punto più interessante, ossia la questione delle tasse. Trump, da buon miliardario repubblicano, di certo non le alzerà. Al contrario, vuole essere ricordato come il presidente che ridarà agli americani ciò che Obama ha tolto loro. Nel suo programma, il Parrucchino ha scritto che ridurrà sensibilmente le tasse sulle fasce a reddito medio-basso della popolazione. Una coppia sposata con un reddito di $50,000 risparmierà il 35% di tasse rispetto ad ora; una coppia con un reddito di $75,000 ne risparmierà il 30%, e una con un reddito di $5,000,000 ne risparmierà “solo” il 3% (non fatevi ingannare: i ricchi pagavano poche tasse sul reddito, per cui un calo del 3% è comunque significativo). Insomma, il peso fiscale sul reddito calerà drasticamente su un po’ tutte le fasce. Trump vuole anche abbassare le tasse sulle attività produttive dal 35% al 15%.

Sempre a favore delle compagnie, il programma economico prevede anche la possibilità di caricare come spese ogni nuovo investimento in proprietà, edifici o macchinari aziendali. L’effetto sarebbe un Net Income (Conto Economico) più basso, che significa però anche meno tasse. Ciò dovrebbe stimolare gli investimenti, nella stessa logica dell’ammortamento al 140% del buon Mr. Renzi.

Un’ultima cosa, che francamente non capisco, è l’abbassamento del numero delle fasce di contribuzione, da sette a tre. Ciò avrà un impatto negativo sulla distribuzione delle tasse e diminuirà la proporzionalità del fisco.

Noi europei – me compreso – vedremo con sospetto e distacco questo tipo di riforme. Trump non mi piace; credo che per le donne e per le minoranze americane si stia aprendo una finestra non positiva, per usare un eufemismo. Nonostante 8 anni di Obama, i tanto osannati USA rimangono uno dei paesi più arretrati nel mondo occidentale in quanto a income gap uomo-donna e bianchi-neri. Se poi sei una donna di colore, vi lascio immaginare. Di certo Trump non risolverà questo tipo di problematiche; al contrario, c’è il rischio consistente che si inaspriscano. Tuttavia, non c’è alcun dubbio che contribuirà al miglioramento della bilancia commerciale e alla riduzione di tasse e debito. Al momento gli americani chiedono questo, e noi europei dobbiamo scendere dal nostro piedistallo e imparare a rispettare la volontà di un altro popolo. Per ironia della sorte, sono pronto a scommettere che Trump sarà ricordato come il presidente della ripresa e del miracolo economico del XXI secolo. Stiamo a vedere.

P.S.: “deporting” vuol dire “espellere”, non “deportare”. Trump vuole “espellere” gli immigrati irregolari, non “deportarli”. Chi mi conosce sa che sono per l’accettazione, la tolleranza e l’incontro di culture, ma sono stanco dei paragoni con Hitler (e ancora di più con Berlusconi).