Due minuti fa Donald Trump è stato ufficialmente eletto Presidente degli Stati Uniti d’America. Ora posso fare alcune considerazioni in merito.

  1. La statistica è una materia inutile, e sto seriamente pensando di smettere di studiarla. Se TUTTI i sondaggi erano sbagliati, chi è del mestiere dovrebbe farsi qualche domanda. Mi spiego: anche con la Brexit tutti si erano sbagliati, ma lì la differenza non era poi così marcata; qui, al contrario, davano il 12% di possibilità di vittoria a Trump;
  2. I referendum e i ballottaggi, ossia tutte quelle decisioni in cui si ha una scelta ristretta, non sempre funzionano bene. Votare “il meno peggio” non esprime una convinzione, ma solo il proprio dovere di voto. Cosa intendo dire? Che in realtà la Clinton avrebbe preso ancora meno voti se il sistema elettorale americano funzionasse come quello italiano (tanto per darvi un esempio di multipartitismo che tutti conoscete; non che il nostro sistema elettorale sia da esportare all’estero). Quanti di quei 100 milioni di voti credevano veramente in Hillary? Credo gran pochi. Queste elezioni erano in realtà un referendum pro o contro Trump, e la gente si è espressa in suo favore;
  3. “la democrazia non funziona”, “la gente vota col culo”, “rifacciamo le elezioni”. Dopo la Brexit ne avevo già sentite troppe. Ora siamo giunti all’apoteosi: europei che giudicano il voto degli americani, pretendendo di sapere cosa sia meglio per la loro democrazia. Non è che se un risultato vi piace è democratico e se non vi piace non lo è! Se il 43% degli americani è creazionista, bisognerebbe ragionare su qualcosa a monte. O ancora, se Trump saluta la folla “I’m thankful to God for this privilege” e la Clinton chiude i comizi con “God bless you”, c’è qualcosa di più problematico sotto. Sono sinceramente dispiaciuto per le donne, per gli esportatori europei, per i latinos, per tutti i progressi fatti da Obama e che ora verranno smantellati, ma questa è la democrazia;
  4. Gli americani hanno votato in favore di maggiore sicurezza – meno immigrati e più armi – meno internazionalizzazione e multiculturalismo, meno tasse e minor regolamentazione economica. Io, che studio economia, mi sento in dovere di biasimare queste scelte, perché la storia ci ha insegnato che tutto ciò non porta a sviluppo e crescita nel medio e lungo termine. Tuttavia, credo che gli americani abbiano votato pensando al breve periodo. Come possiamo biasimarli? Certo, non è una scelta lungimirante, ma davvero votare Hillary lo sarebbe stato? Credo di no. Sarebbe stato solo mettere una pezza per quattro anni, sperando che i prossimi candidati siano migliori. Ancora una volta: dobbiamo biasimare gli americani perché non hanno scelto la pezza? Francamente non me la sento di criticarli tanto;
  5. Possiamo spendere fiumi di parole per commentare l’esito delle elezioni – come sto facendo io – ma la ragione ce la darà il tempo. Se Trump è davvero immeritevole di essere il Presidente degli USA, o se non dimostra di averne le capacità, gli verrà tolta l’autorità con i midterm. Se la fa davvero grossa, ci sono molte istituzioni che possono mettergli i bastoni fra le ruote o addirittura bloccarlo (ad esempio, CIA, FED, FBI, etc.). Quindi dobbiamo davvero preoccuparci di Trump? Come direbbe il nostro buon Razzi, “io guesto non gredo”. Certo, abbasserà le tasse, tenterà di accettare meno migranti, permetterà di portare più armi; ma questo lo hanno deciso gli americani, non Trump! E allora voi mi direte: beh, è il caso di preoccuparci dei 120 milioni di americani che l’hanno votato. E io vi dico: tornate al punto 4 😉 ;
  6. Non so quanti milioni di europei siano stati incollati ai televisori tutta la notte per seguire le elezioni americane. Giorgio Anselmi, presidente del Movimento Federalista Europeo, ci farebbe notare quanto imbecilli siamo (dove imbecille significa “debole”). Potremmo formare lo Stato più potente, più ricco e con maggior capitale umano al mondo, e stiamo a bisticciare su come dividerci i migranti. Nel frattempo, guardiamo la TV;
  7. Alla luce della Brexit, del referendum sulla pace in Colombia, del risultato delle elezioni americane, la vedo nera anche per noi italiani. Il 4 dicembre andremo a votare alle urne, e sono pronto a scommettere che vincerà il No. Qual è il problema? Che fino a pochi anni fa questo risultato sarebbe stato visto come un salto nel vuoto. In economia e in sociologia ci insegnano che all’uomo non piace l’incertezza, ma a quanto pare non è più questo il caso. Di fronte a scelte economicamente facili, come il rimanere nell’UE con benefici inaccettabili per un paese normale o chiudere le proprie barriere commerciali, la gente non disprezza più la discontinuità politica ed economica. Nel caso italiano, il No è decisamente un salto nel vuoto: chi ci sarà dopo Renzi? Le due ipotesi sono un governo tecnico fino al 2018 oppure subito il M5S; in ogni caso, nel 2018 è difficile che Grillo & Co abbiano avversari competitivi. Ciò non deriva, come dicono in molti, dall’ignoranza del popolo: oggi siamo molto più educati di 50 anni fa, ma la maggior parte della gente non teme più il cambiamento. Questo, a mio parere, è un male, ma del resto la società evolve, e non ci si può fare nulla;

Signori, adesso siamo in pista, e dobbiamo ballare!