Sette anni fa tutto il Brasile gioiva per la nomina a paese ospitante delle Giochi Olimpici 2016; oggi, invece, l’energia brasiliana non si vede spesso nei volti degli abitanti di Rio. Cos’è successo in questo periodo? C’è stata una serie di sfortunati eventi che hanno condotto il primo paese sudamericano ad ospitare le Olimpiadi ad avere una sorta di crisi di nervi collettiva. In questo articolo vi parlerò proprio di questi eventi.

Prima di tutto, dobbiamo ricordarci che il Brasile era uno dei BRICS: sembrava che dovesse essere la locomotiva economica del mondo, grazie alla manodopera a basso costo, vasti territori ancora da sfruttare, ricche miniere, forte industria e imponente agricoltura. Era uno dei pochi paesi usciti praticamente illesi dalla crisi del 2008: nonostante la sua economia sia ancora legata a doppio filo a quella statunitense, cresceva a ritmi cinesi di anno in anno.

Nel 2014, però, qualcosa si è inceppato: di fronte a disastri naturali e ad uno scandalo politico di proporzioni bibliche, l’incertezza si è appropriata del Brasile. La mancanza di istituzioni di credito sufficientemente forti e l’abitudine dei brasiliani di comprare ogni cosa a rate (anche per fare la spesa al supermercato) hanno ingigantito ulteriormente l’onda distruttrice, portando lo stato da una crescita del 7% ad un calo dell’1% in un solo anno. A questo punto, il panico ha iniziato a serpeggiare nelle strade. I giornalisti cominciavano già a togliere il Brasile dai BRICS, escludendolo dal club dei forti; la disoccupazione aumentava velocemente, e con essa la tensione sociale, manifestatasi nelle numerose proteste contro il governo Rousseff; il resto dell’America Latina viveva in un momento assai delicato (l’Argentina alle prese con delle elezioni storiche, il Venezuela con un’iperinflazione spaventosa, la Colombia con una costante guerriglia interna al paese). Fu così che il Brasile dovette affrontare da solo i propri fantasmi.

Se a ciò aggiungiamo la tensione per i Mondiali di calcio 2014, giocati in Brasile, un vuoto di potere dopo la caduta/deposizione di Lula e Rousseff (che quest’ultima giudica come un colpo di stato parlamentare), e infine l’arrivo della Zika, ecco che il quadro diventa davvero preoccupante. L’insicurezza, la disoccupazione e alcuni mancati pagamenti alla polizia hanno portato ad uno spaventoso aumento dei crimini di ogni genere, dallo spaccio, al furto, all’omicidio. L’insieme di tutte queste debolezze hanno portato a rivedere il numero dei turisti che avrebbero visitato il Brasile in occasione delle Olimpiadi, ritoccandolo a 500.000 persone alla prima Olimpiade sudamericana.

La polizia di Rio è in seria difficoltà: mentre lo Stato di Rio è de facto in bancarotta, a causa del prezzo del petrolio ai minimi storici – e perciò non paga i poliziotti – le forze dell’ordine dovranno affrontare una marea di turisti e tutta l’area olimpica, entrambe ghiotte prede per una criminalità sempre più forte e diffusa. Si capisce solo ora lo striscione “Welcome to Hell” esposto dalla polizia durante una protesta fuori dall’aeroporto internazionale di Rio. La soluzione è stata affiancare ai 47.000 poliziotti altri 21.000 soldati dell’esercito federale, che hanno un costo virtualmente nullo per lo Stato di Rio.

Questi Giochi Olimpici dovevano essere l’occasione per mostrare al mondo i progressi fatti dal Brasile, proprio come era stato per Tokyo 1964 e Pechino 2008, oltre che una preziosa fonte di guadagno economico e sociale per tutti i brasiliani. E invece vediamo un Brasile teso, in preda alla corruzione, con più di un quarto dei biglietti invenduti. Spero davvero che lo stato sudamericano si riprenda in fretta, e possa così godere delle nuove infrastrutture costruite ad hoc per le Olimpiadi, o dell’innovativo sistema di depurazione dell’acqua a Rio.

Ma prima di tutto ci sono stipendi e pensioni da pagare; senza polizia, sanità pubblica e insegnanti il Brasile sta rischiando di perdere un’intera generazione, a meno che non si riprenda in fretta. Tutto è paralizzato dagli scioperi e dalle proteste per uno stato – quello di Rio – che preferisce investire in infrastrutture piuttosto che pagare i propri dipendenti. Certo che qualche bella medaglia potrebbe riaccendere l’orgoglio carioca; quell’orgoglio che ora è sotto i tacchi delle scarpe, nonostante stiano ospitando la prima Olimpiade in Sud America. Accendiamo la TV e tifiamo i brasiliani, che hanno un gran bisogno di sentirsi sollevati dai problemi di giorno. E in questo caso lo sport fa davvero bene.