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Black Lives Matter: simbolo di un’America disunita

Siamo tutti a conoscenza delle tragedie che accadono oltreoceano: gli Stati Uniti, che si avvicinano alle presidenziali 2016, stanno mostrando al mondo tutte le difficoltà e le contraddizioni del paese. Poliziotti che ammazzano neri, neri che ammazzano poliziotti. Il profondo Sud ci sta abituando a scene di ordinaria follia e di violenza gratuita, o comunque molto politicizzata. In questo articolo proverò a determinare le cause che hanno scatenato queste tensioni, commentando la tanto acclamata democrazia americana.

Come sempre, è bene contestualizzare i fatti: siamo in un paese, gli Stati Uniti, che si sono sempre dichiarati paladini della democrazia. La loro costituzione, sebbene sia a mio parere una delle più ipocrite al mondo, è diventata l’esempio che si studia in qualsiasi liceo europeo. Eppure, all’interno degli Stati Uniti c’è sempre stata una tensione di fondo, che si originava probabilmente da alcune questioni spesso toccate ma mai risolte. In particolare sto pensando alle diseguaglianze economiche e all’emarginazione sociale di determinate fette della popolazione. Baton Rouge, teatro di (troppe) recenti sparatorie, è divisa nettamente in due: da una parte i neri, dall’altra i bianchi. Nessuna segregazione razziale, ma solo spontanea emarginazione e flebile integrazione.

Ogni tanto, periodicamente, questi argomenti tornano in superficie. Questa volta, però, c’è stato un susseguirsi di eventi che ha fatto eruttare il vulcano quiescente. Ci sono mille ragioni per spiegare la violenza di questa rientrata in scena dei conflitti sociali, e ognuna è molto valida. Prima di tutto, siamo nel bel mezzo della campagna elettorale. È perciò normale che ogni movimento, più o meno politico che sia, voglia far sentire la propria voce. Se Black Lives Matter accusa la polizia di violenze passate, la polizia risponde. Va tutto bene finché il dibattito è verbale, ma l’esasperazione ha portato alla violenza fisica. E francamente non mi stupisce, dato che stiamo parlando di un paese in cui è più facile comprare un’arma che ottenere un’assicurazione sanitaria (ciò spiega buona parte della violenza endemica e della bassa aspettativa di vita che caratterizzano gli Stati Uniti).

Una seconda ragione è che i due candidati alla Casa Bianca sono i rappresentanti di due settori della società che ormai non comunicano più fra di loro. I sostenitori di Donald Trump, mediamente dal reddito basso, odiano i sostenitori di Hillary Clinton, che sono mediamente benestanti. Il fatto è che i neri, oggetto principale delle tensioni sociali, non si identificano né con l’uno né con l’altro. La loro voce è diventata sempre di più il movimento Black Lives Matter, che ha ampliato il proprio raggio d’azione fino a diventare il paladino dei diritti dei neri. I due candidati non comunicano fra loro, ma nemmeno parlano la stessa lingua di Black Lives Matter. Il risultato è un paese irrimediabilmente spaccato, e in uno scenario del genere, dove le parole non riescono più a valere abbastanza, la violenza ha iniziato a farla da padrona.

Pensate anche al fatto che ora i neri debbano vedere Obama sostituito da Clinton o Trump; cioè che il loro rappresentante venga sostituito da qualcuno in cui loro non si identificano. È difficile da accettare, ed è normale che ciò scateni un certo nervosismo nella pancia di quella fetta della popolazione. Ovviamente ciò non giustifica la violenza fisica, che è sbagliata per principio, ma per darvi un’idea di quanto distorta sia la situazione sociale negli Stati Uniti mi basta dirvi che, secondo un recente sondaggio, Obama “ha fatto progressi verso il miglioramento” nelle questioni razziali per il 51% dei neri e il 28% dei bianchi, mentre “ha peggiorato la situazione” secondo il 5% dei neri e il 32% dei bianchi. Sembra davvero che le due classi sociali stiano su un pianeta diverso. Ripeto: non c’è comunicazione, e non sembra nemmeno esserci la volontà di provare a parlarsi. I contatti fisici, dalle colluttazioni agli scontri a fuoco, sono diventati troppo frequenti.

Questa situazione è peggiorata rapidamente quando i neri sono passati da una resistenza gandhiana a una guerriglia feroce. Black Lives Matter è diventata la valvola di sfogo per molti esaltati che non vedono l’ora di usare il fucile semiautomatico appena acquistato in saldo al Walmart; è così che un movimento totalmente pacifico si è trasformato da un pacifico spazio di rivendicazione dei diritti ad uno violento. In realtà, ripeto che il passo è davvero breve negli Stati Uniti, data la facilità con cui ci si procurano armi. Ciò che segue è scontato, ma non posso fare a meno di dirlo: Black Lives Matter, e in particolare la frangia più estrema del movimento, è tanto razzista quanto i poliziotti che ammazzano neri innocenti; alla violenza non si risponde con la violenza, nemmeno se si viene istigati.

A mio parere, però, la situazione va presa da un punto di vista diverso: il problema non sono i discutibili metodi di azione di Black Lives Matter – o dei pazzi che lo usano come scusa per ammazzare poliziotti innocenti – ma l’esistenza stessa di un movimento del genere nel 2016 in un paese che si è sempre vantato di essere paladino dell’integrazione sociale, dell’accoglienza e della democrazia. Tutti valori che sono vandalicamente stuprati ogni volta che un poliziotto ammazza un venditore di CD ambulante disarmato o che un nero ammazza cinque poliziotti per vendetta. Il guaio è che nessuno può togliere le fette di prosciutto dagli occhi degli americani, e sicuramente non saranno Trump o la Clinton a farlo.

 

2 Comments

  1. Ottavia Zattra

    Antonio,

    I’m sorry to comment again, I always feel like I am disagreeing with your posts and apologies also for writing in English – but it’s a much easier language for me to use when talking about these topics and I confide in your well-established fluency to carry out this conversation.

    I appreciate your effort in maintaining an all-encompassing political and world news blog, but I am a little skeptical with the sources you use to write these posts. What sources did you use for today’s article? Living in the USA, I have had direct experience with the events related to Black Lives Matter (as a matter of fact, I have lived in Dallas for the past two months and I was in the city when the shootings of the police happened) – and I do not really agree with the way you have portrayed the BLM movement. Some of your points are, by all means, quite correct – there is indeed racial tension in the USA and the end of legalized segregation has certainly not ended institutionalized segregation or racism. But your description of the current situation is far from accurate. First of all, Black Lives Matter has nothing – or very little – to do with Election season. The protests related to police brutality against people of color, and especially black people, have been going on for a while. BLM started in 2013, as a response to the acquittal of Trayvon Martin’s killer, and then continued in 2014 after Michael Brown and Eric Garner were gunned down in Ferguson and New York City. This was well before primaries were even a topic on the news. It is true that neither Trump nor Clinton can be said to really represent African Americans, if we really speak from a melanin point of view, but the truth is that BLM voices are being heard now not because of some political tension, but because of very real violence being perpetrated against colored communities.

    This is also important in point out that your assessment of BLM as a “guerrilla-like” movement, that went from embracing MLK values to “wanting to kill everybody” is just factually wrong. Let me be clear that labeling the BLM movement as an “American democracy problem”, and then suggesting that the solution should be just making peace and hugging each other, is an utterly hypocritical response. It is exactly because America is a democracy, which however does not give equal opportunities to all of its citizens, that movements like BLM are important. Colored communities in the USA and elsewhere have experienced enough violence, discrimination and oppression that their anger is very justifiable – it is not just a matter of police brutality, but also of general institutionalized racism, the criminalization of poverty, the school-to-prison pipeline, voters laws that prevent blacks from going to the polls, and on from here. The plane field between whites and the rest in the USA has never been leveled (as it is certainly not leveled in Europe – we should be the last ones to judge) – but the situation is more subtle and less “tribal-like” than you have described. Also, while I can agree with you that violence should never be retaliated on with violence, accusing a whole ethnic group of being responsible for the shooting of police officers is as hypocritical as accusing all muslims to be responsible for the Paris or the Dhaka or the Baghdad attacks.

    Lastly, let me make a clarification to your point that “the most extremist group of BLM is as racist as police officers who kill blacks”. If you were minimally familiar with the topic of racism, you would know that what you say is absolutely incorrect. What you describe, also called “reverse racism”, does not exist, but was invented by whites as a way to systematize black-on-white prejudice. This point is not going to be clear to you if you are not familiar with this topic, but the point is that racism is far more complex than simply prejudice or discrimination. It is true that white people can experience prejudice from blacks and that blacks can have bigoted opinions regarding whites. However, racism is a system of institutionalized advantage/disadvantage based on race, where one race is systematically benefitting from the social infrastructure at the expenses of other races (who then experience racism). The current world scheme, and definitely American history, are based on white supremacy, so that whites benefit from the system while blacks and other races do not. Thus, the “most extremist fringes” of BLM might be as prejudiced as you want, but they by definition cannot be racist. I hope this point is vaguely clear, but I am happy to point you in the direction of a few more resources that could help you out. Again, I appreciate you keeping up this blog and sharing world news with people back home, but – as I suspect a lot of folks will look up at your work as a good source of knowledge on world affairs – make sure your information is as reliable as you can ensure. You owe this to your readers, as well as to those who are the subjects of your posts.

    • Antonio Nicoletti

      Dear Ottavia,

      I’m very pleased to hear another opinion on my articles. I appreciate that you’ve expressed your view about BLM, and I’m going to clarify some points of this article. Indeed, I think that we’re not too far from each another, but I may have been unclear in some passages (plus, as I’ve already said to another user, I often propose provoking opinions – agreeing or disagreeing with them – to raise the attention of a public that is not used to pay attention for more than 20 seconds).
      First of all, the sources: for this article, I’ve read two TIME and two “Internazionale”, both on the weeks of 22nd and 15th of July. Some of the articles are by Ian Bremmer, Joe Klein, Kareem Abdul Jabbar, and they are very different from one another; but the most interesting article I found (featured on the Internazionale of 15th July) was “Due candidati incapaci di unire il paese”, by Shane Goldmacher e Annie Karni, Politico, Stati Uniti. So it’s an internal – and definitely reliable – source.
      I admit I’ve made a mistake: I should have been clear that in my opinion BLM is very important to make colored people’s voice heard in the US, and that it’s not violent. I’ve given for granted things that are obvious to me and you but maybe not so to someone who’s not informed about the facts. I wrote “BLM – and IN PARTICULAR the most extreme faction of the movement – is violent”, while I should have written that it’s only that part which is violent.

      Answering to your first paragraph: yes, I know that there’s been violence since 2014, but my point – which is also the one proposed by Goldmacher and Karni – is that this violence is growing in intensity in these last months, when it’s been clear that the two candidates were going to be Clinton & Trump. Black people needed Sanders, not Clinton, to try to solve at least part of their problems.
      Second paragraph: I didn’t want to give the idea of a “guerrilla-like” movement, because it’s not like that. The icon of BLM is surely Martin Luther King (who was non-violent), while the most violent faction follows the ideas of Malcom X, who instead was very violent and WOULD HAVE LOVED to be really racist against white people – but of course he couldn’t. If Malcom X got the power, he’d have done the same that we’re doing with colored people today. Is that right? Of course not. Martin Luther King was instead a great person, just as the average BLM supporter. They’re people who find the courage to demonstrate for their rights in a world which is against them – and I’ve talked about the factual segregation in Baton Rouge.

      My point, though, was that “BLM is the symbol of a (politically and socially) divided USA” (see the title of the article). I think that I’ve conveyed this point in my article, don’t I? And I also think that my thesis is rather simple, and you may well agree with me. But, again, I apologies for not having focused enough on the “good part” (the majority) of BLM; I’ve given for granted that people know that, but I shouldn’t!

      P.S: I may have done some language mistakes, and I’m sorry for that. English is fine for me, but there may be some “ageé” people who may not follow us, especially as we’ve written two articles to comment on the article 😉 Anyway, thank you very much for giving me your opinion. It’s very valuable and it helps me to think about what I’ve written – to understand that sometimes I write bullshits, or very badly 😉
      I hope that you keep on reading the Zibaldone, and comment when you feel like you’re reading imprecise opinions. Ciao ciao 🙂

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