Venerdì alle 22:00, con i mercati finanziari a tapparelle abbassate, l’autorità bancaria europea (EBA) ha pubblicato i risultati relativi agli stress test condotti su 51 istituti di credito nell’Unione Europa. Facciamo però un passo indietro: cos’è l’EBA e in cosa consistono gli stress test?

Come parte del progetto dell’Unione Bancaria, gli Stati membri hanno concordato nel sottoporre le banche più importanti del continente ad una vigilanza comune; a questo fine, gli istituti di credito vengono esaminati in ipotetiche situazioni di difficoltà sistemica, come ad esempio un repentino aumento del debito pubblico e privato o una crisi del settore immobiliare. Usando una metafora, è come se l’EBA fosse il medico sportivo designato dai paesi europei per far salire le banche sul tapis roulant, per poi controllare l’elettrocardiogramma sotto sforzo. Se questo risultasse poco rassicurante, è bene che si faccia qualcosa per evitare il collasso durante una partita di calcio, o meglio una crisi sistemica da miliardi di euro.

Detto ciò, scrivo questo articolo con due obiettivi: il primo è di informare sui risultati di questi esami sotto sforzo, e il secondo è riflettere sulla natura degli stress test.

Nel complesso, l’EBA certifica che “Il settore bancario UE può resistere a shock severi”, come annunciato dal capo dell’autorità Andrea Enria. Buone notizie arrivano soprattutto per il nostro paese: dietro al primato belga, gli istituti italiani hanno saputo lavorare meglio degli altri, negli ultimi due anni, sulla resilienza in scenari avversi. Come già espresso precedentemente (vedi The Economist: una vignetta che esaspera la realtà), le banche non si trovano sull’orlo di un precipizio, e i dati confermano che il nostro sistema è stabile, con sofferenze concentrate in determinati bilanci: Monte dei Paschi di Siena prima fra tutte.

La banca più longeva al mondo si è già adoperata per far fronte al problema: attraverso un piano approvato venerdì- che ha ricevuto il via libera della Banca Centrale Europea- l’istituto si libererà di 27 miliardi di crediti in sofferenza e otterrà un aumento di capitale da 6 miliardi: questa è una soluzione di mercato, in conformità con le regole europee e il supporto di colossi come JP Morgan e Goldman Sachs. Rimane da stabilire come il mercato reagirà alla novità,  dopo che Mps ha incassato la fiducia degli investitori con un +6.28% prima della chiusura, trascinando Piazza Affari in pole position a +1.96%.

Concentrando ora l’attenzione sulla natura di questi esami, una domanda sorge spontanea: è giusto pubblicare i risultati di test ipotetici che, però, hanno la capacità di influenzare l’andamento dei mercati? Molti osservatori hanno sottolineato come l’analisi dell’EBA possa creare frenesia, producendo svalutazioni o bolle che non riflettono il valore reale dei titoli bancari. Per di più, gli istituti di credito adottano standard diversi tra loro, ed aderire alle norme europee crea difficoltà, nella contabilità come nell’assunzione dei costi associati all’omologazione.

Personalmente, non condivido questa visione:

  1. Il prezzo di titoli bancari, come del resto della stragrande maggioranza dei titoli quotati in borsa, non riflette quasi mai la “book value”. A questo punto, l’EBA non fa altro che favorire l’allineamento dei prezzi di mercato ai valori dei titoli.
  2. La diagnosi ha stimolato la risoluzione della complicata situazione del Monte dei Paschi di Siena: difficile pensare che la minaccia della sessione di lunedì non abbia spaventato dirigenti e partner, che hanno quindi concordato sul piano che vede una soluzione sistemica elaborata con l’intervento di Atlante II, Ministero dell’Economia e Finanza, Cassa Depositi e Prestiti, colossi bancari esteri e un vasto numero di investitori privati.
  3. I costi nel breve periodo vanno analizzati in relazione ai benefici del progetto: standard comuni generano trasparenza e chiarezza per gli investitori, oltre a favorire il processo di integrazione. La riduzione e condivisione del rischio bancario generano la stabilità di cui il nostro sistema ha bisogno.

Tirando le somme, ritengo che il lavoro svolto dall’EBA contribuisca alla costruzione di un sistema solido, intervenendo sulle aspettative degli investitori e stimolando soluzioni a problemi altrimenti  nocivi in situazioni di crisi. Il messaggio dovrebbe suonare chiaro: continuare verso l’Unione Bancaria perché, come dimostrato dai test, l’Europa non e’ divisa in buoni e cattivi, e la sicurezza del sistema dipende dalla resilienza di tutte le sue parti. Avanti quindi con il meccanismo di risoluzione unico e con il piano di garanzia dei depositi a livello europeo.