Il populismo si sta spargendo a macchia d’olio per tutto il mondo; ormai la buona politica sta scomparendo, sotto le martellate del malcontento popolare e della disaffezione per i partiti tradizionali. L’unica risposta che noi occidentali siamo riusciti a dare è stato un lamento indistinto contro questo populismo: quasi tutti gli intellettuali lo condannano, finendo sempre per accusare il popolo. In questo articolo cercherò di spiegare perché dobbiamo smettere con questo atteggiamento e cambiare marcia di fronte ai populisti.

Comincio con una considerazione: il populismo ha anche i suoi lati positivi, perché allarga la politica a fasce della popolazione che altrimenti vivrebbero passivamente la propria cittadinanza. Rousseau diceva che ciò che è necessario per una sana democrazia è la partecipazione attiva del popolo alla politica, e non l’eccellenza dei politici. Lo diceva non solo perché una democrazia senza elettori non è una democrazia, ma anche perché i politici cambiano relativamente spesso, mentre il comportamento del popolo è molto difficile da cambiare: una volta che una generazione non va a votare, è difficile che la situazione cambi in futuro. In parole povere, credo che il M5S stia facendo bene alla democrazia italiana, perché sta aprendo il dibattito su temi scottanti, perché non teme di denunciare ciò che non funziona e perché sta coinvolgendo moltissime persone che altrimenti starebbero tutto il giorno davanti alla TV.

Detto questo, io mi domando cosa pensino gli intellettuali che criticano il populismo nel momento in cui scrivono i loro articoli: credono che meno persone seguiranno i leader populisti? Credono che i leader populisti tornino sui propri passi? O forse credono che i media lascino passare meno messaggi di questi politici? Beh, guarda un po’: non succede nulla di tutto questo! Ogni volta che qualcuno scrive un articolo contro il populismo nasce un populista, o un uomo che si lascerà guidare da loro. Davvero: dire che il popolo è ignorante perché ha votato Brexit è la peggior cosa che si possa fare. La migliore è lasciar parlare i fatti, e portare argomenti pro-Europa nel frattempo (il che NON significa offendere gli elettori del Leave). Come vi sentireste voi se qualcuno vi dicesse che vi siete comportati come gli elettori di Hitler (sì, è stato fatto pure questo)? Io mi sentirei offeso, e la mia reazione non sarebbe quella di cambiare idea, ma di attaccarmi ancora più pervicacemente alle mie convinzioni.

Un’altra cosa che mi ha alquanto scandalizzato della reazione degli intellettuali alla Brexit sono state le richieste di ripetere il referendum. Oh voi che tanto criticate il populismo come cancro della democrazia, perché non accettate una decisione presa dal popolo, che è la cosa più democratica che esista? È da quando ho tre anni che i miei genitori mi insegnano che bisogna adattarsi ed accettare ciò che decide la maggioranza, per quanto questo possa non piacere. E a chi dice che così i giovani verranno penalizzati, rispondo di guardare la percentuale (imbarazzante) di voto dei giovani. Chi ha votato Leave sono stati i giovani, non gli anziani! Come sempre, astenersi è votare.

È però evidente che il populismo vada combattuto, perché spesso porta distorsioni nella società e a volte è accompagnato dalla sua sorellastra, la demagogia (che invece è proprio cattiva!). Appurato che il denunciare i leader populisti o la fantomatica “ignoranza del popolo” non serve a niente, credo che i modi per combatterlo siano due:

  • Informare la gente, combattente la disinformazione senza offendere nessuno; sta a noi far circolare gli articoli validi e sconfessare quelli meno validi.
  • Lasciare che i populisti dimostrino ciò di cui sono veramente capaci. Le figuracce di Farage e Johnson dovrebbero essere un buon esempio per tutti noi (e infatti M5S ha improvvisamente cambiato marcia sulle istituzioni europee: ora vanno cambiate dall’interno invece che dall’esterno). Se invece le loro proposte dovessero rivelarsi buone, allora non rimane che levarsi il cappello.

Dobbiamo cercare di capire il populismo e smettere di criticarlo. Io ho cercato di farlo nel mio precedente post, e spero di esserci riuscito. Purtroppo talvolta è facile farsi prendere dalla foga e iniziare ad attaccare chi diffonde una notizia evidentemente sbagliata, ma non è questo il modo per vincere un dibattito. Invece di dire “Sì, ma…” dobbiamo abituarci a dire “Sì, e…”. Solo in questo modo possiamo avere un dialogo sano con i nostri interlocutori.

C’è da preoccuparsi per Trump, Farage & Co? Io credo che la democrazia e la politica abbiano bisogno di una forte scossa per tornare a livelli di partecipazione e coinvolgimento accettabili. Se siete d’accordo con quest’ultimo punto, dovete solo valutare se il gioco valga la candela: meglio la Clinton ma una continua disaffezione per la politica, oppure Trump e un maggior coinvolgimento nelle elezioni successive? A noi l’ardua sentenza.