Ieri notte c’è stato un colpo di stato in Turchia. Erdogan, quel leader antidemocratico che chiude le testate dell’opposizione e che non accetta critiche da niente e nessuno, ha dovuto fuggire dal suo paese e non ha trovato alcun posto dove atterrare. Ci avevo visto giusto nel post “Tutti contro Erdogan”: nessuno lo vuole, né gli europei, né gli arabi, né i russi. In realtà, ieri notte ha trovato un potente alleato: il suo popolo.

Alla sua richiesta di scendere in piazza contro i militari, i turchi hanno invaso le vie e hanno fatto di tutto per arrestare l’avanzata dei militari. Ho visto perfino foto di persone che si mettono davanti ai cingoli dei carri armati per impedire la marcia. Vedere tutta questa resistenza mi ha fatto riflettere molto. Non mi sarei mai aspettato tanta foga per difendere un leader che mette le donne in secondo piano (eppure c’erano donne in piazza!), che è poco tollerante verso le religioni che non siano l’Islam e che non sopporta una cosa così democratica come l’opposizione.

Perché i turchi hanno preferito Erdogan ai militari? Perché sono scesi in piazza rischiando la propria vita per tornare a vivere in un regime antidemocratico? In realtà è piuttosto facile rispondere a queste domande:

  1. I turchi hanno regolarmente eletto Erdogan, e pure con un’ampia maggioranza. A noi europei sembrerà strano, ma se usciamo dal nostro continente la democrazia non è una prerogativa imprescindibile. Possono preferire un leader che censura la stampa ma che gestisce bene – a loro parere – le questioni religiose. Dunque, se a noi europei Erdogan sembra una specie di diavolo, ai turchi piace. Ieri lo hanno dimostrato con una sorta di
  2. Ammesso che i militari avessero concesso maggiori libertà di Erdogan – cosa tutt’altro che scontata – è meglio la libertà o la sicurezza? Il leader turco offre infatti delle sicurezze che non possono dispiacere al popolo. Dopo aver visto ciò che è successo dopo la caduta dell’antidemocratico Gheddafi, mi domando chi abbia il coraggio di accogliere con entusiasmo l’entrata dei militari in città. Senza Erdogan, la guerra civile sarebbe assicurata.
  3. Seguendo lo stesso ragionamento fatto al punto 2., alcuni turchi possono essere scesi in piazza per evitare di scoprire come sarebbe stata la Turchia in mano ai militari. A noi uomini non piace l’incertezza, al punto che spesso preferiamo una scomoda certezza. Ma ricordate il punto 1.: in realtà, Erdogan non era una “scomoda certezza” agli occhi della maggioranza dei turchi che lo hanno eletto. Diciamo che l’incertezza ha contribuito a rinforzare l’appoggio a Erdogan.

Dopo una nottata insonne, il leader turco si trova nel suo paese, e il colpo di stato sembra essere stato definitivamente respinto. Io non ho dubbi su come gestirà la questione ora: punirà duramente i militari, e probabilmente lo farà in modi con cui noi europei avremo qualcosa da ridire. Eppure, Erdogan non è mai stato forte come ora. Sa di poter usare la forza per ristabilire l’ordine – e ne approfitterà per fare un po’ di pulizia –, sa di avere il popolo dalla sua parte e sa chi sono i suoi nemici. È facile che inizierà a governare in modo ancora più dispotico di prima, e noi potremo protestare gran poco. Anche perché, diciamoci la verità: una Turchia allo sbando, lì, alle porte d’Europa, non la voleva nessuno.