Dopodomani si svolgerà il referendum inglese; le proiezioni di voto danno un testa a testa, e tutti i giornali ci ripetono che il disastro è vicino: l’intero progetto europeo verrebbe rimesso in discussione se il Leave dovesse vincere. I federalisti europei sono anch’essi molto preoccupati. A mio parere, invece, non c’è nulla da temere. In questo articolo spiego perché, cercando di delineare i possibili scenari post-referendum.

Comincio dicendo che il “rimettere in discussione il progetto europeo” non può che far bene all’Unione stessa: credo che la situazione attuale non piaccia a nessuno e che lasci ampi margini di critica ai populismi che infestano il nostro continente. Facciamo pure lo scenario peggiore: il Leave vince à i vari Lepen, Grillo & Co guadagnano consenso e spazio mediatico à si aprono referendum in tutta l’Unione, anche se di fatto la Gran Bretagna è uno degli unici stati ad avere la possibilità di opt out, cioè di uscire dall’UE dopo un referendum à i paesi a maggioranza euroscettica escono, e in generale gli euroscettici continuano a guadagnare potere à l’UE rimane con pochissimi stati, priva di alcuna rilevanza politica ed economica.

È uno scenario plausibile? No, per molti motivi:

  • Pochi stati possono indire un referendum ufficiale per uscire dall’Unione; ciò significa che dovremmo disgregarci dall’interno, partendo dalle istituzioni europee;
  • Ci dovrebbero essere altri errori politici come quello di Cameron, che ha concesso un referendum sull’uscita dall’UE per vincere le elezioni, convinto che il Remain avrebbe stravinto. Dopo l’esperienza inglese, i leaders europeisti si guarderanno bene dal concedere altri referenda;
  • Tutti danno per scontato che i populisti euroscettici guadagnerebbero terreno in termini relativi, ma io non ne sono affatto sicuro. Credo, infatti, che l’elettorato si polarizzerebbe: come aveva predetto Altiero Spinelli, la differenza politica la farà europeismo e antieuropeismo. Di fronte alla minaccia di disgregazione, è probabile che entrambi i blocchi si compattino, non solo quello euroscettico.

Spiegati i motivi per cui lo scenario peggiore non è plausibile, ora argomenterò che la Brexit potrebbe essere una ghiotta opportunità per noi federalisti. Prima di iniziare, però, vi avverto che da ora in poi ragionerò sul medio periodo (circa cinque anni): nel breve periodo è infatti innegabile che gli euroscettici guadagnerebbero potere da un’eventuale Brexit.

Fatta la necessaria premessa, vi spiego perché il Leave potrebbe paradossalmente portare ad un’Unione più forte in pochi anni:

  • Tutti gli esperti concordano che i danni all’economia britannica sarebbero rilevanti: ci sarebbe una crisi della bilancia dei pagamenti, con un deprezzamento della sterlina compreso fra il 10% e il 15%. Non è affatto scontato che riesca a recuperare la propria posizione commerciale con nuovi accordi con gli USA, specialmente perché i candidati d’oltreoceano hanno criticato il mercato aperto. Va da sé che se l’economia inglese peggiorasse, gli euroscettici europei perderebbero voce in capitolo, rendendo anche evidente la necessità dell’Unione;
  • Regnerebbe un’incertezza sì politica, ma soprattutto economica su tutta l’Unione. E francamente di incertezza non ne abbiamo mai sentito parlare negli ultimi vent’anni, grazie alla politica di stabilizzazione dell’inflazione della BCE. Visto che l’insicurezza non piace a nessuno, forse questa caratteristica dell’Unione verrebbe apprezzata di più;
  • Poniamo che i paesi a maggioranza euroscettica indicano un referendum, alla faccia di opt out e regole varie, e che effettivamente escano dall’Unione; ebbene, qual è il problema? Finalmente, dico io! Fatichiamo sempre troppo a concludere qualcosa di rilevante, in un’Europa che ormai ha obiettivi e caratteristiche troppo diverse per andare d’accordo. Ripartire da un nucleo forte (che non dev’essere per forza quello dei fondatori) non può che giovare al progetto europeo. Meno siamo e più diventa facile trovare accordi forti, in grado di avanzare l’integrazione. Se poi questo nucleo dovesse funzionare, si allargherà pian piano ad altri stati, proprio come è stato con l’Euro; solo che stavolta i nuovi membri non faranno parte di una comunità economica, ma di un vero e proprio stato federale. E se non dovesse funzionare, mi tolgo il cappello e vado a stringere la mano a Farage.

Per concludere, dico solo che la Brexit mi sembra una buona occasione per capire chi vede il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto. O meglio, chi dà più peso al breve periodo e chi invece si interessa più al medio/lungo periodo. Io appartengo al secondo gruppo, e spero di avervi convinto delle mie idee. Questo referendum è senz’altro un’opportunità per tutti: per gli euroscettici, per i federalisti e anche per me, che sto facendo pulizia dei contatti che sostengono il ritorno allo stato nazione. Gli unici che forse possono essere spaventati sono i timidi europeisti, perché in ogni caso l’Unione cambierà dopo la Brexit. Se vi piace quest’Europa, beh, fate bene ad essere spaventati; io non lo sono affatto!