Nel lontano 2001, quando io avevo solo 5 anni e neanche un capello bianco (sigh), la Goldman Sachs coniò il termine “BRICS” per indicare le economie emergenti del tempo: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. Tuttavia, negli anni qualcosa ha iniziato a non funzionare; gli economisti, che amano gli acronimi difficile da ricordare, hanno spostato il focus sui MINT: quattro-cinque anni fa, sembrava che Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia dovessero sostituire i fiacchi BRICS nel novero dei paesi meritevoli di investimenti esteri. Siccome pochi avranno sentito l’acronimo “MINT”, capirete subito che questo sorpasso non c’è stato, anzi. Tuttavia, negli ultimi tempi si sta facendo strada un terzo gruppo di stati, chiamati TICK (Taiwan, Cina, India e Corea del Sud). Le questioni che emergono a questo punto sono tante: cos’è successo ai BRICS? Perché i MINT sono sprofondati invece che emergere? Quali sono le prospettive per i TICK? E, infine, dove dovrebbero guardare le nostre aziende?

Parto dalla prima domanda, che è anche quella a cui hanno dato risposta molti giornali nel recente passato. I BRICS hanno iniziato a perdere mattoni; in particolare, Brasile e Sudafrica sono stati travolti da pesanti scandali politici che hanno turbato la fiducia del popolo e (soprattutto) degli investitori stranieri nei rispettivi leader. La Russia è stata bombardata dalle sanzioni occidentali dopo le varie campagne militari che Putin ha voluto intraprendere per togliere la ruggine dai carri armati sovietici. La conseguenza è stata la chiusura ai mercati internazionali, una perdita di competitività del paese e una svalutazione paurosa del rublo, che ha danneggiato il potere d’acquisto dei russi. In generale, però, c’è un motivo più profondo dietro al declino dei BRICS: i tre paesi appena menzionati avevano puntato solo sulla crescita del mercato delle materie prime, di cui erano particolarmente ricchi; quando questi mercati sono entrati in crisi, tutta l’economia non ha retto. La Cina e l’India, invece, hanno puntato sull’industria, i servizi e l’educazione. I risultati si sono visti, anche se ora la Cina sta iniziando a crescere più lentamente e l’India continua ad essere sconquassata da proteste politiche e scontri interni.

I MINT non hanno saputo sfruttare questo tentennamento dei loro concorrenti. È molto facile spiegare il motivo per cui non sono diventati la meta preferita dai nostri capitali (anzi, sono diventati paesi da cui tenersi il più alla larga possibile). Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia sono stati tutti scossi da battaglie sociali più o meno violente. In tutti gli stati tranne il Messico vediamo tuttora scontri fra jihad e il governo; le libertà personali passano in secondo piano, e la corruzione dilaga senza freni. Quest’ultimo fattore è vero in particolar modo per il Messico, che non riesce a farla finita con i tanti monopoli privati e i cartelli della droga. O meglio, sembra che non voglia. Persone come Carlos Slim o El Chapo sono un pessimo biglietto da visita per il paese, che però dimostra una certa impotenza/indolenza. A ciò si aggiunge la guerriglia che causa il traffico di droga; in certi periodi, il Messico sfiora livelli di guerra civile, e ciò sicuramente non favorisce l’afflusso di capitali. Insomma, a causa della loro cronica instabilità politica, i MINT non hanno nemmeno mai visto il treno che dovevano prendere per superare i BRICS.

Arriviamo ora all’ultimo punto: i TICK (ricordo: Taiwan, India, Cina e Korea del Sud) sono paesi che stanno facendo registrare performance stratosferiche di import dei prodotti italiani. La Cina vede un +22%, Taiwan un +25.6% e la Korea del Sud un incredibile +79.3%. Questo va comparato, ad esempio, ad un -8.9% della Russia e allo -0.2% del Brasile. Se aggiungiamo che i TICK sono in piena espansione (o consolidazione, nel caso cinese) economica, allora diventa evidente che sono un mercato più che promettente non solo per le nostre aziende italiani, ma per tutti gli europei.

Tuttavia, è bene guardarsi attentamente dai miei consigli: come avrete già intuito leggendo il post, così come i BRICS sono decaduti e i MINT non sono mai decollati, anche i TICK potrebbero rivelarsi una trappola. Dobbiamo tenere presente lo scenario globale sempre più veloce e sfuggente, che ci obbliga a considerare mille fattori prima di investire in un paese straniero. I TICK sembrano avere la stabilità politica che mancava ai MINT e la struttura industriale e commerciale che non era molto sviluppata in Brasile, Russia e Sudafrica. Al contrario di questi ultimi, non si sono focalizzati in un mercato ristretto e volatile come quelle delle materie prime, ma offrono un ampio spettro di opportunità per gli investimenti. In ogni caso è bene tenere gli occhi aperti e le orecchie ben aperte nel mondo di oggi. Mai si sa: magari domani un economista si sveglia e inventa un nuovo acronimo, promettendo praterie verdi in cui far galoppare il proprio capitale. Eppure, le praterie potrebbero nascondere molte insidie. I MINT e i BRICS ci hanno insegnato qualcosa.