Un vecchio adagio suggerisce che l’edilizia e l’economia reale siano strettamente collegati: se l’edilizia cresce, possiamo essere piuttosto sicuri del trend generale del paese. I settori che gravitano attorno alle costruzioni generano dal 5 al 10% del PIL nei paesi sviluppati, e ben il 40% degli investimenti. Inoltre, un decremento di un milione negli investimenti edili genera un calo di 2,6 milioni negli investimenti dell’economia reale, per un effetto moltiplicativo di 2,6 volte. Non ci dobbiamo dunque stupire se la crisi del 2007/2008 sia cominciata proprio dall’edilizia, con la grande bolla dei mutui subprime, e abbia colpito duramente il settore delle costruzioni. Basti pensare ai 502.000 posti di lavoro bruciati (-25%) dall’inizio della recessione. Prima di entrare nel vivo dell’argomento, faccio un breve inciso sulla Cina. Il recente calo dell’economia del Dragone sembra essere dovuta in buona parte allo scoppio di un’altra bolla del settore immobiliare. Il governo, infatti, aveva pompato enormi investimenti nel settore, puntando specialmente sulle infrastrutture. Per darvi un ordine di grandezza, nel dicembre 2014 si registrava la costruzione di 114 aeroporti intercontinentali (più tutti quelli già esistenti), mentre in Italia abbiamo poco più di 100 aeroporti in tutto. Tenendo conto che parte della Cina è desertica e che un’altra bella fetta è montuosa, sono investimenti niente male. Tuttavia, a quanto pare erano tutto funzionale solo ad alimentare una gigantesca bolla, che avrebbe dovuto attirare in Cina molti investitori esteri. Invece la bolla (nell’edilizia) è scoppiata, e la crisi (in tutta l’economia) è cominciata alla grande, tanto da costringere il governo cinese a chiudere i mercati finanziari per due giorni a gennaio.

Entro ora nel nocciolo dell’articolo, che vuole dimostrarvi che l’edilizia è un settore dalle interessanti prospettive. Inizio con un po’ di dati: nel 2015 sono ripartiti gli investimenti, che erano in calo dal 2008, e l’occupazione, che registra un +2,3% nel solo primo trimestre. Nel frattempo, il mercato immobiliare non ha dormito; anzi ha registrato un incremento del 5,3% rispetto al 2014. Anche il governo ci sta mettendo lo zampino: secondo Ance, la Legge di Stabilità dovrebbe aumentare gli investimenti 2016 per l’acquisto di nuove abitazioni in classe A e B del 9,5% in termini reali, rispetto al 2015. Nello stesso periodo dovrebbero aumentare anche gli interventi di recupero delle abitazioni, per un aumento degli investimenti del 1,5%.

Tutti questi segnali positivi non possono essere semplicemente figli del caso: il settore edile sta cambiando, probabilmente in maniera strutturale. La grave crisi ha compiuto una sorta di selezione naturale delle imprese, sia nel mondo delle costruzioni che in quello dei distributori di macchinari edili. La rivoluzione passa dalla vendita al noleggio, dalle aziende piccole a quelle grandi, dalla gestione classica degli ordini al “just in time”. Tutto questo mentre la società sta diventando più smart e più attenta alle dinamiche ambientali. L’edilizia, dunque, deve saper leggere questi cambiamenti ed adattarsi di conseguenza, sfruttando la rigenerazione urbana ora in atto.

Quali sono le tappe necessarie per poter sfruttare questo panorama di rivolgimenti? Innanzitutto, bisogna essere capaci di liberare e promuovere le capacità manageriali che sono mancate per troppo tempo nelle aziende italiane. Le imprese strutturate che operavano nel mondo delle costruzioni erano troppe, e così si sprecava manodopera e si faticava ad innovare. Non a caso le nuove tecnologie avevano una lentissima penetrazione all’interno dei cantieri: era difficile spiegare all’impresario, datore di lavoro di 3 o 4 persone e con un basso capitale alle spalle, che doveva investire in sistemi più efficienti per migliorare i suoi cantieri. Eppure, gli strumenti c’erano: dal legno si è passati all’acciaio, e sono stati introdotti prodotti sempre più standardizzati. Ciò comporta maggiore velocità nell’assemblaggio e più sicurezza.

Le aziende più strutturate stanno operando un radicale cambiamento di mentalità. Nei settori collegati all’edilizia, l’importante era sempre stato avere un magazzino ben fornito per poter soddisfare immediatamente le richieste di lavoro (si giocava a “chi ce l’ha più grosso”; il magazzino, ovviamente). Ora, invece, si sta passando da “possesso” ad “utilizzo”, cioè da acquisto a noleggio. Questo cambiamento permette di utilizzare macchinari e sistemi sempre moderni e al passo con i tempi, ma soprattutto di utilizzare il materiale solo il necessario, senza il rischio di sprecare risorse.

Le crisi danno sempre l’opportunità di ripensare il proprio modello di gestione. Molte imprese nel settore dell’edilizia lo stanno facendo con successo, e ciò rende il mondo delle costruzioni un pozzo di opportunità da tenere d’occhio nel futuro prossimo. Trovo interessante la comparazione con l’agricoltura, che sta offrendo grandi sbocchi a chi ha idee e voglia di fare: in settori a bassa innovazione e scarse competenze manageriali, noi ragazzi abbiamo la strada spianata.