In questi anni stiamo assistendo ad una progressiva smaterializzazione degli oggetti. Pensate, ad esempio, alle tastiere o ai mouse, che stanno sparendo con l’avvento della tecnologia touch; oppure alla musica, che ora è contenuta in una piccola scheda di memoria o su un cloud online. Niente più vinili, cassette o CD. Con più o meno entusiasmo, ci siamo sempre adattati ai cambiamenti che la tecnologia ci propone.

Eppure, ora la smaterializzazione sta toccando un elemento che fa parte della vita dell’uomo da più di 2000 anni: il contante. È importante, quindi, cercare di capire se quello che si prospetta davanti a noi sia un mondo migliore oppure peggiore di quello in cui viviamo ora. Come ogni cosa, il contante e la carta di credito hanno i propri pro e contro.

Noi italiani conosciamo molto bene i lati negativi del contante. Quando Renzi ha portato il limite di spesa con denaro corrente da 990 a 3000€ – non l’avesse fatto! – i giornalisti non hanno perso l’occasione per spiegarci esaurientemente come il contante stimoli il nero e favorisca il malaffare. Le carte di credito, invece, garantiscono la massima tracciabilità delle transazioni. Questo aspetto, dal canto suo, porta ad una minore privacy: guardando i movimenti della carta, è possibile sapere tutti gli acquisti che ha portato a termine una persona (caffè, biancheria intima, sexy shop). Ad esempio, se siederete in un consiglio d’amministrazione sarà cosa piuttosto normale sapere i movimenti del vostro conto corrente. Del resto, sembra che la nostra società stia accettando livelli sempre minori di privacy in cambio di sicurezza e trasparenza. Google e Facebook sanno più cose su di noi di quante non ne sappiamo noi stessi.

Arriviamo al secondo punto; se non studiate economia, non fatevi spaventare dalle parole che seguiranno. Cercherò di essere il più chiaro possibile. Alcune banche centrali, dopo aver ripetutamente provato a stimolare l’economia stampando moneta (“creando nuovo denaro”), hanno deciso di entrare nel territorio, finora inesplorato, dei tassi d’interesse negativi. Sapete tutti che ricevete degli interessi quando depositate del denaro in banca. I giapponesi, gli svedesi e danesi, invece, PAGANO per lasciare i propri risparmi in un istituto di credito. Follia, direte voi. Ebbene, è un modo (intelligente? Nah; è più da disperati) per incentivare la gente a tenere più contanti. Intuitivamente, più contanti ci sono più “l’economia gira”. La liquidità olia gli ingranaggi del consumo, perché le transazioni diventano più immediate.

Tuttavia, c’è anche chi sta facendo la mossa contraria: in Norvegia, due grandi banche non emettono più contanti, e il mese scorso la Dnb, il principale istituto di credito norvegese, ha chiesto al governo di dichiarare il contante fuorilegge. I motivi sono molteplici: le banche hanno maggiore tracciabilità delle spese dei propri clienti e hanno potenzialmente maggiori entrare per le commissioni sulle transazioni; i governi controllano facilmente i movimenti di capitale e possono tassare più efficientemente. Per noi consumatori, i vantaggi sono meno evidenti. In realtà, diminuisce la privacy e aumenta il rischio di venire derubati da attacchi informatici.

C’è un’altra questione molto tecnica. Le banche commerciali hanno il potere di moltiplicare il denaro che arriva dalla banca centrale, con un meccanismo che non mi dilungo a spiegare. La formula è:

Offerta di moneta = Denaro della banca centrale/(c+θ(1-c))

Dove “c” è la proporzione di contante che circola sul totale di liquidità e “θ” è la percentuale di riserve di denaro che le banche devono tenere, per obbligo della banca centrale.

Dall’equazione potete vedere che se “c” diminuisce (cioè se circolano meno contanti) l’offerta di moneta cresce (tenete conto che θ è sempre molto piccolo, dell’ordine del 2% in Europa). Significa che la banca centrale deve “impegnarsi di meno” per raggiungere la stessa offerta di moneta. Ecco perché i poveri banchieri centrali, stremati dall’inefficacia dello stampare moneta (cioè aumentare il denaro della banca centrale), hanno iniziato a focalizzarsi sul denominatore invece che sul numeratore. Vedremo se questa politica funzionerà.

Devo dirlo, però: se il contante verrà abolito, sarà la dimostrazione che la finanza conta di più dei cittadini. O forse c’è qualcosa che mi sfugge. Non so, ma non vedo quali vantaggi diretti possa dare ai consumatori la smaterializzazione del denaro. Aiutatemi voi a trovare un senso, perché sono sicuro che ce ne sia uno!