Nel weekend si sono tenute le politiche in Austria. Il risultato non è stato di per sé una sorpresa, ma è pur sempre molto scoraggiante per un europeista e federalista come me: l’estrema destra ha vinto, staccando i secondi (i verdi) del 15%. E devo dire che il 36.7% non sono poi così lontani dalla maggioranza assoluta. Una magra consolazione me la dà il fatto che il secondo e decisivo ballottaggio sarà fra circa un mese, e quindi c’è ancora tempo per recuperare. Spero che gli elettori austriaci facciano quello che hanno fatto i francesi nel 2002, facendo rimontare Chirac di fronte alla minaccia di Jean-Marie Le Pen. Certo che vedere i verdi trionfare non mi rende un granché felice; se è vero quello che si dice (che sono come le angurie: verdi fuori e rossi dentro) non credo porteranno a qualcosa di buono. Tuttavia, sempre meglio loro di un politico che non prova alcuna vergogna nel dichiararsi xenofobo e che incita la gente a portare armi. Pian piano, il “modello Buonanno” sta invadendo l’Europa.

In ogni caso, mi sembra sia anche interessante sottolineare l’altra faccia della medaglia: i partiti tradizionali hanno ricevuto una sonora batosta, non riuscendo nemmeno a ricevere abbastanza voti per presentarsi al ballottaggio. È l’ennesimo segnale che la gente è stufa della vecchia politica, che spesso non riesce a dare risposte alle problematiche di oggi. Trump, Sanders, Le Pen, Grillo, Farage & Co. stanno mettendo a dura prova i vecchi partiti facendo leva sulle paure e sull’indignazione del popolo. Il buon vecchio Altiero (Spinelli) ci aveva visto lungo: ormai la battaglia politica si gioca sempre più sull’Europa, e la distinzione fra reazionari e progressisti diventa sempre più nazionalisti VS europeisti. Se la mia previsione è giusta (cioè che gli austriaci faranno muro per i verdi contro i nazionalisti) allora la teoria di Spinelli sarà un po’ più reale.

D’altro canto, il nostro continente sta vivendo un vero e proprio processo di “orbanizzazione”: sono sempre di più gli stati che costruiscono muri, seguendo l’esempio del Primo Ministro ungherese Orban. In risposta alle elezioni di domenica, anche l’Austria si è aggiunta al novero. Lunedì 11 aprile ha infatti “posato la prima pietra” di un muro che, entro fine maggio, dovrebbe sigillare il Brennero, porta d’accesso per noi italiani. Non so se cominciare da quanto sia sbagliato moralmente oppure economicamente. Diciamo che è piuttosto evidente che bloccare il flusso di persone è contro i valori che noi europei abbiamo deciso di manifestare con il Trattato di Schengen, e che bloccare profughi che bussano alla porta è alquanto triste. Tuttavia, non tutti sanno i danni economici che questo muro provocherebbe alla nostra economia (per ora mi riferisco a quella italiana, ma vale anche per quella austriaca e quella europea, in misura maggiore): il Brennero vale un interscambio di 140 miliardi di Euro, quasi il 10% del nostro PIL. È il nostro collegante verso il centro del continente, e in particolare per l’import/export con la Germania. Da solo, questo asse ha visto transitare 108 miliardi l’anno scorso, ed era uno dei pochi collegamenti che non ha registrato cali in questi ultimi anni. Anzi, vista l’importanza strategica e simbolica (dato che collega potenzialmente Vibo Valentia con Oslo), l’UE aveva dichiarato di voler potenziare l’arteria. E invece, tutto sbatte sugli austriaci. Voi direte: ma che diritto hanno loro di togliermi (o almeno limitarmi) tutto questo bengodi. Beh, nessuno, dico io. Semplicemente la crisi economica, i migranti alle porte, un debito che aumenta a vista d’occhio (cosa inedita per la teutonica Austria) hanno portato nervosismo nell’elettorato, favorendo il trionfo di un partito apertamente xenofobo, violento e nazionalista. Più il mio disagio cresce e più pretendo attenzioni, seppure ciò vada a discapito di altri. Se poi aggiungiamo che Hitler era viennese, mi viene da dire che gli austriaci hanno la memoria corta. NON intendo che si ripeteranno i disastri che ha fatto il Fuhrer in solo dieci anni di “governo”, se mai l’estrema destra vincesse. Tuttavia, la dialettica di questi uomini ricorda tristemente il passato.

Riassumendo, credo che le elezioni austriache siano il simbolo di un’Europa stanca e irascibile, che fatica a vedere la luce in fondo al tunnel. C’era una bella poesia di Leopardi, che recita più o meno così: “Sempre caro mi fu ques’ermo colle/ che da tanta parte il guardo esclude/…” Ecco, alcuni leader europei sembrano avere un colle all’orizzonte, che impedisce loro la vista sul paesaggio circostante (cioè la nostra povera Europa). La mancanza di politici lungimiranti non è però compensata dalla qualità dei cittadini, che sembrano arrendersi di fronte alle sfide che la globalizzazione ci lancia ogni giorno. E badate bene: democrazia e globalizzazione non sono affatto scontate! La storia ci lascia almeno due esempi di come gli europei le abbiano volontariamente abbandonate nel secolo scorso. Sto parlando della fine della globalizzazione e la nascita dei regimi a partire dagli Anni Venti; ma per questo aspettate un paio di post. Per ora, fidatevi di me: se tenete alla libertà di circolazione, ai valori europei e al libero scambio, è l’ora di muoversi. L’Europa non aspetta.