Marx ha affascinato milioni di giovani e ha influenzato le politiche di molti paesi. Sarà stato per il suo barbone, oppure per la sua capacità di sfidare lo status quo, o forse (più probabilmente) perché dava un sogno alla società. L’ideologia marxista ha permeato il secolo scorso, offrendo la base teorica per lo sviluppo del comunismo nell’Est del mondo. Troppo spesso, però, la gente non conosceva veramente le teorie di Carlo. Ancora oggi abbiamo opinioni piuttosto polarizzate su di lui: o lo si ama o lo si odia. Per fortuna, la prima categoria si sta assottigliando. Nel post voglio spiegare perché dico “per fortuna”; ossia, quali sono i punti che non funzionano nelle teorie del filosofo tedesco.

Partiamo dal generale e poi andiamo al particolare. Innanzitutto, Marx mette al centro di ogni cosa l’economia: società, religione, cultura ruotano attorno al denaro. Mi sembra abbastanza ovvio che in realtà l’economia vive in funzione della società, cioè che lavoriamo per far stare meglio noi stessi e chi ci circonda (la società). Inoltre, è l’economia che fa parte della cultura, e non viceversa, come pretendeva Marx. Insomma, non si può certo dire che il mondo si basi sull’economia, quanto piuttosto sull’uomo.

E qui arriviamo al secondo punto: Marx voleva accentuare i contrasti nelle viscere della società, proponendo una filosofia violenta. Siccome il mondo gira grazie ai soldi (e non all’uomo), è necessario spezzare il meccanismo di asservimento di una specifica classe sociale. Tentava di polarizzare ulteriormente la società, creando gli “amici” e i “nemici”. Altra violenza si ritrova nella rivoluzione proletaria, che secondo il filosofo non doveva essere pacifica. Più sangue veniva versato e più i capitalisti avrebbero capito il messaggio. Anche qui, mi sembra che Marx non trasmetta un messaggio positivo. Non so voi, ma io non insegnerei a mio figlio che deve fare la rivoluzione proletaria 😉

La tesi fondamentale de “Il Capitale” è che il capitalismo non può essere riformato, ma soltanto distrutto (altro meccanismo che fomentava la violenza). In realtà, la storia ci ha insegnato che il capitalismo è il metodo di produzione più flessibile e agile che abbiamo mai conosciuto. Le leggi del mercato, più o meno regolato che sia, permettono sempre di trovare un equilibrio fra produzione e domanda. Invece di vedere il crollo del capitalismo, ne stiamo osservando il trionfo. Qui si aprirebbe un’altra finestra sulla legittimità del capitalismo sfrenato, ma ci sarà un’altra occasione.

Invece, passo alla seconda critica al “Capitale”. Una sua seconda tesi è che la condizione dei lavoratori non potrà che peggiorare, a causa della competizione della massa di proletari disoccupati che si offriranno al capitalista, ma anche per la crescente alienazione con il progresso tecnologico delle macchine. Purtroppo per Marx, però, nulla di tutto questo si è avverato. Egli credeva che gli imprenditori fossero schiavi del meccanismo capitalista (li considerava delle vere e proprie vittime); perciò non avrebbero potuto evitare il crollo del sistema. E invece, sorpresa sorpresa, i capitalisti hanno capito che c’era bisogno di aumentare i salari e migliorare le condizioni di lavoro dei propri operai. Se non l’hanno capito loro, lo Stato ha messo una pezza. In più, il progresso tecnologico ha diminuito l’alienazione, invece che aumentarla. Prendiamo una fabbrica italiana di oggi: gli operai gestiscono macchinari che richiedono sempre maggiore specializzazione, e ogni uomo è sempre meno sostituibile. Licenziare un operaio ed assumerne un altro ad uno stipendio più basso comporta dei costi di inserimento troppo alti per molte imprese. Conviene puntare su ciò che già si ha.

Sempre nell’ottica della polarizzazione sociale con il fine di provocare violenza, Marx scriveva che il popolo è diviso in due classi: proletari e capitalisti. Si dimenticava di tutto ciò che stava in mezzo, come i commercianti o i piccoli artigiani (o i dipendenti pubblici, anche se a metà Ottocento non erano molti in Europa). Questa semplificazione porta molte delle sopracitate teorie ad essere sbagliate. Tutte le classi sociali che stavano in mezzo a proletari e capitalisti hanno avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo della società contemporanea, e far finta che non esistano non è stata una mossa azzeccata.

Sarà quindi un caso che le rivoluzioni comuniste siano avvenute in paesi agricoli invece che in quelli industrializzati? I contadini hanno preso in mano i forconi, mentre i proletari hanno visto migliorare la propria condizione in modo esponenziale, nonostante fossero ancora inseriti nel sistema capitalista. Non abbiamo mai visto una rivoluzione proletaria, ma abbiamo assistito a molte rivoluzioni capitaliste. No, Marx non ne aveva azzeccata nemmeno una. Eppure esercita ancora un fascino impressionante su una parte della popolazione. Non riesco a spiegarmelo razionalmente, visto che le sue teorie sono state smontate una ad una dalla storia: niente caduta tendenziale del saggio di profitto, niente capitalista che mangia capitalista, niente rivoluzione. Solo aria fritta e tanta, tanta violenza.

Concludo dunque con un appello: siate tutti keynesiani, nel profondo del vostro cuore! Maynard amava il capitalismo, ma ammetteva che c’è il rischio di pericolose distorsioni del sistema. Il capitalismo cadrà se e soltanto se la società lo riterrà “cattivo” (perché, di nuovo, il mondo gira grazie all’uomo, non all’economia). Ci sono situazioni che mi fanno un certo ribrezzo: titoli che perdono il 25% in 30 secondi a Wall Street a causa di informazioni sbagliate (Twitter), multinazionali che non pagano le tasse dove creano un servizio (Apple, Google, Uber, …), aree che vengono completamente rivoltate per produrre denaro (il distretto di Amuru, in Uganda, con la canna da zucchero, che non è una pianta autoctona), eccetera. Proteggiamoci dal capitalismo marcio, e tutto il mondo ne guadagnerà; facciamolo prosperare, e non potremo più essere certi delle fondamenta della nostra società.

CONSIGLI DI LETTURA: leggete Marx! No dai, scherzo. Piuttosto, se vi interessa un’analisi completa e aggiornata del fenomeno delle disuguaglianze economiche provocate dal capitalismo, leggete “Il Capitale nel XXI secolo” di Thomas Piketty, che ho già consigliato a più riprese. Marx è noioso e ormai inattuale; leggetelo solo se vi interessa scoprire in prima persona cosa pensava del capitalismo. Invece, vi super-consiglio di leggere Popper, che, da grande teorico del liberalismo, critica Marx. Un mio amico mi ha regalato “La lezione di questo secolo”, una snella intervista tenuta da Giancarlo Bosetti (50 pagine + due brevissimi saggi che la completano) in cui il filosofo parla dei pregi e dei difetti della nostra società. Davvero interessante, e lo si finisce in due sere.