Viviamo in tempi poco tranquilli, e di grandi cambiamenti. L’insicurezza che ne deriva porta a favorire l’ascesa di politici “anticonformisti”, per dirlo politically correct. Sono uomini e donne che vogliono scardinare lo status quo, perché non si riconoscono più nella società in cui vivono o, al contrario, perché vedono dei grossi difetti nello Stato e nei rapporti internazionali. Così, leggi e provvedimenti che erano diventati prassi per noi cittadini vengono rimessi in discussione; totem e tabù vengono posti al centro del dibattito pubblico, anche causando indignazione in alcune persone. Io, ad esempio, non mi posso spiegare come si possa rinunciare alla libertà di circolazione nell’Unione Europea, oppure come si possa anche solo dire di chiudere le frontiere ai musulmani (turisti, migranti o lavoratori che siano). Già, Mr. Donald Trump l’ha sparata così grossa. Dev’essere un tipo simpatico, tutto sommato. Burbero, forse, ma simpatico: nelle sue interviste, dice di sapere di dire cose “probably not politically correct”, ma poi “I don’t care”. Insomma, sulla stregua di Salvini, ha capito che più grossa la spari più spazio troverai sui media, indipendentemente dalla qualità della sparata. E bisogna ammettere che ha imparato bene e in fretta, perché la minaccia ai musulmani ha occupato per ben due serate il buon Cruciani a “La Zanzara”.

Per spiegare l’ascesa di Trump non basta l’ “ansia da terrorismo”: negli Stati Uniti ci sono problemi con il crescente costo della Sanità (che già non partiva basso, per usare un eufemismo), con il salario medio che non lievita, con i recenti episodi di intolleranza razziale. Come se non bastasse, sta rivoluzionando la retorica dei politici: non gli interessa nulla di quello che i suoi avversari dicono di lui o delle sue idee, né tantomeno ci tiene ad essere dipinto come il politico corretto e riverente. Questa strafottenza sembra essere la qualità che i suoi elettori preferiscono in lui, a giudicare dalle interviste rilasciate durante le campagne di Trump. Se lui dice che il suo sesto senso gli suggerisce di costruire un muro di 2000 miglia al confine con il Messico e di deportare 11 milioni di persone fuori dagli Stati Uniti (sì, ha detto pure questo), i suoi elettori si fideranno del suo fiuto. Non importa se condivide notizie false su Twitter (l’81% degli omicidi di bianchi è commesso dai neri, mentre è il contrario: l’82% degli omicidi dei bianchi sono stati commessi da bianchi); l’importante è che lui sia Mr. Trump, che ha già dimostrato quanto vale al mondo.

Ma non sono queste bagatelle a farmi preoccupare. Piuttosto, ho due principali motivi:

1) I suoi sostenitori non sono proprio tranquilli: ci sono stati almeno due episodi di pestaggi di persone che protestavano durante i suoi discorsi pubblici. Mercutio Southall, un attivista per i diritti dei neri, è stato buttato a terra a forza di botte e ha ricevuto degli sputi; a Miami, degli attivisti pro-immigrazione hanno ricevuto calci e pugni dalla folla, che li ha buttati fuori dalla sala. E Trump non sembra interessarsi molto di ciò che accade finché parla.

2) Trump è saldamente in testa fra le preferenze dei Repubblicani, con il 30% dei voti; se dovesse vincere, si troverebbe ad affrontare la Clinton o Sanders (con ogni probabilità la prima), che io vedo svantaggiati perché ormai gli americani sono stufi dei Democratici. A questo punto, la vittoria di Trump sarebbe veramente vicina. Ma voi ve li vedete gli Stati Uniti governati da Trump? Io non ci riesco. Mi sembra di rivedere un bambinone, un po’ come Kim Jong-Un; spero di sbagliarmi.

Mi immagino gli Stati Uniti a guida repubblicana? Sì, perché no! Me li immagino guidati da Trump? Direi di no. Proprio non ci riesco. Eppure, ha qualcosa di magnetico: il TIME gli ha dedicato una copertina e lo ha eletto terza persona dell’anno; le preferenze di voto per lui sono aumentate dal 4% al 30% nel giro di sei mesi, e alle primarie i sondaggi si sono rivelati corretti: Trump ha vinto in Nevada, New Hampshire e South Carolina (3 su 4); conquista gli elettori di tutte le età, le donne, persone con diversi livelli di istruzione e persino le minoranze: sembra che anche molti latinos abbiano votato per lui; i suoi sostenitori approvano in toto le sue politiche. Anche l’embargo verso i paesi islamici del Medio Oriente; anche lo sbarramento all’entrata dei musulmani; anche la deportazione di 11 milioni di persone (criminali o presunti tali) fuori dagli Stati Uniti. Mi sembra di scrivere di un’altra epoca storica. Ancora una volta, spero di sbagliarmi.