Ante Scriptum: nel leggere questo articolo troverete molti termini che potrebbero risultare ostici, come “big data” o “cloud computing”. Siccome ognuno ha il diritto/dovere di comprendere ciò che scrivo una volta che si è cimentato con l’articolo, ho creato una sorta di glossario a fondo pagina, in modo che si possa consultare il significato di ogni concetto sconosciuto. Buona lettura!

 L’industria è un mondo che mi attrae molto: hai molte variabili su cui puoi agire per migliorare la performance dell’azienda, come la manodopera, i fornitori, i clienti, il prodotto finale e i materiali utilizzati, i metodi di produzione (fra cui il Lean Thinking, di cui ho parlato in un post precedente) e l’innovazione. Proprio su quest’ultimo aspetto intendo soffermarmi oggi.

Se Obama ha puntato sull’industria per uscire dalla crisi del 2008, un motivo ci sarà. Come ha detto a più riprese il presidente americano, siamo nel bel mezzo di una quarta rivoluzione industriale: dopo il vapore, il nastro trasportatore e le macchine a controllo logico, stavolta sono i robot e la digitalizzazione che segnano la svolta. Sempre più imprese investono nei quattro cardini che sostengono questa innovazione: automazione (stampanti 3D, robot, droni), dati digitali (Big Data, Internet of Things, previsione della manutenzione e della domanda), accesso a clienti digitali (attraverso social media, applicazioni ed e-commerce) e infine connettività (cloud computing, manutenzione a distanza, banda larga). Nell’industria 4.0 ciò che viaggia non sono i prodotti, ma i dati e la conoscenza: i quattro cardini permettono all’industria di produrre solo dove e nel momento in cui c’è domanda, seguendo la logica del “just in time”. Mentre nell’industria classica uno dei più grandi problemi del management è la gestione del magazzino, in questa industria il magazzino non esiste più! Il consumatore, da parte sua, diventerà sempre di più un consum-attore, avendo la possibilità di personalizzare i propri acquisti. Si sa: è il cliente che comanda. Perciò perché non rimanere in costante contatto con lui? Questo è il ragionamento che sta dietro a questo modello. L’azienda, da parte sua, non può che approfittare di una condizione così favorevole, perché è certa di non sovra o sottoprodurre. Riducendo lo spreco, l’ambiente non può che tirare un sospiro di sollievo: finalmente un modello di industria veramente sostenibile!

Concretamente, questa rivoluzione industriale renderà flessibile la fase di realizzazione del prodotto, che è probabilmente il cuore della fabbrica. In altre parole, grazie alla continua analisi dei Big Data e ai costanti feedback dal mercato, la realizzazione passerà da statica a flusso. Ad esempio, vestiti e cover per cellulari potranno essere modificati anche all’interno di uno stesso lotto produttivo, nel caso che il mercato lo richieda. In casi come quelli di Zara e H&M (piuttosto che Nike, che già offre l’opzione di personalizzazione delle proprie scarpe) si passerebbe dalla creazione di collezioni sempre più frammentate e diversificate alla produzione su misura, orchestrata dagli utenti. Finalmente, rompiamo la standardizzazione di massa.

Peraltro, nel grande libro della nuova industria il capitolo “Italia” è decisamente interessante. Nel nostro paese il settore secondario ha sempre giocato un ruolo importantissimo, grazie alle migliaia di artigiani che costituiscono il nostro tipico tessuto imprenditoriale. In questo panorama, l’innovazione deve coniugarsi con il saper fare, la tradizione e il gusto tutto italiano, che ci danno un vantaggio competitivo non da poco sui nostri concorrenti esteri. A proposito, come avrete già notato l’industria 4.0 è globale; un presupposto fondamentale per cavalcare l’onda del cambiamento è possedere un sito e-commerce. Se dovessimo farci travolgere dall’onda (o rifiutarci di cavalcarla), i danni potenziali alle nostre imprese sarebbe di 605 miliardi di euro, secondo uno studio Roland Berger. Motivo in più per cui è giunta l’ora che noi italiani ci facciamo sentire in tutto il mondo. Anche perché quando lo facciamo abbiamo ottimi risultati: ad esempio, la Barausse, importante ditta vicentina che produce principalmente porte, ha avuto risultati invidiabili durante tutta la crisi grazie al fatto che esporta per il 90% del suo fatturato. Grazie ai social media, altre due aziende vicentine hanno scoperto di avere un posizionamento in mercati che pensavano irraggiungibili: Gas ha capito di avere una fetta rilevante nel competitivissimo mercato mondiale del jeans, mentre Loison ha iniziato ad esportare i propri panettoni artigianali nei cinque continenti. E vi garantisco che sono buoni!!!

Immaginiamo un mondo in cui ognuno avesse una propria stampante 3D a casa, e che questa stampante fosse capace di riprodurre qualsiasi cosa inorganica si voglia. Scaricando un semplice file dal sito e-commerce dell’azienda che produce ciò a cui siamo interessati potremo stamparci il nostro prodotto. Zero impatto ambientale per spese di trasporto e zero tempo perso in cerca di vestiti o scarpe. Puoi farti quelli dei tuoi sogni direttamente da casa. È la fine delle catene di montaggio dedicate, degli impianti dedicati a pochi prodotti e dei tempi di conversione che possono richiedere mesi. Tutto è snello, veloce, al passo coi tempi e rispondente alle richieste dei consumatori. L’industria, da pesante, sporca e polverosa, diventa leggera, innovativa e pulita. Meglio di così davvero non possiamo chiedere!

CONSIGLI DI LETTURA: questo gennaio è uscito un numero di Nova, abbinato al Sole24Ore, che parla di ogni aspetto dell’industria 4.0 in modo molto dettagliato e chiaro. Con un po’ di fortuna lo troverete in biblioteca, oppure chiedendo al sottoscritto. Se proprio non riusciste a trovarlo, vi consiglierei qualche lettura sul Made in Italy; ad esempio, “Futuro artigiano” di Stefano Micelli, professore di Economia alla Ca’ Foscari e grande esperto in materia di settore secondario.

GLOSSARIO:

Stampanti 3D: con le stesse dimensioni di una fotocopiatrice, queste stampanti possono creare facilmente e velocemente oggetti tridimensionali, specialmente modelli, di vari formati, dai più semplici ai più complessi, anche a colori. Sono gestite da un normale computer che usa uno speciale software di modellazione 3D. Fra le varie tecniche di stampa, cito il laser e la modellazione a deposizione fusa,

Big Data: raccolta di dati così estesa in termini di volume, velocità e varietà da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per l’estrazione di valore. Potrebbe essere necessario che migliaia di server lavorino parallelamente per ottenere un risultato.

Internet of Things (“internet delle cose”): è l’estensione di Internet al mondo reale. Cominciamo a vedere molte applicazioni nella domotica; ad esempio, sensori che regolano l’intensità delle lampadine in base alla luce esterna, oppure stendini collegati alle stazioni meteo che si chiudono se inizia a piovere (Stenduino).

Social media: Facebook, Twitter e ogni sito Internet in cui si possa condividere e vedere materiale di carattere sociale, e costruirsi una propria comunità virtuale.

E-commerce: sito internet in cui un’organizzazione commercia i propri prodotti, spesso provvedendo alla spedizione.

Cloud computing: sostanzialmente si crea una “nuvola informatica” che garantisce di poter usufruire in remoto di un determinato servizio/programma/app installato su un provider anche molto distante geograficamente.

Just in time: metodo di produzione tipico del Lean Thinking, che consiste nel produrre qualcosa solo nel momento in cui si riceve l’ordine (o quando si ha una buona certezza che l’affare venga concluso). In questo modo si produce la giusta quantità, si evitano gli sprechi e si è sicuri di soddisfare le esigenze del mercato.